Ucraina, putiniani e non: scambio di accuse a Verona finisce in tribunale

(Adnkronos) - L'ultima settimana di campagna elettorale per le comunali a Verona finisce a carte bollate. Oggetto dello scontro uno scambio di accuse che coinvolge l'associazione Veneto Russia, alcuni esponenti politici come l'ex-leghista Alberto Zelger, attuale candidato sindaco, e il senatore Pd, Vicenzo D'Arienzo. Tema: la guerra in Ucraina e la vicinanza o meno a Putin e la Russia.

Oggi contro il senatore dem è stato presentato un esposto in cui si chiede "alla magistratura veronese di verificare" se nelle dichiarazioni dell'esponente Pd" riferite all’attività a Verona di esponenti politici, gruppi ed associazioni filo russe, vi siano estremi di vari reati" in particolare la violazione delle legge Mancino. A presentare l'esposto il presidente dell’Associazione Culturale Veneto Russia, Palmarino Zoccatelli, il consigliere regionale del Veneto Stefano Valdegamberi, il consigliere comunale e candidato sindaco al Comune di Verona Alberto Zelger (ex Lega) e il coordinatore della lista 'Verona per la Libertà' Maurizio Cutolo (candidato al Consiglio Comunale scaligero alle prossime elezioni comunali del 12 giugno).

"Nelle sue varie dichiarazioni pubbliche -è l'accusa dei promotori dell'esposto- la foga russofobica del senatore D’Arienzo, era giunta a chiedere l’esclusione dalla competizione elettorale di liste e candidati filo russi, per 'mancanza delle caratteristiche morali per poter partecipare a una competizione ….', o addirittura paventando il rischio che Verona fosse diventata uno '.. snodo di spionaggio russo in Italia..' '..costituendo un pericolo per la sicurezza nazionale…' e altre gravi affermazioni simili, lesive dell’onorabilità e dei diritti, costituzionalmente garantiti, delle persone, gruppi e associazioni da lui prese di mira. Ora auspichiamo che la magistratura verifichi con imparzialità e obiettività l’esposto presentato e chiami il senatore D’Arienzo a rispondere delle sue gravi affermazioni".

Contattato dall'Adnkronos, D'Arienzo conferma le sue dichiarazioni e aggiunge: "L’esposto contro di me, presentato dai putiniani veronesi, per la mia battaglia politica a sostegno della coalizione occidentale e contro ogni forma di collateralismo con la Russia, è una temeraria azione dall’amaro sapore intimidatorio per tentare di condizionare l’attenta osservazione di quanto accade a Verona".

"Mi confermo sempre di più che lo Stato debba monitorare certe manifestazioni avvenute a Verona, ivi compresa la denuncia odierna, e, soprattutto, la presenza di queste micro organizzazioni idealmente riconducibili alla Russia che promuovono, anche facendo leva su teorie cospirazioniste, in tutto o in parte, l’indebolimento delle iniziative prese dal governo italiano contro la Federazione russa".

Tema sul quale il senatore Pd era già intervenuto a palazzo Madama rivolgendosi al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. "Come ho chiesto al Ministro Lamorgese, con un mio intervento nell’aula del Senato il 5 aprile scorso, devono essere valutati con scrupolo i fatti accaduti e, soprattutto, i contorni di certe organizzazioni politiche che si propongono al voto comunale con deliranti proclami che vanno contrastati in ogni modo. È battaglia politica -conclude il senatore Pd- che intendo condurre perché convinto che la democrazia debba essere promossa ovunque e sempre”.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli