UE: divieto annacquato sul petrolio russo, escluse le importazioni dagli oleodotti

Le decisioni sul gas arrivano quasi quattro settimane dopo che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha presentato una proposta per eliminare gradualmente tutti i prodotti petroliferi russi entro la fine dell'anno.

L'embargo era inizialmente concepito per prendere di mira sia le importazioni via mare che quelle provenienti da gasdotti.

Ma subito dopo l'annuncio di von der Leyen, diversi Stati membri, tra cui Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria, hanno sollevato preoccupazioni e chiesto eccezioni su misura per avere più tempo per adattare le loro raffinerie e attutire l'impatto economico.

Le sanzioni dell'UE richiedono il voto unanime di tutti i 27 Stati membri.

A seguito di numerosi round di negoziati intensi e infruttuosi, è stato raggiunto un compromesso per escludere tutte le importazioni dagli oleodotti, hanno riferito a Euronews fonti diplomatiche.

L'informazione è stata successivamente confermata da un funzionario dell'UE che ha parlato in condizione di anonimato.

"Sono state concesse alcune eccezioni temporanee per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento", ha affermato il funzionario. "Il Consiglio tornerà su queste eccezioni il prima possibile".

Tra il 70 e l'85% del petrolio russo importato nell'UE arriva nei porti, mentre il resto proviene direttamente dall'oleodotto Druzhba, un enorme condotto che alimenta direttamente le raffinerie in Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania. Queste raffinerie si sono ormai abituate da decenni alle consegne affidabili e relativamente economiche di un tipo specifico di petrolio russo.

La deroga all'oleodotto è vista come un'importante vittoria per il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che in precedenza aveva descritto l'embargo come una "bomba atomica" economica, una strenua opposizione che ha sconcertato alcuni dei suoi colleghi leader.

"[L'Ungheria] fa il gioco di Mosca. Non ci hanno convinto che le loro obiezioni siano di natura tecnica", ha detto a Euronews un alto diplomatico.

Il tweak fornisce anche una copertura importante per tutti i paesi collegati a Druzhba, che temevano che il passaggio improvviso ad altri fornitori sarebbe stato molto costoso e dirompente.

La scorsa settimana, la Commissione europea ha presentato un piano ambizioso per abbandonare tutti i combustibili fossili russi con un prezzo di 210 miliardi di euro, con 2 miliardi di euro dedicati al rinnovamento delle infrastrutture petrolifere.

Bruxelles afferma che una combinazione di strumenti finanziari potrebbe aiutare a raccogliere fino a 300 miliardi di euro entro la fine del decennio, sebbene il denaro sarà strettamente collegato al fondo di ripresa dell'UE.

L'Ungheria non ha ancora sbloccato la sua quota del fondo a causa di preoccupazioni di lunga data relative allo Stato di diritto, che, secondo la Commissione, rimangono irrisolte.

Una proposta annacquata è sul tavolo dei capi di Stato e di governo Ue che si riuniscono a Bruxelles per un vertice straordinario dedicato all'energia e alla guerra in Ucraina.

Per quasi un mese, i 27 hanno lottato per trovare un compromesso per smettere di acquistare petrolio russo. E anche se un accordo sembra più vicino, due giorni di vertice potrebbero non bastare.

Così ursula von der Leyen:  "Non ci siamo ancora. Ma di sicuro qualcosa è maturato. Le mie aspettative sul fatt che sigiunga a soluzione nelle prossime 48 ore sono basse. Ma sono fiduciosa che dopo ci sarà una possibilità".

L'ultima proposta è vietare il petrolio consegnato dalle navi, che rappresenta i 2/3 delle importazioni, entro la fine dell'anno. Ma per consentire il transito attraverso il gasdotto Druzhba che serve Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Ma il primo ministro ungherese, Viktor Orban, chiede ancora garanzie:  "È un buon approccio, ma abbiamo bisogno di una garanzia che in caso di incidente con l'oleodotto che attraversa l'Ucraina, dovremmo avere il diritto di ottenere il petrolio russo da altre fonti. Se lo otteniamo, va bene".

Altri Stati membri sono ancora preoccupati in quanto ciò potrebbe significare distorcere la concorrenza perché alcuni paesi trarrebbero vantaggio dall'acquisto di petrolio russo più economico.

L'UE è sotto pressione e ha bisogno di un accordo per mantenere la sua credibilità nel sanzionare la Russia...

Dice Krišjanis KARIŅŠ, Primo Ministro lettone: "Ricorderò ai miei colleghi il quadro generale e il quadro generale è che dobbiamo impedire alla Russia, di continuare a finanziare la guerra".

I leader dell'UE stanno anche discutendo della situazione in Ucraina e hanno invitato il presidente ucraino Volodimir Zelensky a parlare al vertice in videoconferenza. Dovrebbero approvare un pacchetto di aiuti per l'Ucraina di 9 miliardi di euro.

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