Uk: sei milioni di persone in lista d'attesa. Ma si allentano le restrizioni

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LONDON, ENGLAND - JANUARY 03: Ambulances sit outside the Accident and Emergency department of Guy's and St Thomas' Hospital on January 3, 2018 in London, England. Hospitals in the UK have been advised to postpone all non-urgent operations until the end of January as the NHS struggles to cope with the surge in patients over the winter period. (Photo by Jack Taylor/Getty Images) (Photo: Jack Taylor via Getty Images)
LONDON, ENGLAND - JANUARY 03: Ambulances sit outside the Accident and Emergency department of Guy's and St Thomas' Hospital on January 3, 2018 in London, England. Hospitals in the UK have been advised to postpone all non-urgent operations until the end of January as the NHS struggles to cope with the surge in patients over the winter period. (Photo by Jack Taylor/Getty Images) (Photo: Jack Taylor via Getty Images)

“Non ho mai visto il pronto soccorso così pieno. C’erano oltre 100 persone ed ho dovuto attendere per sette ore”. Fraser Farndon vive a Manchester. In questi giorni, dopo aver avvertito alcuni sintomi da infarto, ha chiamato l’ambulanza per farsi portare in ospedale. Una volta là, però, ha dovuto aspettare molte ore prima di essere visitato. Un’attesa che poteva costargli la vita. In Inghilterra sono tante le persone che da mesi sono costrette ad aspettare anche per lungo tempo prima di essere visitate. Il numero di pazienti in lista d’attesa negli ospedali in Inghilterra ha raggiunto, per la prima volta, i sei milioni, riporta la Bbc. E la quantità di ritardi nelle visite potrebbe essere ancora più grave: i dati infatti, come sottolinea l’emittente britannica, si riferiscono alla fine di novembre, prima cioè che la variante Omicron del virus Covid-19 colpisse il Paese. Dai dati, raccolti dallo stesso governo britannico, emerge anche che circa un paziente su venti tra coloro che sono in lista d’attesa, sta aspettando per operazioni di routine come la chirurgia del ginocchio o dell’anca da ben più di un anno. Nei pronto soccorso la situazione è ancora più grave: nel mese di dicembre, quasi il 27% dei pazienti arrivati ha dovuto attendere più di quattro ore per essere visitati.

Anche nell’occupazione dei letti nei reparti ordinari si sono registrati ritardi record. Più di 120mila persone - quasi uno su tre ricoverati - hanno trascorso più di quattro ore in attesa di un letto. Quasi 13mila pazienti hanno aspettato più di 12 ore, un altro record dal 2010. Gravi ritardi sono stati segnalati anche nelle chiamate d’urgenza per prenotare le ambulanze. Come riporta la Bbc, in media, nel mese di dicembre, ci sono voluti più di nove minuti per i pazienti per riuscire a contattare e prenotare un mezzo d’emergenza. La media è sette. Per raggiungere pazienti con emergenze quali ictus e infarti sono stati invece necessari in media più di 53 minuti, quando è richiesto di impiegarne meno di 18. E il personale delle ambulanze, ormai da mesi, lavora continuamente per riuscire a raggiungere i pazienti in tempo.

