Ucraina, Shuliak (capo partito Zelensky): "Presenteremo piano ricostruzione a Lugano"

(Adnkronos) - "Il piano per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Ucraina sarà presentato ufficialmente il 4 e il 5 luglio alla Conferenza di Lugano". Concretamente al centro dei dibattiti vi saranno oltre al Recovery plan anche i contributi apportati dai partner internazionali. Lo ha annunciato all'Adnkronos Olena Oleksiivna Shuliak, deputata della Verchovna Rada dell'Ucraina dal 2019 e alla guida del partito del presidente Volodymyr Zelensky 'Servitore del Popolo' ed ha aggiunto: "Confidiamo che siano moltissime le delegazioni parlamentari e locali presenti in Svizzera. Avremo progetti da mostrare per cui saranno necessari decine di miliardi di dollari di investimenti. Ma l'Ucraina da sola non ce la farà. Siamo lieti che molti paesi stiano manifestando la loro intenzione di aiutarci anche sotto forma di patronati su alcune regioni o distretti".

Tra i paesi in prima linea, Shuliak indica tra gli altri "il grande programma di investimenti" che vede protagonista la Polonia ed il sostegno della Gran Bretagna. "Anche l'Italia si sta unendo, soprattutto per quanto riguarda Bucha. Sappiamo che il Cesvi, Fondazione di Bergamo, è disposto ad investire 500mila euro per ricostruire le infrastrutture comunali. Anche Bergamo si è detto pronto ad essere gemellato con Bucha. Al patronato con Odessa, gemellata con Venezia,. guarda invece la Grecia; mentre la Danimarca a Nikolaev e l'Estonia alla regione di Zhytomyr. E' un elenco che cresce tutti i giorni. Ci sono anche in corso negoziati con la Turchia per quanto riguarda gli aiuti alla città di Kharkiv".

Shuliak parla con l'Adnkronos anche di neutralità, analizzando la questione tra l'altro dal punto di vista parlamentare. In futuro la neutralità dell'Ucraina non è esclusa, spiega, così come dunque una eventuale riforma costituzionale che la ammetta. Ma ciò potrà avvenire solo in seguito alla definizione di un documento giuridico per l'istituzione tra l'altro di un gruppo di garanzia composto da stati che si impegnano a reagire in caso di aggressione contro l'Ucraina e alla ratifica parlamentare di questo documento da parte delle singole Assemblee legislative dei garanti. "Quando questo documento sarà ratificato - spiega all'Adnkronos - potremo discutere in Parlamento della necessaria riforma costituzionale per consentire all'Ucraina la neutralità. Ma ancora non è stato adottato dai paesi che potrebbero essere garanti".

"Ad oggi nella nostra costituzione è fissata la volontà dell'Ucraina ad ambire all'Ue e alla Nato, non esiste dunque alcuna forma di neutralità che non entri in conflitto costituzionale. In Parlamento si potrà discutere di come e quali modifiche apportare alla Costituzione, ma solo dopo che sarà pronto quel documento giuridico. Alla sua elaborazione è impegnato un gruppo di lavoro, guidato per l'Ucraina da Andrii Yermak (capo dell'ufficio del presidente Zelensky - ndr), che si muove su sei fronti: la determinazione di un gruppo di paesi garanti di sicurezza; la fornitura di armi all'Ucraina da parte dei paesi garanti; l'elaborazione di sanzioni per bloccare eventuali future aggressioni da parte della Russia; la garanzia della possibilità che l'Ucraina aderisca all'Ue o altre organizzazioni internazionali e che aumenti il proprio potenziale di difesa usando tutte le risorse disponibili nel Paese; ed infine la quantificazione degli aiuti finanziari necessari per la ricostruzione dell'Ucraina", che sarà presentata il 4 e 6 luglio a Lugano.

"Noi adesso non parliamo di neutralità, ma di garanzie di sicurezza per il nostro Paese - conclude la leader del Partito di Zelensky - Queste garanzie non hanno ancora una forma conclusiva. Quando i punti saranno definiti ed inclusi in un documento giuridico finale, potremo parlarne".

No ad alcuna cessione dei territori alla Russia e no al congelamento del conflitto. "Sono due punti inaccettabili per il nostro Partito", dice la leader del partito del presidente Volodomyr Zelensky 'Servitore del Popolo', che rappresenta nella Verchovna Rada dell'Ucraina dal 2019. "Qualsiasi forma di cessione territoriale o congelamento del conflitto farebbe sentire Putin vittorioso regalandogli la possibilità di prepararsi all'aggressione di altri paesi europei che un tempo erano sotto l'influenza dell'impero russo e che quindi nell'ottica putiniana non possono esistere come territori indipendenti", aggiunge all'Adnkronos.

"Il congelamento del conflitto non fermerebbe la guerra, che proseguirebbe in altre forme di aggressione ad oggi in atto oltre che sul campo di battaglia militare anche su quello della sicurezza energetica ed alimentare, che Putin ha leso. Noi - prosegue - potremo tornare a negoziati pacifici solo quando la Russia libererà i territori occupati dal 24 febbraio. Ma Putin vive nel suo mondo immaginario convinto che l'Ucraina sia uno stato fallito e il suo esercito il secondo più forte del mondo. Solo una sconfitta sul campo di battaglia - rimarca - lo riporterà alla realtà. Noi non gli regaleremo neanche un pezzetto della nostra terra, Crimea compresa perché è Ucraina".

La leader del partito di Zelensky affronta anche l'annoso tema della rmi al popolo in dibattito in Parlamento. Dare la possibilità agli ucraini di armarsi possedendo e portando armi a canna corta, come prevede una delle modifiche apportate in seconda battuta alla legge sulle armi in discussione, non mette a rischio di guerriglia o guerra civile l'Ucraina. "L'ondata nazionalistica è una trovata della propaganda russa che avvelena il tempo e lo spazio informativo ucraino e degli altri paesi. E' arrivato il momento che l'Europa se ne liberi", afferma la, deputata della Verchovna Rada dell'Ucraina.

"In Ucraina non c'è e non ci sarà nessun rischio di guerriglia o guerra civile né ora né dopo i negoziati. Tutti gli ucraini sono dallo stesso lato per difendere la propria terra. Non c'è nessuna ondata nazionalista ma un patriottismo sano di amore per il proprio paese e tanta gente disposta a difenderlo". "Addirittura oggi - comunica la deputata - nonostante le trascorse incomprensioni sul bilinguismo le città russofone distrutte dalla Russia cercano di parlare solo ucraino. A Kiev - prosegue - dall'inizio dell'invasione sono state rilasciate alla popolazione civile circa 20mila armi, come riferisce il ministero degli Interni. Ed il livello del crimine si è abbassato. L'Ucraina ha dimostrato dunque di poter controllare e ben gestire la diffusione delle armi. Ma ci rendiamo conto che le opinioni sono molto variegate e che l'esito anche dei nostri sondaggi non è un verdetto", conclude.

(di Roberta Lanzara)

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