Ucraina, prigioniero liberato: "Noi di Azovstal trattati in modo diverso"

(Adnkronos) - "Noi di Azovstal siamo stati trattati diversamente. Forse ci rispettavano o forse avevano paura, comunque ci guardavano come combattenti". Lo racconta Pavlo Pikovets, uno dei 144 prigionieri ucraini liberati lo scorso 29 giugno. Tra loro ci 95 difensori di Azovstal e "17 guardie di frontiera che hanno eroicamente difeso Mariupol", si legge a corredo della video-testimonianza dell'ex prigioniero, pubblicata dal Servizio di frontiera, di cui anche Pikovets fa parte.

"Vorrei dimenticare tutto come fosse stato un sogno", dice Pikovets, che nello stabilimento Azovstal di Mariupol è arrivato il 15 aprile. "Mi hanno portato nel nostro cosiddetto ospedale e mi hanno fornito aiuto medico: hanno pulito le ferite dalle schegge e mi hanno messo il gesso", racconta la guardia di frontiera, rimasta nelle acciaierie fino alla resa. Poi la prigionia, dove - riferisce - "non posso dire che abbiamo subito torture".

Pikovets, ripreso accanto alla moglie, assicura di non aver mai perso la speranza di tornare libero: "Sapevo che dovevo tornare. E sapevo che dovevo farlo per mia moglie e per mia figlia, che mi stavano aspettando". Anche la donna conferma: "L'ho atteso molto. Forse non ho mai pregato così tanto. Grazie a Dio che ha fatto tornare mio marito".

Il 29 giugno l'intelligence militare di Kiev ha annunciato la liberazione di 144 ucraini nell'ambito di uno scambio di prigionieri. Fra loro vi sono 95 difensori dello stabilimento Azovstal a Mariuopol, 43 dei quali membri del reggimento Azov. I soldati rilasciati, di un'età compresa tra i 19 e i 65 anni, sono per la stragrande maggioranza feriti: molti hanno arti amputati, alcuni hanno perso la vista o altri sensi. Si è trattato del più grande scambio di prigionieri dall'inizio dell'invasione russa del 24 febbraio.

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