Ucraina, Save the Children: "Tregua subito, c'è già carenza generi alimentari"

(Adnkronos) - "Cercare una soluzione pacifica del conflitto tra Ucraina e Russia nell'immediato, far fermare le armi in qualche maniera, fare in modo che si possa fermare questo conflitto", almeno "che ci sia una tregua" anche e soprattutto "per le persone che vivono ancora nelle città assediate" e "poi trovare il modo di far partire questo grano dall'Ucraina, dai porti di Odessa". Perché "c'è già una carenza di generi alimentari", una "situazione di carenza di cibo o aumento del costo di questo cibo per cui la popolazione più vulnerabile non riesce a fruirne". A parlare con l'Adnkronos è Filippo Ungaro, direttore Comunicazione e Campagne di Save the Children Italia, quando mancano due giorni al Dialogo Ministeriale Mediterraneo sulla Crisi Alimentare con l'obiettivo - secondo una nota della Farnesina - di individuare misure concrete per affrontare l'impatto sulla sicurezza alimentare nel bacino del Mediterraneo, generato dall'invasione russa dell'Ucraina.

"Chi rischia di più sono i più poveri, la popolazione più vulnerabile e quindi i Paesi più poveri, più vulnerabili, che sono in qualche modo quasi interamente dipendenti dall'importazione di grano da quell'area", che "vedono aggravare la loro condizione" osserva, citando il Libano, "tutta la zona del Corno d'Africa", quindi Somalia, Etiopia, Kenya in particolare, "che stanno vivendo una crisi alimentare gravissima", ma anche Paesi come l'Afghanistan, dallo scorso agosto di nuovo in mano ai Talebani.

"Questa crisi alimentare - osserva - non è originata esclusivamente dalla guerra fra Ucraina e Russia, ma ha radici che sono più profonde e più antiche di quest'ultimo conflitto", che ha "peggiorato enormemente le cose". E le ragioni vanno trovate "in tre fattori che negli ultimi decenni si stanno ripetendo, i conflitti in generale, gli effetti della crisi climatica e gli effetti del Covid". "Le tre C" - conflitti, crisi climatica e Covid - sono elementi che "hanno creato un effetto devastante e accentuato le diseguaglianze".

E il "Corno d'Africa è al secondo anno consecutivo di siccità, l'Afghanistan ha avuto l'anno scorso la seconda siccità in quattro anni", mentre "il Canada, che esporta a sua volta grano, sta subendo gli effetti di una siccità", evidenzia, ricordando che "oggi abbiamo 193 milioni di persone in 53 Paesi che sono in stato di grave insicurezza alimentare e stiamo vivendo la più grave crisi alimentare degli ultimi decenni dopo anni in cui sul fronte della malnutrizione dei bambini c'erano stati dei miglioramenti".

Invece oggi "c'è già una carenza di generi alimentari, in particolare tutto quello che deriva dal grano, dall'olio di semi". Ovvero, spiega, "in tanti Paesi i prezzi stanno aumentando in maniera vertiginosa", e "in alcuni casi sono anche più che raddoppiati", e "la crisi economica che ha radici più antiche fa sì che i salari sono invece profondamente diminuiti" e ci sono "tante persone hanno perso il posto di lavoro" per cui "in questo momento siamo in una situazione di carenza di cibo o aumento del costo di questo cibo per cui la popolazione più vulnerabile non riesce a fruirne".

Ungaro ricorda la storia denunciata lo scorso marzo da Save the Children della mamma, disperata, che in Afghanistan che è stata costretta a vendere il proprio figlio non ancora nato perché a causa della crisi economica non sapeva come nutrire gli altri figli. "Quel caso è probabilmente la punta dell'iceberg", commenta, precisando che l'Organizzazione - che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro - è venuta a conoscenza di "almeno altre 30 famiglie con lo stesso problema nel solo Afghanistan". E, prosegue, in questo Paese martoriato da decenni di guerra, "nelle nostre cliniche fino ad agosto dello scorso anno avevamo circa 39 bambini al mese che venivano curati per malnutrizione", mentre "adesso ne riceviamo più di 100 al mese". "Numeri spaventosi" che "rappresentano solo una parte del problema, perché è la parte che vediamo noi di Save the Children".

E per contrastare tutto questo bisogna come "prima cosa" far tacere le armi in Ucraina, ma "la comunità internazionale deve assolutamente smettere di trovare delle soluzioni che sono emergenziali", dice Ungaro. "Deve concentrarsi su delle soluzioni di medio periodo, di lungo periodo aumentando la quota di aiuti", prosegue, ricordando che "l'appello delle Nazioni Unite per il 2022 per il Corno d'Africa al 20 maggio era stato coperto solo per il 2% del totale". E "nel 2011 una carestia, sempre nel Corno d'Africa, ha ucciso 250.000 persone, metà delle quali erano bambini sotto i cinque anni", sottolinea, denunciando un "fallimento totale della politica, una volontà chiara di non andare a investire laddove c'è bisogno di investire in termini di aiuto". "Mettere fondi sulle crisi umanitarie, ma adottare anche soluzioni strutturali - incalza - andare al lavorare sulla resilienza delle comunità cercando di eliminare il grande problema delle disuguaglianze, la cattiva distribuzione del reddito a livello globale".

Anche perché "la scarsità di risorse porta sempre a delle tensioni" e "quando siamo in una situazione del genere, c'è un grave rischio di scoppio di tensioni, conflitti a bassa intensità" ed è "un circolo vizioso che va in qualche maniera interrotto". In questo senso i timori si concentrano sempre sul Corno d'Africa. In Somalia, ricorda, "più di 7 milioni di persone soffrono della crisi alimentare", e qui - secondo l'Organizzazione - la terribile siccità, la peggiore degli ultimi 40 anni, ha costretto più di mezzo milione di persone ad abbandonare le proprie case, in cerca di cibo e acqua, negli ultimi quattro mesi. Ungaro continua a snocciolare i numeri: "In Etiopia 7,2 milioni, in Kenya tre milioni e mezzo, in Afghanistan ci sono quasi 10 milioni di bambini che stanno soffrendo la fame in questo momento" e in Libano, un Paese tra l'altro colpito dalla più grave crisi finanziaria degli ultimi decenni, "ci sono quattro milioni di famiglie cadute nella povertà più totale".

"Sono i Paesi maggiormente colpiti - insiste il portavoce di Save the Children - però questa crisi si riverbererà su tutti i Paesi più vulnerabili e anche sui Paesi sviluppati ma sulle fasce di popolazione più deboli". E basta guardare all'Italia, continua, con "l'aumento dell'inflazione, l'aumento del costo di alcuni beni alimentari" che "avrà un effetto sulle famiglie più povere che a fine mese fanno fatica ad arrivare o non arrivano per niente".

In vista del Dialogo Ministeriale Mediterraneo sulla Crisi Alimentare, Ungaro precisa che "insisteremo nel denunciare questa situazione che tutti conoscono". L'appello alla comunità internazionale è a far fronte "a questi problemi con un atteggiamento più strutturato e non emergenziale". E, conclude, "chiederemo all'Italia, come facciamo da tempo, di aumentare i suoi aiuti pubblici allo sviluppo", di raggiungere "almeno" l'obiettivo dello 0,7% del Pil da destinare "alle maggiori emergenze, in particolare a questa crisi alimentare veramente gravissima", che non deriva "solo dalla guerra tra Russia e Ucraina" e che arriva dopo "dieci anni in cui sembrava le cose si sarebbero messe meglio".

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