Ucraina, giornalista Zerkalo Nedeli: "1.493 civili uccisi in regione Kiev, è solo punta iceberg"

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(Adnkronos) - Nella regione di Kiev dal 24 febbraio sono morti a causa della guerra 1.493 civili, 577 dei quali a Bucha. Nella città a nord-ovest della capitale ucraina, teatro del noto massacro, sono morte 19 delle 166 donne uccise nell'intera regione dall'inizio del conflitto. Tra le vittime ci sono anche 42 bambini. Sono gli ultimi dati (aggiornati al 19 aprile) sui crimini di guerra compiuti dall'esercito russo durante l'occupazione, che il giornale online ucraino Zerkalo Nedeli ha ottenuto da fonti giudiziarie e pubblicato.

"Subito dopo la liberazione, in tutte le città della regione sono iniziate le inchieste, condotte da polizia e servizio di sicurezza, sotto il coordinamento della Procura. Quando viene ritrovato un corpo, gli agenti lo mandano al coroner per verificare la causa di morte: dalle sessanta autopsie che sono state fatte in un solo giorno, è emerso che 39 persone sono morte per un colpo di arma da sparo. Le restanti 21 a causa di mine o schegge", spiega all'Adnkronos Inna Vedernikova, giornalista di Zerkalo Nedeli. Nata in Siberia e cresciuta in Donbass, nel 2008 Vedernikova si è trasferita a Bucha, dove ha vissuto fino a un mese prima dell'invasione russa. A causa della guerra, adesso si trova a Varsavia, dove è fuggita insieme ai genitori anziani e al figlio piccolo, ma anche dalla Polonia sta seguendo l'andamento delle inchieste su quanto avvenuto nella città in cui ha vissuto per 14 anni.

"Conoscendo il numero di vittime che ci sono state a Bucha e leggendo quanto viene dichiarato dai media russi e dallo stesso Putin, da un punto di vista politico lo definirei 'genocidio'; ma da un punto di vista giuridico, per poterlo chiamare così, bisogna raccogliere prove e condurre un'inchiesta", sottolinea la giornalista, che anche dalle colonne del suo giornale raccomanda di avere pazienza, mentre proseguono le indagini sul massacro. "Passato lo choc per gli omicidi di massa - spiega - ora si parla delle vittime: si scoprono i loro nomi, si parla con i testimoni e si ricostruiscono le circostanze e le cause della loro morte. È un lavoro lungo, che richiede tempo e dedizione".

Duecento cadaveri non sono ancora stati riconosciuti e duecento sono anche le denunce di persone scomparse nella regione di Kiev. "Ma sappiamo benissimo che questi non sono i numeri effettivi, perché molti sono andati all'estero o qualcuno ancora non ha sporto denuncia", sottolinea Vedernikova, convinta che quello che "è stato già scoperto e che si sta ancora scoprendo nella regione di Kiev sia solo la punta dell'iceberg, perché noi non sappiamo effettivamente cosa stia succedendo a Mariupol e quante vittime ci siano. Si parla di 20mila, ma non lo sappiamo di preciso. Allo stesso modo non conosciamo il numero reale di morti a Kharkiv e a Chernihiv e non sappiamo cosa stia accadendo nei territori ancora occupati, dove ci vengono confermate sparizioni di massa delle persone che si oppongono all'occupazione. Sotto le macerie, poi, ci sono persone che non sono ancora state trovate. Questa sarà la seconda ondata e l'iceberg di cui dovremo occuparci".

Uno scenario in cui l'onorificenza assegnata da Vladimir Putin "per l'eroismo, la perseveranza e il coraggio" alla 64esima brigata di fucilieri motorizzati, quella che era di stanza a Bucha, suona come "un segnale forte dell'altissimo livello di cinismo e la conferma - che dovrebbero capire tutti - che Putin non sta giocando, fa sul serio: per la Russia non è accettabile un'Ucraina che sceglie indipendentemente la propria strada. Forse ci vogliono semplicemente uccidere o forse ci vogliono rendere schiavi, una parola impossibile da pronunciare nel XXI secolo, ma se guardiamo allo stato della società in Russia è chiaro con quale significato la uso", conclude la redattrice di Zerkalo Nedeli.

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