Ue: restano i nodi ma i leader sono 'fiduciosi' sull' accordo

Massimo Maugeri
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AGI - Al quarto giorno di vertice, al momento il secondo più lungo della storia della Ue dopo quello di Nizza del 2000 che si concluse dopo cinque giorni, i leader tornano al tavolo per cercare di arrivare a un accordo sulla risposta europea alla più grave crisi economica della storia del Vecchio continente causata dalla pandemia di coronavirus. Dopo le trattative aspre e drammatiche dei giorni e delle notti scorse, i 27 arrivano all'Europa Building, la sede del Consiglio dove si sta svolgendo il summit, con qualche speranza in più. La cautela resta e i nodi da sciogliere restano diversi e non tutti semplici, ma la possibilità di chiudere sembra più a portata di mano rispetto alle scorse ore. L'inizio del vertice, previsto per le 16, slitterà alle 18, per consentire al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, "un ulteriore giro di telefonate e briefing tecnici", informa il suo portavoce. Michel dovrebbe presentare un nuovo progetto di compromesso alle capitali, meno ambizioso della proposta iniziale.

Un documento dal quale ripartire e che prevede diverse novità, a cominciare dalla composizione del Recovery Fund, che per venire incontro alle richieste dei frugali, sarà tagliato nella parte relativa alle sovvenzioni, che saranno pari a 390 miliardi di euro contro i 500 previsti inizialmente e i 450 e poi i 400 dei negoziati successivi). "Non possiamo più tergiversare dobbiamo finalizzare il tutto", dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che parla di "cauto ottimismo" per un'intesa. Ci sono "possibili speranze di un compromesso", aggiunge il presidente francese Emmanuel Macron, "nulla è stato ancora finalizzato, quindi rimango estremamente cauto". Stessa cautela di Angela Merkel secondo cui c'è "la speranza che un accordo possa essere raggiunto oggi". "Fiducioso" anche il premier spagnolo Pedro Sanchez.

La riduzione del volume delle sovvenzioni rappresenta un nuovo passo nella direzione delle richieste dei cosiddetti paesi "frugali" (Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria) e Finlandia, che hanno bloccato ogni possibilità di accordo fin dall'inizio. Il primo ministro olandese Mark Rutte ha ammesso che sono stati compiuti progressi, "non abbiamo ancora trovato una via d'uscita, potrebbe ancora fallire. Ma sono più ottimista di quanto non fossi questa notte", ha detto Rutte. Ottimista anche il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz: "Siamo sulla buona strada", sono "molto ottimista sul fatto che saremo in grado di chiudere", aggiunge Kurz che canta vittoria per la "chiara riduzione" dell'importo delle sovvenzioni, e per il "forte aumento" dei rebates, gli sconti di cui godono i frugali (e la stessa Germania).

"Ho l'impressione che i leader Ue vogliano davvero un accordo, stanno mostrando reale volontà di trovare una soluzione, un accordo ci serve per i cittadini, per la Ue. Non ci siamo ancora ma le cose si muovono nella giusta direzione", ha aggiunto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il Recovery Fund resta quindi il punto principale al tavolo delle trattative, ma non l'unico. Se i 27 riusciranno ad arrivare a un compromesso sulla nuova proposta di Michel dovranno poi discutere di condizionalità legate al rispetto dello Stato di diritto (su cui resta l'opposizione dei Visegrad, soprattutto Ungheria e Polonia) e di clima.