##Ucraina, Morelle: logico che Draghi ora cerchi Biden e non Macron

Image from askanews web site
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Milano, 2 mag. (askanews) - (di Cristina Giuliano) 'Per il popolo italiano la rassicurazione militare non si trova a Parigi ma a Washington. Ma questo è perché il momento che noi viviamo è segnato dalla guerra in Ucraina e lo resterà ancora diversi mesi, se non diversi anni'. Ma quando quando torneranno in cima all'agenda le questioni 'più classiche' 'gli italiani ritroveranno la coscienza che i loro capi di governo hanno relazioni forti con il presidente francese'. Così in una video intervista ad askanews Aquilino Morelle, ispettore generale degli affari sociali in Francia. 'È logico che in questo contesto di inquietudine e di tensione Mario Draghi cerchi di avvicinarsi e di rafforzare i legami con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden' afferma. Morelle è testimone privilegiato della politica francese, 'plume' di Lionel Jospin a Matignon dal 1997 al 2002, poi consigliere di François Hollande nella sua salita al potere e all'Eliseo dal 2012 al 2014. Ha pubblicato nel 2021 'L'opium des élites. Comment on a défait la France sans faire l'Europe' (Grasset). Askanews: In una recente intervista Lei afferma che la vita democratica è stata paralizzata dalla guerra in Ucraina. Pensa che un fenomeno così scioccante influirà anche sulle legislative di giugno in Francia? Come? Morelle: 'È soprattutto la crisi del Covid che ha pietrificato, gelato, la situazione politica in Francia e come noto il dibattito, lo stress seguito alle restrizioni apportate alla libertà di manifestazione e d'espressione. Oltre a ciò c'era uno stato psicologico dei francesi che non predisponeva al dibattito, e ancor meno al dibattito politico. Quindi c'era una specie di situazione sospesa. La guerra in Ucraina ha aggiunto un elemento in più che si è tradotto dapprima in una specie di posizione sopraelevata del presidente della Repubblica Emmanuel Macron che non è durata, che per uno o due mesi ha prodotto un aumento sensibile nei sondaggi e che ha pesato sulla psicologia collettiva. Oggi il primo e secondo turno delle presidenziali hanno avuto luogo e penso che siamo usciti da questo spirito delle cose. Certamente le immagini che quotidianamente vediamo in tv di ciò che succede in Ucraina, a Kiev, a Leopoli, a Mariupol, sono immagini che segnano lo spirito ma nonostante ciò si capisce dalla lettura dei giornali, da quello che sentiamo in televisione, o alla radio, che con la fase politica con le presidenziali chiuse molti francesi sono coscienti che è iniziato un terzo turno e che queste elezioni legislative che stanno per arrivare avranno una grande importanza. Quindi siamo usciti da questa situazione sospesa alla quale abbiamo assistito per molti mesi'. Askanews: Sempre in merito alla guerra in Ucraina, questa ha ridato centralità all'asse franco tedesco? Morelle: 'Durante la guerra Ucraina io non ho avuto l'impressione di assistere a un rafforzamento dell'asse franco alemanno. Ho piuttosto assistito a delle iniziative separate dell'uno e dell'altro capo di stato e di governo. Emmanuel Macron si è piuttosto lasciato coinvolgere nella gestione della crisi ucraina aveva delle relazioni con Vladimir Putin. Aveva anche designato l'importante ex ministro socialista Jean-Pierre Chevènement come suo rappresentante personale sulle questioni russe. È andato anche come tutti sapete a Mosca con un'accoglienza perlomeno riservata da parte di Putin. Tutti l'abbiamo visto a questo tavolo che li separava piuttosto che avvicinarli. E d'altra parte anche il cancelliere tedesco Olaf Sholtz ha preso un'iniziativa personale in termini di presenza diplomatica e per il suo Paese, decidendo di aumentare sensibilmente il budget militare della Germania. Direi che sono piuttosto delle iniziative separate. Non