Ue, Padoan: Gentiloni ad Affari economici segno fiducia Italia

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Roma, 10 set. (askanews) - A meno di sorprese, l'ex premier Paolo Gentiloni sarà il nuovo commissario europeo per gli Affari economici. "Se Gentiloni ottiene questo portafoglio, per l'Italia è una grande soddisfazione e un segno di fiducia importante", dice l'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a Circo Massimo, su Radio Capital. Per la legge di bilancio, l'impostazione pluriennale e il rispetto del patto di stabilità ci sarebbe confronto diretto fra Gentiloni e il ministro dell'Economia Gualtieri: questa situazione rischia di far innervosire gli altri Paesi europei? "Dico di no perché conosco molto bene ambedue, avendo lavorato con entrambi - risponde il deputato Pd -. Sanno cosa significa appartenere a istituzioni diverse ma che dialogano, quindi non vedo problemi di questo tipo".

Nonostante l'accordo di governo fra Pd e 5 stelle, Padoan continua a restare scettico sulle due misure principali della scorsa manovra economica: "Penso che quota 100 sia una misura sbagliata, non perché non bisogna agevolare chi ha i requisiti per anticipare la pensione ma le cose si possono fare in altri modi. La misura ha due problemi - spiega - essendo di carattere strutturale, almeno per fin quando è finanziata, indebolisce la sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici e dei conti previdenziali; e, inoltre, non è affatto detto che possa far aumentare l'occupazione giovanile - le cifre che si conoscono dicono che, se va bene, per ogni tre pensionati c'è un'assunzione. Se c'è una cosa che ho imparato nella mia attività di ministro è che le politiche si possono cambiare, ma bisogna farlo con la gradualità opportuna perché altrimenti si producono strappi. Fare il phasing out di quota 100 richiede i tempi giusti per evitare traumi. Ci sono tutte le modalità per una transizione leggera, ma nel lungo termine questa cosa dovrebbe essere tolta di mezzo".

E il reddito di cittadinanza? "Ho sempre detto che è contro la banale logica economica cercare di fare con lo stesso strumento due cose, aiutare i redditi delle persone più deboli e mettere in moto il meccanismo di ricerca sul mercato del lavoro. Bisogna aiutare chi è ai margini del meccanismo di crescita, e questo lo faceva il REI, e quindi si potrebbe riprendere quella logica rafforzandola", dice l'ex ministro, "Quanto al mercato del lavoro, meccanismi di aiuti a chi cerca lavoro devono essere disegnati e fatti in modo accurato ma non necessariamente con uno strumento che si chiama reddito di cittadinanza".