Ospedali in emergenza, ma restrizioni allentate

Nonostante la situazione emergenziale negli ospedali dl Paese, il primo ministro del Regno Unito Boris Johnson già nei primi giorni di gennaio ha deciso di alleggerire le misure di emergenza per contenere le curve impazzite di Omicron. Una scelta in controtendenza rispetto agli altri Paesi d’Europa, che invece in queste settimane stanno ricorrendo a nuove misure di sicurezza. “Il Piano B è un approccio bilanciato e proporzionato che ci ha permesso di tenere aperta l’economia più di altre nazioni” ha annunciato circa una settimana fa in Parlamento. Johnson non solo è restato fermo sulla sua posizione è cioè quella di non aggiungerealtre restrizioni oltre a mascherine, lavoro da casa e green pass da presentare solo nei locali affollati. Ha infatti addirittura deciso di allentare le misure di sicurezza: dalla mattina alle 4:00 del 7 gennaio per tutti viaggiatori vaccinati è decaduto l’obbligo di tampone prima di partire per la Gran Bretagna. Inoltre non è più previsto il Pcr (il tampone molecolare) entro il giorno 2 dall’arrivo nel paese con quarantena fino all’esito negativo. Basta invece un tampone rapido. “Dobbiamo rassegnarci all’idea che dovremo convivere con il Covid e per questa ragione il governo britannico farà di tutto per evitare altre misure restrittive contro il dilagare della variante Omicron” ha scritto il primo di gennaio il ministro della Salute Sajid Javid sul “Daily Mail”. Secondo Javid, un qualunque nuovo limite alle libertà delle persone deve essere “l’ultima risorsa assoluta”. L’allentamento delle misure da parte del governo britannico è stato deciso solo cinque giorni dopo che il Regno Unito ha registrato il record dei casi dall’inizio della pandemia: 3.7 milioni di casi tra Natale e Capodanno, quando 1 inglese su 15 era positivo, con il picco a Londra di 1 contagiato su 10 abitanti.

E poco importa se negli ospedali inglesi la situazione già allora e ancora di più ora è ingestibile. In particolare nel nord est dell’Inghilterra dove proprio nella settimana in cui Johnson allentava le misure di sicurezza, si verificava il raddoppio dei ricoveri. “È un momento eccezionalmente carico di lavoro in cui ci ritroviamo con il 10% in meno di personale per via del Covid e siamo molto preoccupati per ciò che potrebbe succedere se e quando Omicron colpirà i più anziani e vulnerabili” spiegava una settimana fa alla Bbc Tom Best, Direttore del reparto terapia intensiva del King’s College Hospital di Londra, dove i 3/4 delle persone ricoverate per Covid non sono vaccinate. Per cercare di diminuire la pressione sugli ospedali il governo si è limitato ad eliminare l’obbligo di Pcr per chi risulta positivo al tampone rapido. E ha deciso un auto-isolamento di 7 giorni per la persona positiva. Isolamento che sarà ridotto a cinque giorni a partire da lunedì, come annunciato ieri dal Segretario alla Salute Sajid Javid. Ma la volontà del governo inglese di non adottare restrizioni non è nuova. Durante quasi tutti i due anni di pandemia l’Inghilterra ha agito in modo differente rispetto agli altri Paesi Ue. E soprattutto negli ultimi mesi ha scelto quasi di “arrendersi” all’aumento dei contagi e delle vittime. A novembre nel Regno Unito c’erano circa 41mila casi al giorno e 150 vittime, ma il governo contava sul numero di somministrazioni, già a quel tempo alto, delle dosi booster. “Naturalmente noi siamo preoccupati da un potenziale rimbalzo della malattia e dobbiamo essere umili di fronte alla natura - aveva dichiarato il primo ministro Boris Johnson - Ma al momento non vediamo nulla nei dati che ci imponga la necessità di passare dal piano A al piano B”. E quella necessità non c’è, evidentemente, nemmeno ora.

La situazione della pandemia nel Regno Unito

È pur vero che nel Regno Unito, ormai da circa una settimana, prosegue il calo dei nuovi contagi da covid. Nella giornata di ieri sono stati registrati 109.133 contagi con 335 morti, in diminuzione rispetto ai 129.000 casi e ai 398 decessi del giorno precedente. Nonostante la crisi negli ospedali, dai dati emerge che i nuovi ricoveri stanno pian piano rallentando. Prosegue intanto la campagna di vaccinazione: sono state somministrate più di 126 mila terze dosi solo nella giornata di ieri, portando il totale a oltre 36 milioni. Il professore Tim Spector, a capo dello studio Zoe Covid, in base ai dati raccolti dal suo centro, ha dichiarato che “l’ondata scatenata dalla variante Omicron del coronavirus ha raggiunto il suo picco e ormai il Paese naviga verso l’uscita dal difficile periodo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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