abbiamo visto nell'ambito della crisi Ucraina delle iniziative comuni della Francia e della Germania. Vi sono state delle iniziative dell'Unione Europea nel suo insieme decise dal Consiglio europeo, decisioni forti e molto rapide. Io non ho visto un'accelerazione dell'asse franco-alemanno'. Askanews: Cosa ne sarà del sodalizio Draghi-Macron nel secondo mandato del presidente francese? Morelle: 'Sulla questione dei rapporti fra Draghi e Macron io penso che la linea di fondo resta positiva, vengono tutti e due dallo stesso mondo professionale. Hanno dei riferimenti intellettuali e politici comuni. Hanno visioni dell'Europa molto vicine. E quindi direi che la linea armonica di fondo non è affatto disturbata. Tuttavia quello che lei dice mi sembra giusto, che l'opinione pubblica italiana percepisce in questo periodo di inquietudini e di disordini per molti popoli europei, l'impressione di un'aggressione o perlomeno di una minaccia della Russia, anche se Roma può sembrare lontana da Mosca. Tutti i popoli europei condividono questa preoccupazione. Ogni popolo sta cercando rassicurazioni là dove può trovarle. I francesi dispongono di un'armata forte, dopo l'uscita della Gran Bretagna è l'unica nazione che dispone dell'arma nucleare in Unione Europea, ma non è il caso degli italiani. Per gli italiani è logico che cerchino una rassicurazione la' dove possono trovarla. E come un buon numero di paesi europei, la Germania, la Polonia, e certo l'Italia è dal lato della Nato e quindi degli Usa che possono trovare protezione. E quindi è logico che in questo contesto di inquietudine e di tensione Mario Draghi cerchi di avvicinarsi e di rafforzare i legami con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden'. Askanews: Quindi secondo lei non è rotta l'armonia? Morelle: 'Penso di no: è un po' sospesa. Per il popolo Italiano la rassicurazione militare non si trova a Parigi ma a Washington. Ma questo è perché il momento che noi viviamo è segnato dalla guerra in Ucraina e lo resterà ancora diversi mesi, se non diversi anni. L'attenzione, la preoccupazione principale - quella della pace e della ricerca della protezione - la vita dell'Europa non si limiterà solo a queste rassicurazioni militari. E ci saranno altre questioni che nasceranno. Più classiche, più tradizionali nella vita politica di tutti questi Stati: questioni economiche, finanziarie, il debito pubblico, la transizione ecologica, l'immigrazione. Quando queste questioni torneranno nell'agenda politica gli italiani ritroveranno la coscienza che i loro capi di governo hanno relazioni forti con il presidente francese'. Askanews: Sempre in una recente intervista, Lei afferma che il secondo quinquennio di Macron non può assomigliare né nella forma, né nella sostanza al primo. Ma che cosa ci si aspetta a sinistra da Macron? Che cosa vi attendete sul fronte delle politiche sociali? Morelle: 'L'attesa io la qualifico più dalla parte di tutti i francesi, che dalla sinistra. Perché la sinistra è debole, Jean-Luc Mélenchon che è arrivato arrivato terzo. I francesi, per semplificare, hanno votato al primo turno segnando una presa di distanza, se non addirittura di sfiducia, dal presidente uscente Macron e al secondo turno hanno votato contro Marine Le Pen. Quindi una situazione difficile che non dà al presidente uno slancio una forza per il suo secondo mandato. E come sapete ci sono numerosissime critiche al suo modo di governare e sul tipo di riforme intraprese da Macron nel suo primo quinquennio. E quindi non credo che Macron possa immaginare di riprendere allo stesso modo del primo quinquennio; può darsi che egli lo immagini ma se lo facesse andrebbe incontro a grandi difficoltà. Sulla forma lo si vede bene che i francesi non apprezzano quella che viene considerata arroganza del presidente e in ogni caso non apprezzano questa concezione molto verticale delle relazioni tra il