Ue: causa focolai Covid-19 in Italia non è alto numero di test

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Bruxelles, 27 feb. (askanews) - Fonti della Commissione europea e della sua agenzia distaccata per la prevenzione e controllo delle malattie (L'Ecdc di Stoccolma) hanno sostanzialmente respinto, oggi a Bruxelles, la tesi secondo cui la grande diffusione del coronavirus Covid-19 registrata in Italia sarebbe dovuta principalmente all'altissimo numero di test (o "tamponi") che si fanno nella Penisola, rispetto agli altri paesi Ue. Test che hanno spesso coinvolto anche persone senza sintomi della malattia ma che avevano avuto contatti "sospetti".

"E' assolutamente vero che in Italia sono stati testati dei 'contatti' che non avevano sintomi, e questo è assolutamente appropriato. La nostra attuale definizione di caso sospetto riguarda chiunque abbia avuto contatti con individui con sintomi anche molto leggeri; la differenza tra sintomi molto leggeri e mancanza di sintomi a volte è sottile", hanno spiegato le fonti.

"Ci sono stati moltissimi test in Italia, e questo ha indubbiamente permesso di individuare molti casi aggiuntivi. Potrebbero anche esserci molti altri casi in altri paesi, di cui non siamo al corrente; ma ci sono stati un sacco di test anche in altri paesi. Insomma, non crediamo che si possa spiegare semplicemente su questa base" l'alto numero di casi positivi in Italia, hanno affermato le fonti.

A chi chiedeva se siano disponibili delle cifre precise per comparare la frequenza dei test in Italia con quella degli altri paesi europei, le fonti hanno poi replicato: "E' vero: inevitabilmente, quando si è al centro di un focolaio epidemico rilevante si fanno un sacco di test. Ma sappiamo anche che altri paesi Ue fanno test. Non possiamo dare le cifre, ma sappiamo che altri Stati membri ne fanno un sacco". Fra l'altro, hanno aggiunto, la compresenza dell'influenza stagionale rende difficile differenziare sulla sola base della criticità i casi di coronavirus Covid-19 da quelli di normale influenza.

In ogni caso, hanno osservato le fonti "se ci fosse stato un focolaio cosí esteso, e con lo stesso numero di casi di malattia sintomatica in un altro paese ce ne saremmo accorti. Questo non significa dire che non possa succedere nei prossimi giorni o settimane, ma al momento c'è un alto livello di consapevolazza e di allerta per questo".

"Quanto alla domanda su quali paesi dovrebbero essere preoccupati, la risposta è 'tutti'", hanno sottolineato le fonti, ricordando poi che "i virus non rispettano frontiere o nazionalità o altro. Per tutti i paesi la sfida è individuare i pazienti abbastanza presto per evitare che trasmettano il contagio. Il segreto per fermare un'epidemia à assicurare che per ogni paziente vi sia meno di un'altra persona contaminata, in media. Se si arriva a questa situazione, meno di un nuovo caso per paziente, l'epidemia cesserà", hanno concluso le fonti.