Ucraina, Kiev: "Armi arrivano tardi e non quelle che chiediamo"

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(Adnkronos) - Le armi necessarie all'Ucraina per resistere all'invasione russa arrivano troppo tardi e l'Europa manda quelle che Kiev non ha chiesto. E' la denuncia ribadita dal consigliere del presidente ucraino, Mikhailo Podolyak, che in un tweet puntualizza: 1) L'Ucraina chiede armi all'Europa. 2) Gli europei sostengono gli appelli ai loro governi. 3) L'Ue dà le armi all'Ucraina, non quelle che noi chiediamo. 4) Le armi ci mettono troppo ad arrivare". Conclusione: "La democrazia non vincerà giocando questo gioco. L'Ucraina ha bisogno di armi, non tra un mese. Adesso".

Secondo quanto scrive la Cnn, citando un alto funzionario statunitense, c'è una crescente preoccupazione americana per la possibilità che gli ucraini si trovino a corto di munizioni per rispondere alla prevista offensiva russa nell'est del paese. Washington sta affrettando l'invio di 18 obici da 155 mm con 40mila munizioni d'artiglieria, ma anche questo carico rischia di non bastare. Il ministro della Difesa Lloyd Austin e il capo degli Stati maggiori riuniti, generale Mark Milley, sono impegnati ogni giorno in telefonate con le controparti nella regione per incoraggiare un rapido invio di altre munizioni. All'inizio della settimana, il Pentagono ha organizzato una riunione con i Ceo degli otto principali produttori di armamenti per valutare come armare più velocemente l'Ucraina, senza provocare carenze nella difesa degli Stati Uniti e i paesi alleati.

Intanto sono oltre 10mila i volontari si soccorso ad essersi registrati sul sito web del Servizio per l'emergenza nazionale ucraino al fine di ricostruire il Paese. Attualmente lavorano nella regione di Kiev, in particolare laddove il territorio è stato sminato. Si tratta di interventi di ricognizione, pulizia delle strade, smantellamento di detriti.

Il Centro statale per la difesa informatica ha registrato e respinto una serie di attacchi DDOS su larga scala volti a interrompere la disponibilità di risorse web di autorità ucraine. Gli esperti hanno stabilito che gli attacchi sono stati effettuati da un gran numero di host botnet celati nel traffico legale proveniente dai browser per aggirare le regole di blocco.

"Gli aggressori hanno eseguito un'operazione informatica in due fasi. Durante la prima fase, hanno generato una piccola quantità di traffico botnet per testare le vulnerabilità delle risorse per diversi giorni. La seconda fase consisteva nel generare una grande quantità di traffico in un breve periodo di tempo per bloccare l'accesso alle risorse web. La potenza di picco degli attacchi ha superato i 435 Gbps ", si legge nel rapporto del Centro citato da Interfax.

Secondo il Servizio statale per le comunicazioni speciali, gli attacchi sono stati effettuati principalmente con l'aiuto del traffico VPN, mascherato da paesi diversi, inclusa l'Ucraina. Tuttavia, tali manipolazioni sono state rilevate dagli specialisti e bloccate grazie misure adottate per adeguare ulteriormente le politiche di sicurezza.

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