Verso slittamento a dicembre per Commissione von der Leyen

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(di Tommaso Gallavotti) - Sta diventando sempre più improbabile che la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen si insedi il primo novembre, come inizialmente previsto. L'insediamento potrebbe slittare al primo dicembre: i tempi si stanno facendo sempre più stretti, perché si possano concludere entro fine mese le procedure necessarie ad esaminare i tre commissari mancanti, quelli della Francia, dopo la bocciatura di Sylvie Goulard da parte del Parlamento Europeo, e quelli della Romania e dell'Ungheria. I candidati degli ultimi due Paesi, Rovana Plumb e Laszlo Trocsanyi, non sono neanche riusciti ad arrivare all'audizione nel Parlamento Europeo, perché la commissione Giuridica li ha giudicati inidonei all'incarico, a causa di conflitti di interesse. 

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Ieri la portavoce capo della Commissione Europea ha confermato che von der Leyen non ha ancora i candidati commissari né della Francia, né della Romania, né dell'Ungheria. L'ex ministra della Difesa tedesca è "in contatto con le capitali" per arrivare alla designazione.  

Von der Leyen, si apprende da fonti a lei vicine, ha già incontrato il possibile candidato ungherese, l'attuale rappresentante permanente a Bruxelles Oliver Varhelyi, ma manca ancora una candidata donna di Budapest. "Siamo ancora in contatto con il governo ungherese, come con quelli degli altri Stati che mancano". E in Romania ieri è caduto il governo di Viorica Dancila, il che non velocizza le cose.  

La designazione dei candidati da parte dei Paesi è un primo passo necessario perché possa partire la procedura di selezione: colloquio del candidato con la presidente della Commissione; verifica delle competenze e della sua adeguatezza al portafoglio assegnato (Industria, Mercato Interno e Difesa per la Francia, Allargamento e politica di vicinato per l'Ungheria, Trasporti per la Romania); invio della dichiarazione relativa ai possibili conflitti di interesse; esame delle stesse da parte della commissione Juri; audizione del commissario designato nella commissione, o nelle commissioni, competente/i e, se va bene, via libera.  

Se invece va male, vengono inviate al candidato domande scritte; se anche le risposte scritte sono insoddisfacenti, allora c'è una seconda audizione. Se va bene, il candidato passa; in caso contrario, si ricomincia daccapo. Una volta completata la squadra, questa deve essere votata dalla plenaria del Parlamento, a Strasburgo. In teoria, tutta questa procedura si può fare in un paio di giorni, posto che le audizioni vadano bene. Ma la stessa von der Leyen ieri ha dichiarato che serve "tempo" per "preparare le prossime tappe con attenzione".  

E' probabile che si voglia evitare di ripetere un calcolo rivelatosi errato come la scelta di Sylvie Goulard, la cui responsabilità Emmanuel Macron ha scaricato sulle spalle della presidente eletta. Presidente eletta che, ha spiegato la portavoce capo Mina Andreeva, preferisce mantenere "confidenziali" i contenuti degli scambi avuti con i leader dei Paesi membri.  

Goulard è rimasta vittima delle battaglie tra i gruppi parlamentari: pur essendo una candidata preparata, dal 'pedigree' europeista e sulla carta piuttosto forte, la lettura prevalente a Bruxelles è che abbia pagato il prezzo dell'abbattimento degli Spitzenkandidaten nel giugno scorso, e in particolare dello Spitzenkandidat del Ppe Manfred Weber, per mano di Emmanuel Macron (con l'assenso, meno sul proscenio, di Angela Merkel). I Popolari, e non solo loro, aspettavano Macron al varco, e hanno reso pan per focaccia.  

Anche se, in realtà, sugli Spitzenkandidaten, i candidati di punta dei partiti europei, sono gli stessi partiti ad essersi incartati: dopo il voto delle europee, c'erano almeno due Spitzenkandidaten che rivendicavano il diritto alla presidenza della Commissione, Weber perché candidato del primo partito, il Ppe, e Frans Timmermans, in forza della maggioranza in Parlamento. Il principio andrà precisato meglio, ritengono autorevoli osservatori, per essere preservato.  

Allo stato, sono i cosiddetti sovranisti che sembrano aver avuto la vista lunga. La leghista Mara Bizzotto già il 4 ottobre aveva detto che "avanti di questo passo chissà se" von der Leyen "entrerà mai in carica. Prepariamo i popcorn" per il 23 ottobre, aveva aggiunto. "Vediamo l'estrema difficoltà dei partiti tradizionali nel mantenere il consenso e l'unità interna", aveva osservato, dal canto suo, il presidente del gruppo Identità e Democrazia Marco Zanni. 

In ogni caso, ora il tempo stringe: "Abbiamo parlato con il Parlamento - si apprende da fonti vicine alla presidente eletta - i passaggi sono i seguenti: prima gli Stati devono indicare i nomi mancanti. Poi ci possiamo sedere con il Parlamento e parlare di una nuova tempistica". "Più tempo ci vuole per il primo passo, più diventa improbabile il primo novembre" come data di insediamento della Commissione, osservano le fonti.  

Il voto in plenaria era atteso per il 23 ottobre, a Strasburgo. Come anticipato ieri, è probabile che slitti alla plenaria di novembre, dal 25 al 28, e quindi che l'insediamento sia il primo dicembre. Del resto oggi la portavoce capo ha detto chiaramente che non sarebbe un dramma: "Se ci sarà un ritardo, la Commissione rimarrà in carica per gli affari correnti. E' già successo tre volte, se non sbaglio", ha detto. La Andreeva, a domanda, non ha precisato se gli affari correnti includano anche il semestre europeo, e quindi l'esame della manovra economica 2020.  

A questo punto, potrebbe essere il commissario Pierre Moscovici, e non Paolo Gentiloni, a presentare le previsioni d'autunno, all'inizio di novembre. E quindi, ancora per un paio di mesi, potrebbe venire 'pedinato' dai giornalisti italiani che, come ha detto a Lussemburgo, lo "inseguono ovunque".