Ue, Gentiloni: crescita populismo di pari passo con debito pubblico

Pol/Vlm

Roma, 26 nov. (askanews) - Intervistato dal Foglio, nell'ambito della festa organizzata dal quotidiano diretto da Claudio Cerasa, Paolo Gentiloni, indicato come commissario all'economia all'interno della prossima commissione europea, spiega perché il populismo e il debito pubblico sono direttamente collegati: "Se mi preoccupa di più la crescita del populismo o la crescita del debito pubblico? Vanno di pari passo e una delle cure migliori per limitare i rischi della crescita del populismo è quella di tenere sotto controllo il debito pubblico. Negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati alterni e insufficienti, ma almeno c'era l'impegno a tenere in ordine i conti pubblici. Quest'impegno è tornato a esserci grazie alla svolta del governo. La crescita del debito è lievito per la crescita del populismo, sono due fenomeni collegati".

E le critiche di Salvini sul fondo salva stati? "Verrebbe facile dire che Salvini si sta autodenunciando perché all'epoca era vicepremier. Io sono stato all'opposizione del governo gialloverde ma considero accettabile il risultato della trattativa sulla riforma del meccanismo europeo di stabilità. Nei negoziati europei ed internazionali non ci sono risultati del tutto ottimali ma all'epoca c'era un tentativo di portare la riforma in una direzione inaccettabile per l'Italia, e questo tentativo non è andato in porto. Ha fatto bene il ministro Gualtieri a difendere un'intesa siglata dal governo precedente.E' singolare che chi faceva parte del governo gialloverde e ha avuto un ruolo così strategico ora attacca l'intesa e temo che questo faccia parte di un contesto di azioni contro l'Ue di cui dobbiamo essere preoccupati".

"La cosa non è solo singolare ma è anche un po' autolesionista. I livelli di difficoltà del sistema bancario italiano oggi sono inferiori a qualche anno fa e non molto diversi da altri paesi europei. Perché dobbiamo dare l'impressione di stare nell'anticamera di un intervento da parte del fondo salva stati, a cui non abbiamo fatto ricorso nemmeno in anni molto più difficile di quelli attuali? Penso che questo dibattito sia rispettabile sul piano tecnico ma tradotto in una discussione politica che trasforma l'accordo in una specie di Caporetto per il nostro paese finisca per dare una visione pessimista e ingiustificata del nostro stato e della nostra economia. Queste rappresentazioni hanno conseguenze sui mercati perché tutti leggono i giornali e prendono sul serio ciò viene detto", conclude l'ex premier.