Ucraina, oltre metà dei combattenti ha lasciato Azovstal - separatisti filorussi

L'acciaieria Azovstal a Mariupol, in Ucraina

LONDRA (Reuters) - Oltre metà dei combattenti ucraini nei bunker sotto l'acciaieria Azovstal si sono arresi e il Comitato internazionale della Croce Rossa (Circ) li sta registrando.

Lo ha detto Denis Pushilin, leader della separatisti filo-russi nella regione del Donetsk.

L'assedio più devastante dell'invasione russa si sta concludendo dopo che quasi 1.000 combattenti ucraini hanno deposto le armi questa settimana, consegnandosi alle forze filorusse.

Il Cicr ha dichiarato di aver registrato le persone che si sono arrese dall'impianto in modo da poterle rintracciare e per permettere alle loro famiglie di restare in contatto dopo la lora cattura.

I feriti sono stati sottoposti a cure mediche, mentre i soldati in salute sono stati portati in una colonia penale e trattati bene, ha detto Pushilin, capo della Repubblica Popolare di Donetsk.

"Oltre metà se ne è già andata, oltre metà ha deposto le armi", ha detto in un intervento per il canale Solovyov Live.

"Lasciateli arrendere, lasciateli vivere, lasciateli affrontare onestamente le accuse per tutti i loro crimini", ha aggiunto Pushilin.

I funzionari ucraini non hanno commentato pubblicamente la sorte dei combattenti, affermando che ciò potrebbe mettere in pericolo i loro sforzi di salvataggio.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky presenta i combattenti - che comprendono soldati dell'esercito ucraino e membri del Reggimento Azov - come eroici difensori della patria contro gli invasori stranieri.

La Russia, invece, sostiene che il Reggimento Azov, nato come organizzazione paramilitare nazionalista di estrema destra, sia un gruppo di combattenti nazionalisti radicalmente anti-russi e li dipinge come moderni simpatizzanti del nazismo.

Il reggimento, formato nel 2014 come milizia per combattere i separatisti filo-russi, nega di essere fascista, razzista o neonazista e l'Ucraina afferma che è stato riformato dalle sue radicali origini nazionaliste per essere integrato nella Guardia Nazionale.

In seguito a una domanda sulla presunta resa da parte del capitano Sviatoslav Palamar, vice comandante del Reggimento Azov, Pushilin non ha commentato. Palamar, 39 anni, ha detto a Reuters ad aprile che le sue forze avrebbero combattuto fino a quando sarebbe stato necessario.

Il destino dei combattenti non è chiaro.

Il Cremlino ha dichiarato che i combattenti saranno trattati in linea con le norme internazionali, anche se alcuni parlamentari russi hanno chiesto che vengano processati, mentre un funzionario ha richiesto la pena di morte.

(Tradotto da Enrico Sciacovelli, editing Stefano Bernabei)

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