Uffizi, storica vittoria giudiziaria contro bagarinaggio online

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di Paolo Martini  

Storica vittoria giudiziaria delle Gallerie degli Uffizi contro il bagarinaggio online. Per la prima volta in assoluto un tribunale americano ha vietato l'utilizzo da parte di terzi dei domini Uffizi.com, Uffizi.net, Uffizigallery.com, Uffizigallery.net, Uffizigallery.org e altri simili. Questi siti sono stati fino ad oggi sfruttati per vendere biglietti del museo a prezzi maggiorati, usando indebitamente il nome Uffizi per trarre in inganno i visitatori. Ora potranno essere utilizzati solo ed esclusivamente dall'istituzione stessa, ovvero le Gallerie degli Uffizi, che ne sono unici legittimi titolari e sono presenti in rete con il proprio sito ufficiale Uffizi.it. Lo rende noto la stesso museo di Firenze con un comunicato. 

Non si è trattato di un contenzioso qualsiasi: dietro il fenomeno del bagarinaggio online girano somme enormi, guadagni sottratti alla collettività che vanno a finire nelle tasche dei furbetti del web, spiega il direttore del museo fiorentino, Eike Schmidt, che pochi giorni fa ha festeggiato il record assoluto di visitatori, che nel 2019 sono stati 4.391.895 (+33,2% rispetto al 2015).  

Gli Uffizi si sono dunque trovati a fronteggiare la prima battaglia giudiziaria internazionale del Mibact mai combattuta su questo fronte, e hanno vinto su tutta la linea. A pronunciare la sentenza, dopo un braccio di ferro processuale partito subito dopo l’arrivo di Eike Schmidt alla direzione degli Uffizi, è stato poche ore fa il Tribunale Federale dell’Arizona.  

Al centro della battaglia legale, la disputa tra il museo fiorentino e la società BoxNic Anstalt, che in Arizona aveva registrato numerosi domini contenenti il nome degli Uffizi. La società li ha utilizzati per anni a proprio esclusivo profitto, esercitando di fatto un’attività di secondary ticketing a danno della Galleria e della sua reputazione. Ma la Corte Federale dell’Arizona ha dichiarato il “superiore diritto del museo” rispetto alla società ad usare nome, marchio e logo degli Uffizi. 

Nell’ambito del processo, per giustificare l’indebito utilizzo del nome e l’abusiva appropriazione di spazi web ad esso connessi, la società BoxNic aveva sostenuto che “uffizi” non fosse termine riferito alla Galleria famosa nel mondo, ma semplicemente la versione antiquata del vocabolo ‘uffici’. Questa argomentazione non ha convinto il tribunale dell’Arizona, che l’ha ritenuta pretestuosa e infondata, giudicando la società colpevole di cybersquatting (occupazione abusiva di spazio informatico), trademark infringement and dilution (violazione e sfruttamento del marchio identitario e commerciale), e unfair competition (concorrenza sleale).  

La sentenza ha dunque imposto a BoxNic il divieto di usare sia il nome che il logo degli Uffizi (anche in versioni simili), nonché di autorizzare altri a farlo, obbligandola a trasferire agli Uffizi stessi, entro 15 giorni, la registrazione dei domini dei quali si era appropriata. La guerra senza quartiere contro il bagarinaggio, fisico e online, è un caposaldo del lavoro di Eike Schmidt, direttore della celebre Galleria, fin dal suo arrivo a Firenze nel 2015. 

"Questa è una vittoria storica, non solo per Uffizi, per il Mibact e per i beni culturali, ma anche per la dignità dei cittadini onesti - commenta oggi il direttore Eike Schmidt - Abbiamo assestato un colpo devastante contro i vampiri della Rete che per anni, come parassiti, hanno illegalmente e in malafede sfruttato il nostro patrimonio e la nostra immagine, sottraendo risorse al bene comune. Ma non solo: questi siti pirata infatti hanno tratto in inganno visitatori di tutto il mondo. La sentenza del Tribunale dell’Arizona segna un precedente internazionale importantissimo, perché da oggi la vita sarà molto più difficile per tutti i bagarini che, da ogni Paese, provano ad arricchirsi con il nostro nome. Adesso siamo pronti ad agire contro ognuno di loro, certi di poter vincere". 

Il direttore Schmidt ha anche voluto esprimere un vivo ringraziamento "all’eccellente dipartimento legale degli Uffizi, all’Ufficio legislativo del Mibact, all’Ambasciata italiana a Washington e al team di legali americani che ci hanno assistito in questa battaglia per difendere il nostro marchio e la cultura italiana nel mondo".