Ucraina, il Cremlino alla ricerca di una nuova identità recupera Dugin

(Adnkronos) - Il Cremlino è alla ricerca di una nuova identità nel momento di maggiore difficoltà dell''operazione militare speciale' che Mosca ha intrapreso lo scorso febbraio contro l'Ucraina. E come è già avvenuto in passato, per esempio dopo il 2010, si rivolge a pensatori ultraconservatori, magari noti all'estero, come Aleksandr Dugin, ma marginali in Russia. Sono gli unici in grado di fornire un "progetto chiaro e coerente apprezzabile da Putin" e soprattutto sono fra i pochi pensatori rimasti in Russia.

La loro influenza è evidente nel discorso pubblico, privato da ogni residuo di pragmatismo, dominato da termini come "guerra santa contro l'Occidente" e "scontro finale e apocalittico fra Rus ortodossa contro l'Anticristo", declinati in vario modo di recente da Ramzan Kadyrov e Dmitry Medvedev e anche, quando si tratta dell'Occidente satana, da Vladimir Putin.

Esponenti dell'amministrazione presidenziale fra cui il vice capo di gabinetto, l'ex tecnocrate, Sergei Kiriyenko, il direttore del dipartimento per il Consiglio di Stato Aleksandr Kharichev e il responsabile del direttorato per gli affari sociali, Sergei Novikov, ricevono e si consultano con Aleksandr Dugin, Aleksandr Prokhanov, Vardan Bagdasaryev, e Konstantin Malofeyev, rende noto il sito di notizie indipendente Meduza citando diverse fonti bene informate.

Questi incontri contribuiscono a generare i contenuti programmatici dell'ideologia ufficiale e anche a definire i punti di discussione che poi finiscono nei discorsi, nei tweet, di tutto l'apparato da Putin in giù.

Dugin - la cui figlia Darya è stata uccisa in un attentato lo scorso agosto- è un filosofo euroasista e ideologo del "Russkyi Mir", l'idea di un mondo russo che unisce i russi oltre le frontiere e quindi di un universo purificato da ogni idea proveniente dall'Occidente collettivo e minaccioso.

Prokhanov, direttore del settimanale Zavtra, propone una ideologia imperiale e l'idea dell'"ortodossia atomica", vale a dire un modello di organizzazione statale che combina elementi dello stalinismo e della Russia ortodossa, patriarcale pre rivoluzionaria.

Lo storico Bagdasaryan è forse meno il meno conosciuto di loro. Ha scritto per Zavtra e co firmato libri con l'ex presidente delle ferrovie russe, l'ultraconservatore Vladimir Yakunin. Scrive spesso dello scontro di civiltà in atto e definisce il Donbass come "la frontiera della civiltà russa". Il Donbass non è solo il trampolino di lancio della liberazione dell'Ucraina dal nazismo" è anche una piattaforma per la riconquista della stessa civiltà russa.

E' il Donbass che produce l'ideologia russa, non con la teoria ma con il sangue e la morte, ha scritto. Solo una ideologia resa sacra dal sangue degli eroi può avere, a suo giudizio, prospettiva storica. Il Donbass è stato la culla per una nuova gioventù, diversa dagli studenti postmoderni di Mosca. Prima o poi torneranno alla vita civile e i giovani di Mosca non avranno tempi facili.

Anche Konstantin Malofeyev è noto all'estero. Oligarca ultraconservatore, fondatore ed editore dell'emittente Tv Tsargrad, che ha fondato con l'aiuto dell'ex direttore di Fox news Jack Hanick, per cui lavora Dugin e per cui lavorava Dugina. I suoi rapporti con il Cremlino non sono stati facili in passato, in particolare quando ha cercato di scalare, nel 2019, il Partito Russia giusta.

Il responsabile del dossier Ucraina al Cremlino Kiriyenko, che ha iniziato a parlare il mese scorso della vittoria se la guerra fosse stata davvero popolare, è intervenuto negli stessi giorni all'Assemblea mondiale del popolo russo, una organizzazione cristiano ortodossa guidata dal Patriarca Kirill e da Malofeyev che ne è il numero due.

Dugin e Prokhanov hanno avuto accesso al Cremlino in modo incostante. Poco prima del 2010, erano ascoltati dall'"eminenza grigia" Vladislav Surkov. Poi basta. Erano tornati a essere marginali. Ma ora non è più così. "In questi giorni, il vocabolario di Dugin arriva direttamente sulle labbra di Putin", ha spiegato una fonte a Meduza, precisando che se in precedenza il Presidente non avesse praticamente mai sentito parlare di lui, tutto è cambiato.

Dopo l'assassinio Putin si è "fortemente interessato in Dugin". Gli ha inviato un telegramma di condoglianze e ha incoraggiato contratti dell'amministrazione con il filosofo. Un mese dopo l'uccisione di Dugina, Putin ha usato uno dei leader preferiti dal padre, l'egemonia anglo sassone in Occidente, quindi americane e britannica.

Dugin, 60 anni, il cui padre lavorava per il Gru prima di essere trasferito alle dogane dopo l'arresto del figlio nel 1983, ha poi studiato all'Accademia dell'aviazione civile. Per alcuni anni ha giocato al beatnik ribelle. Ma dopo il crollo dell'Urss aveva insegnato, grazie a Prokhanov, all'Accademia dello stato maggiore che si sviluppò nei primi anni Novanta come un bastione contro il governo di Boris Eltsin e dei suoi riformatori liberali, in favore di un sincretismo fra nazionalismo e sovietismo. Dalle sue lezioni trasse il saggio "Fondamenti di geopolitica", pubblicato nel 1997, ancora in uso ora nelle diverse accademie militari, in cui si invoca il ritorno dell'Urss, l'Eurasia. Un libro che, come ha detto Dugin, è stato "un software open source" che tutti hanno potuto copiare.

La sua ideologia ha virato verso toni ancora più estremisti. Poche ore fa, in televisione, il filosofo che da giovane non nascondeva le sue simpatie per il nazismo, ha detto di trovarsi d'accordo con le parole di Kadyrov sulla guerra santa contro l'Occidente. Il Paese è impegnato, ha detto, "in un battaglia ortodossa, finale, apocalittica ed escatologica: la Rus ortodossa contro l'anticristo. Questo è l'obiettivo dell'operazione militare speciale".