Ucraina, Guriev: "Putin è solo, quando cadrà in Russia il sistema cambierà"

(Adnkronos) - Vladimir Putin è solo al comando. Quando cadrà, il sistema in Russia non potrà che essere diverso, e non si può escludere l'avvio di un processo di democratizzazione. "Chiunque lo sostituirà, non sarà come lui e non adotterà politiche come le sue. Non siamo in grado di anticipare quello che accadrà, se non che il regime cambierà", spiega in una intervista all'Adnkronos Sergei Guriev, economista, studioso di regimi non democratici (è autore del saggio appena pubblicato "Spin Dictators. The Changing Face of Tyranny in the 21st Century"), citando, fra i diversi esempi di transizione, la direzione collegiale formata in Unione sovietica dopo la morte di Stalin e il passaggio morbido alla democrazia avvenuto in Armenia del 2018.

"Un regime è definito da una serie di regole del gioco. Il regime di Putin è personalistico, è una dittatura personalistica. E' lui il leader e sceglie lui le politiche. Non c'è nessuno di paragonabile a lui perché non ha voluto intorno alcun possibile successore. Per questo, non ci sarà continuità dopo di lui. Sarà possibile una direzione collegiale, una giunta militare o una giunta militare e civile", aggiunge l'economista che ieri è intervenuto al Festival internazionale dell'economia di Torino.

Il problema è che "nessuna delle persone che fanno ora parte dell'élite ha legittimità con gli elettori, legittimità che Putin invece continua ad avere. Ha presieduto il Paese durante un decennio di veloce crescita economica, sono in molti in Russia a continuare a rispettarlo, mentre né i suoi generali né i suoi ministri sono rispettati, considerati invece corrotti e incompetenti. Nessuno di loro può dire, 'sono come Putin'", precisa Guriev, che nel 2013 aveva lasciato la Russia per trasferirsi a Parigi, dove ha una cattedra a Science Po, dopo essere stato un pensatore di riferimento della politica economica di Dmitry Medvedev, quando l'allora Presidente si diceva favorevole alla modernizzazione e a una maggiore integrazione con l'Europa. (segue)

'se queste sanzioni fossero state introdotte nel 2014, questa guerra non ci sarebbe stata'

"Anche una giunta militare potrebbe convocare nuove elezioni e liberare i prigionieri politici, consentire l'arrivo di persone nuove. Riaprire il Paese a una situazione come quella del 2020, o del 2012. Le dittature basate sulla manipolazione (spin dictatorship richiama il termine spin doctor) a volte fanno marcia indietro - come è avvenuto in Venezuela con il passaggio da Chavez a Maduro, o nella stessa Russia di Putin, un regime passato da dittatura della manipolazione a una dittatura della paura - ma possono anche democratizzarsi, come è avvenuto in Armenia con il passaggio dei poteri a Nikol Pashynian. Non c'è nulla di garantito. D'altronde, tutti i Paesi che ora sono democrazie, sono stati monarchia, fascismi vari".

Come facilitare la transizione? "Se lo chiedi a Navalny, il suggerimento è che l'Occidente faccia rispettare le proprie leggi, vale a dire, contrasti il denaro corrotto che arriva dalla Russia. Se le sanzioni di oggi fossero state introdotte nel 2014, la guerra nel 2022 non sarebbe accaduta", sottolinea Guriev, che a Mosca era rettore della Nuova scuola di economia, precisando che le misure restrittive introdotte dopo l'annessione della Crimea e l'intervento nel Donbass erano deboli.

Pensando al passato, e al futuro, alla transizione politica che senz'altro, secondo Guriev in Russia ci sarà, vale a dire, alla "prossima volta che la Russia avrà una opportunità, l'Occidente dovrà sostenere un governo onesto perché i governi corrotti cadono e le riforme sono ostacolate se la gente pensa che i riformatori operano per se stessi e non per la società nel suo insieme", aggiunge pensando, pur essendo di "un argomento molto doloroso di cui parlare" ai due diversi comportamenti avuti con la Germania, dopo la prima guerra mondiale e nel 1945. Versaillles e il Piano Marshall. "Queste saranno le sfide per l'Occidente la prossima volta". (segue)

'nessuno degli esponenti liberali rimasti nel sistema si sono espressi in favore della guerra'

"Negli anni Novanta, sono stati inviati allora a Mosca prestiti, molti finanziamenti, ma non abbastanza da consentire una transizione meno dolorosa o una piena integrazione. E questo ha aperto la strada a Putin. L'Occidente non avrebbe dovuto chiudere gli occhi di fronte alla corruzione in Russia negli anni Novanta". "Anche se è importante sottolineare che si parla di possibili errori dell'Occidente, non di responsabilità. Un errore è molto diverso da un crimine. Quello che sta accadendo ora è un crimine commesso dal regime di Putin nel 2014 e nel 2022 in cui l'Occidente non ha alcuna responsabilità".

Come giudica la trasformazione di personalità come Medevedev e Sergei Lavrov in queste ultime settimane? "Lavrov è un caso a parte. In Russia i diplomatici devono esprimere il pensiero e la posizione del Presidente. E' la tradizione della diplomazia in Russia, con cui non concordo, ma è così che ha sempre funzionato. Per Medvedev, non sono in grado di dire se era sincero quando era Presidente e si comportava da modernizzatore o se lo è adesso. Prima il Paese era una dittatura della manipolazione, ora è una dittatura basata sulla paura. E' una dittatura molto più repressiva. Forse l'ex Presidente e Premier, ora vice Presidente del Consiglio di sicurezza nazionale pensa che parlare in questo modo lo mette al sicuro. Ma non è una cosa importante di cui parlare".

Lo è invece notare che nessuno degli esponenti liberali rimasti nel sistema, dal direttore della Corte dei conti Aleksei Kudrin, all'economista German Gref, alla governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, si è espresso in favore della guerra. Anatoly Chubais ha lasciato la Russia, e Arkady Dvorkovich, si è espresso contro la guerra, ma non è più parte del sistema e ha firmato un appello contro la guerra a nome della Federazione internazionale degli scacchi che presiede. Nel complesso, è pericoloso essere in Russia ed esprimersi contro la guerra. Gli esponenti liberali rimangono in silenzio, ma almeno non parlano in favore della guerra", sottolinea Guriev. "Io parlo con alcuni di loro, gli incoraggio a lasciare il Paese o a parlare contro la guerra, anche se fino a ora non è accaduto", aggiunge, sottolineando di non aver mai considerato liberale, neanche dieci anni fa, chi si esprime in favore della guerra adesso. (segue)

Quello che conta, è che questa guerra non sarà breve e vittoriosa, come era convinto che lo sarebbe stata Putin. Come Mosca nel 1904 pensava che sarebbe stata la guerra russo giapponese, che invece aprì la strada alla Rivoluzione.

"Come studioso di regimi non democratici, so che a volte i dittatori sono male informati, sovrastimano i loro poteri, sottostimano i loro oppositori, i loro consiglieri dicono loro quello che vogliono sentirsi dire. Continuo a pensare che questa guerra sia stata il frutto di un grave errore di calcolo da parte di Putin, che accorcerà la sua vita politica, la durata del suo regime. Sono molti i regimi non democratici che finiscono a causa di errori inspiegabili", conclude Guriev, che con lo scrittore Boris Akunin e il danzatore Mikhail Baryshnikov ha dato vita, subito dopo l'inizio della guerra, all'associazione "Russia vera" per la raccolta di fondi in sostegno dei profughi ucraini, una organizzazione che ora ha esteso le sue attività, anche per coordinare i russi contro la guerra all'estero e le iniziative che promuovono.

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