Ucraina, il racconto dei soccorritori: "A Kremenchuk l'inferno"

(Adnkronos) - "Il 75% dell'area del centro commerciale di Kremenchuk è stata ispezionata". Lo fa sapere all'Adnkronos Svitlana Rybalko, addetta stampa del Servizio statale per le emergenze dell'Ucraina (Ses) della regione ucraina di Poltava. "Nei primi due giorni - riferisce - sul posto lavoravano circa 1.000 persone, tra soccorritori, vigili del fuoco, servizi comunali, polizia e moltissimi volontari. Adesso sono rimaste 200 persone: sono le nostre squadre, che ora stanno lavorando proprio nell'epicentro dell'esplosione, dove purtroppo trovano sempre meno corpi o resti delle vittime".

Diciotto quelle confermate per il momento, una delle quali morta in ospedale. Per quanto riguarda i dispersi, "la polizia parla di 44 persone, ma non sono dati definitivi. Stanno parlando con i parenti, per compilare gli elenchi", riferisce Rybalko, aggiungendo che "al momento dell'incendio si stima che ci fossero tra le 200 e le 1.000 persone all'interno del centro commerciale. Molti sono evacuati, ma c'erano dei lavoratori che difficilmente avrebbero potuto farlo". Per quanto riguarda i resti umani, "abbiamo trovato otto frammenti di corpi vicino all'entrata, ma anche a causa della gravità dell'incendio, non possiamo ancora stabilire a quante persone appartenessero".

I feriti, "per la maggior parte persone rimaste mutilate degli arti" sono 61: 26 quelli ricoverati, quattro dei quali in condizioni gravissime. In rianimazione si trova anche uno dei soccorritori. Feriti anche altri due colleghi del Ses di Poltava, uno a causa dell'inalazione di gas tossici il giorno stesso dell'esplosione, l'altro la scorsa notte, quando ha riportato un trauma alla gamba.

Il lavoro di rimozione delle macerie non è semplice. "La distruzione è veramente di grande portata: le costruzioni di metallo sembrano fogli attorcigliati su se stessi, che devono essere tagliati e rimossi. E per i vigili del fuoco passarci all'interno per spegnere il fuoco è stato molto difficile", dice l'addetta stampa del Ses Poltava, aggiungendo che "durante l'esplosione è scoppiato anche il materiale isolante del centro commerciale, fatto con fibre di vetro. Piccoli pezzettini che vanno sulla pelle dei soccorritori, rendendo loro molto difficile il lavoro. In più fa molto caldo, con temperature superiori ai 30 gradi".

Per questo le squadre rimaste a Kremenchuk lavorano a rotazione. Quando lunedì pomeriggio "abbiamo iniziato la nostra operazione di soccorso, speravamo di trovare delle persone ancora vive, ma più si avvicinavano all epicentro dell'esplosione, più ci rendevano conto che era difficile che qualcuno fosse sopravvissuto a quell'inferno", racconta Rybalko. A salvarsi sono stati quelli che "si trovavano o nei pressi del centro commerciale o vicino all'uscita e sono riusciti a fuggire nei primi minuti", quando "molto velocemente l'incendio è divampato in tutta l'area". E così "per le persone rimaste bloccate all'interno, non c'era nessuna chance di uscire vive".

Sergio, vigile del fuoco-soccorritore di 35 anni, arrivato meno di mezz'ora dopo l'esplosione al centro commerciale di Kremenchuk, descrive all'Adnkronos "un quadro scioccante, orribile: il centro commerciale era completamente andato a fuoco. Il missile ha colpito il centro commerciale Amstor alle 15.35. Noi siamo arrivati sul posto alle 16, quando ha smesso di suonare la sirena anti-aerea. E abbiamo trovato il panico: c'erano ambulanze e tanti civili. Alcuni ci aiutavano anche a prestare il primo soccorso a chi ne aveva bisogno".

Sergio, nato e cresciuto a Kremenchuk, a distanza di due giorni è ancora al lavoro al centro commerciale colpito da un missile russo e andato a fuoco. "Continuiamo a sgomberare le macerie e a smontare le costruzioni, alla ricerca di eventuali altre vittime", racconta al telefono dal luogo dell'esplosione. "Non ci sono più posti sicuri in Ucraina, né a Sud, né a Ovest, né in altre regioni", osserva il vigile del fuoco-soccorritore, esprimendo però "fiducia nelle forze armate" e chiedendo "all'Italia più armi, per assicurare la nostra vittoria".

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