Ucraina, Sisci: "Cina accumula grano come leva strategica'

(Adnkronos) - "Oggi la Cina, importatore netto di grano, continua a comprare granaglie perché teme, e ha visto, che le granaglie come l'energia possono essere usati come leva strategica militare, quindi accumula". Il sinologo Francesco Sisci parla con l'Adnkronos della questione del grano, della 'guerra del grano' e delle scorte cinesi mentre da più di 100 giorni va avanti la guerra in Ucraina, dopo l'invasione russa del Paese, proseguono i tentativi diplomatici di sbloccare il grano ucraino ed è urgente evitare una crisi alimentare globale. La Cina, spiega riflettendo su gas e grano "usati dalla Russia come armi psicologiche" e sulla "fondamentale" proposta italiana del tetto al prezzo del gas, ha "abbandonato l'idea dell'autosufficienza 40 anni fa" e "da qualche anno è ritornata alla questione della sicurezza alimentare", ovvero il gigante asiatico con una popolazione di 1,4 miliardi di persone "vuole abbastanza scorte di grano, sia come cibo, sia come mangime". E "negli anni ha accumulato grandi quantità di granaglie di vario tipo".

I cinesi, evidenzia Sisci, "avevano un contratto molto importante in Ucraina e i depositi di grano che sono stati bombardati dai russi a Odessa sono in realtà della Cofco", il gigante dell'agroalimentare statale cinese. "Oggi continuano a comprare" nell'ottica della possibile "leva strategica militare". Lo scorso anno, ha scritto l'Economist, l'Ucraina ha fornito alla Cina il 29% del mais importato e il 29% dell'orzo. Le scorte cinesi sono frutto di una scelta voluta e tutto è "iniziato molto prima della guerra in Ucraina", è "cominciato con le tensioni in generale" che riguardano la Repubblica Popolare. Quindi frutto della volontà, "come ha fatto la Cina in tutti questi anni, di cercare di prendersi risorse all'estero, dalle pecore in Australia per la lana, ai campi di grano in Ucraina, ai giacimenti di petrolio in Venezuela".

Il sinologo invita però a fare un "passo indietro". Ritiene che "in teoria oggi, con le nuove tecniche di coltivazione, non ci sia un problema di fame nel mondo nel senso che Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l'Argentina potrebbero da soli sfamare tutto il mondo" e che "il problema dell'impennata dei prezzi del grano sia un problema temporaneo, non di lungo termine". Mentre "il vero problema delle granaglie è per i Paesi dell'Africa che sono importatori netti". Sisci cita un Paese su tutti, l'Egitto, che "è alle porte di casa", con una popolazione oltre 100 milioni di persone, e "una storia di rivolte e rivoluzioni innescate dall'aumento del prezzo del pane". E quindi, sottolinea, "sarebbe utile, visto che le scorte potrebbero esaurirsi a dicembre, che Paesi con grandi scorte di grano, come la Cina, ma forse anche l'India contribuiscano oggi ai rifornimenti di grano per l'Africa, anche per abbassare i prezzi".

La Cina, scriveva ieri il Quotidiano del Popolo, è il "più grande produttore di grano al mondo e il terzo esportatore". E, secondo Sisci, anche per evitare il "panico" è "utile, è un contributo sano che la Repubblica Popolare si dica disposta a mettere grano sul mercato perché questo aiuta ad alleviare il panico europeo".

Dal grano al gas. Il sinologo si dice convinto che "sul grano si stia facendo una tempesta in un bicchiere d'acqua" perché, osserva, "è utile alla Russia in questo momento agitare il panico del grano, ma in realtà questa è un'arma molto spuntata dal momento che non c'è penuria di grano a medio termine, non c'è un timore che le scorte finiscano prima di dicembre e prima di dicembre mille cose possono accadere". "E' giunto preoccuparsi, stare attenti, ma - insiste - non ha senso entrare nel panico" e il "panico diventa in questo senso un'arma della guerra psicologica condotta dalla Russia che già usa l'arma psicologica, prima che reale, del gas". Mosca, insiste, "sta usando due armi psicologiche, il grano, più debole anche se ci spaventa di più, e il gas, più reale".

Ma "anche il gas è un'arma spuntata perché se la Russia non vende il gas all'Europa lo deve solo bruciare" e, prosegue, "non è vero che lo può vendere ad altri perché non c'è un mercato così grande per il suo gas in altre parti del mondo né la Cina riesce a comprarselo sia perché non ha bisogno di tanto gas e sia perché non ci sono tubature" e "le condotte cinesi con la Russia saranno finite per il 2026, 2027".

Grano e gas sono quindi, secondo Sisci, due "armi" che "non sono reali" poiché "preparandosi, entrambe possono essere spuntate, se non eliminate". Il "grano ancora più facilmente", mentre sul gas il sinologo condivide la proposta italiana di un "price cap", un tetto al prezzo. "E' una risposta giusta - osserva - resa difficile dalla divisione all'interno dell'Europa, ma fondamentale perché serve a spuntare il ricatto russo con il gas" e alla Russia la guerra in Ucraina costa "quasi un miliardo al giorno". La proposta italiana, conclude, "dice in sostanza che l'Ue deve comprare il gas russo a un prezzo stabilito dagli acquirenti, gli europei, non dalla Russia, il venditore" e "se la Russia non vende, brucia il gas e resta senza soldi per finanziare la guerra", mentre "continuare a comprare il gas lascia una strada negoziale, meglio che tagliare gli acquisti di gas".

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