Uil: netta presa di distanza da piano Governo sulla scuola

Red/Apa

Roma, 24 giu. (askanews) - E' una netta presa di distanza, culturale e politica, quella annunciata oggi pomeriggio dalla Uil Scuola rispetto alle politiche che sottendono il piano per la ripartenza presentato dal ministero. Il piano presentato oggi ai sindacati dal ministro dell'Istruzione Azzolina, secondo la Uil, si basa su principi di sussidiariet verticale e orizzontale "che indeboliscono la funzione affidata alle scuole statali del paese", ha detto Pino Turi nel suo intervento nel corso della video riunione.

"Lo dicessero chiaramente: con questo patto si vuole aprire alla privatizzazione della scuola italiana - spiega Turi - L'idea che, alla cura dei bisogni collettivi e delle attivit di interesse generale provvedono direttamente i privati cittadini, attraverso non meglio individuati 'patti educativi di comunit' cosa profondamente diversa dal sistema nazionale di istruzione statale".

"Chi, e con quali finalit, dovrebbe stipulare questi patti? Chi sono i portatori di interessi anche diversificati rispetto a quelli della comunit scolastica propriamente definita? Chi potr avere accesso a questi patti? Si parla di personale educativo responsabile di attivit integrative o alternative alla didattica, con compiti anche di vigilanza. Un modo per scaricare sui dirigenti e sulla comunit educante - ribadisce Turi - la responsabilit di organizzare la riapertura".

Secondo la Uil evidente che la scelta politica " quella di non investire sulla scuola, che dovr cavarsela con ci che ha e su ci che riesce a recuperare dal volontariato e dagli Enti locali che diventeranno i gestori, di fatto, della scuola. Mancanza di investimenti e sovrapposizione istituzionale delle competenze genereranno confusione e scarica barile delle responsabilit. Tutti chiedono la riapertura in presenza. E' questo l'obiettivo - osserva Turi - il piano si basa su una scommessa: che il virus scompaia da solo. Il piano B la didattica a distanza. La scuola non potr ripartire se non ci saranno investimenti finanziari finalizzati a modificare il numero di alunni per classe, all'istituzione di presidi medici per affrontare e gestire eventuali episodi epidemici, a garantire il numero dei docenti e dei collaboratori scolastici che hanno la responsabilit professionale, molto pi dei volenterosi di turno, di questa nuova fase".

La Uil spiega quali sono, a suo parere, i cinque motivi per cui questo piano non riporter gli alunni a scuola a settembre. Innanzitutto, il richiamo letterale all'autonomia delle scuole "non pu nascondere la mancanza di scelte ed indicazioni da parte del decisore politico. Il Ministero sembra deresponsabilizzarsi, inviando alle scuole - a partire dai dirigenti scolastici - l'obbligo e la responsabilit, anche legale, di individuare strade e soluzioni senza gli opportuni investimenti".

Le norme generali sull'istruzione, cosi come i livelli minimi delle prestazioni da offrire a tutti i cittadini, "impongono dei limiti alle scelte che possono effettuare i soggetti che vivono e governano il territorio. L'autonomia delle scuole, anche nel rispetto del valore legale di titoli di studio (ad esempio), non pu curvare i propri curricoli di studio in misura superiore al 20-25%".

Su disabilit e sostegno si fa "un salto indietro agli anni '70. Appare non corretto parlare di 'disabilit': una sorta di passo indietro su ambiti pedagogici che vedono l'Italia nelle primissime posizioni europee e mondiali. I percorsi didattici mirati alla inclusione non possono non tener conto che ogni persona ha proprie abilit diverse". Si deve parlare di diversa abilit, non solo per scrupolo lessicale ma perch non tornino in auge didattiche differenziate - "gruppi speciali di livello". La Scuola italiana ha scelto la strada dell'inclusione, abbandonato strade improntate all'iniquit, fin dagli anni '70.

Sul fronte formazione "le righe sulla formazione sono tutte indirizzate all'utilizzo spinto di dispositivi e procedure. In merito all'uso degli strumenti digitali, la tecnica per diventare tecnologia, ha bisogno di un uso consapevole di strumenti e sussidi. La formazione, allora, deve avere come base gli studi universitari sulla 'media education'".

Infine, sui capaci e meritevoli, e sul rischio del 'digital divide', la richiesta chiara viene dal compito che la Carta Costituzionale affida alla scuola: capacit di progettare e porre in essere azioni compensatrici delle ineguaglianze.