potere e i cittadini. Questo è il primo aspetto molto forte che porta a una cristallizzazione di una forma di odio per alcuni francesi nei confronti del presidente. E si è visto sulla questione del pensionamento a 65 anni che ha tirato fuori come principale misura del suo programma nel momento in cui era molto in alto nei sondaggi, grazie alla guerra in Ucraina. Poi quando ha visto che una parte di questo vantaggio nei sondaggi si sgonfiava, e soprattutto in vista dell'ostilità che questa misura (sul pensionamento) provocava, dovendo recuperare nei sondaggi anche in vista del secondo turno delle elezioni ha fatto marcia indietro. Quindi è stato eletto con il 27% al primo turno e col 58% al secondo turno che è molto meno del risultato delle presidenziali precedenti. Rispetto al 2017 ha perso 2 milioni di voti. Quindi con un partito contro di lui che è considerato di estrema destra, si tratta di un cattivo risultato e non può permettersi di pensare che questa rielezione gli consenta di ribadire il suo programma. Deve comprendere che deve cercare delle posizioni che siano molto più larghe e che raccolgano un consenso più ampio. Se vuole che questo secondo quinquennio si svolga in una maniera più soddisfacente. Se no si assume il rischio di generare delle tensioni, di vedere delle crisi, che potrebbero turbare gravemente il suo secondo quinquennio. Ricordiamoci la crisi dei gilet gialli'. Askanews: A voi francesi serve una Sesta Repubblica? Si sta davvero andando verso una Sesta Repubblica? Come sarà? Morelle: 'Non penso che stiamo andando verso una sesta Repubblica. I francesi sono legati alla Costituzione della Quinta Repubblica che è nata il 4 ottobre del 1958 e che è stata rivista soprattutto nel 1962 introducendo l'elezione a suffragio diretto del presidente della Repubblica, che dà quindi al capo dell'esecutivo legittimità e consenso popolare molto forte. La Costituzione è dotata di grande flessibilità, duttilità, e ha potuto essere rivista già venti volte a partire dal 1958. La si può quindi emendare, migliorarla, modificarla su determinati punti ma non penso che ci sia francesi una aspirazione profonda a cambiarla e in particolare un'aspirazione profonda che vada a modificarla verso un regime parlamentare. Non credo che sia una visione condivisa da molti. Questa idea riguarda solo una certa parte della sinistra, come Mélenchon ma è minoritaria tra i francesi, anche a sinistra. I francesi non vogliono cambiamenti radicali della Costituzione. I francesi di sinistra vogliono cambiare la politica applicata dal presidente, in modo che sia un po' più' di sinistra. Questo, piuttosto che cambiare la Costituzione. Ciò che è vero è che ci sono delle cose che possono essere migliorate, si può' cercare più' democrazia; ma più' democrazia oggi in Francia vorrebbe dire cambiare il modo degli scrutini e introdurre una dose di proporzionale, il che permetterebbe di rappresentare molto meglio l'opinione del Paese. Vi aiuto a capire: al momento attuale i deputati del Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen sono sette. Se ora che lei ha preso il 42 per cento dei voti, questo tipo di scrutini porta il numero a 10 o anche a 15, il doppio; 15 significherebbe il raddoppio del suo numero attuale, su un effettivo totale di 577 deputati, quando lei ha ottenuto il 42% al secondo turno: capite bene che c'è un problema! E ciò vale anche per il 22% di Melenchon. Oggi i deputati del suo partito La France insoumise sono 17. Se Melenchon e La France insoumise ottenessero ancora 17 deputati col 22% dei voti al primo turno... è lì che ci sono delle cose sulle quali si può agire facilmente per rappresentare meglio lo stato della società nel sistema politico. Piuttosto che creare una Sesta Repubblica che, a parte Melenchon, è una prospettiva non richiesta da molti in Francia'.

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