Ultima battaglia sul super green pass

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The  Italian Premier Mario Draghi during the meeting with the German Chancellor at Palazzo Chigi. Rome (Italy), December 20th 2021 (photo by Samantha Zucchi/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
The Italian Premier Mario Draghi during the meeting with the German Chancellor at Palazzo Chigi. Rome (Italy), December 20th 2021 (photo by Samantha Zucchi/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

Un vertice con i ministri della Salute, Roberto Speranza, dell’Istruzione, Patrizio Bianchi e con il commissario all’emergenza Francesco Figliuolo. Poi un faccia a faccia con il titolare della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Mario Draghi ha passato l’intera giornata assorbito in una girandola di incontri per mettere a punto l’ennesimo decreto Covid, il terzo in tre settimane. Mai come prima il pacchetto di misure allo studio è sotto un fuoco di fila di contestazioni. Da un lato l’estensione dell’utilizzo del super green pass all’intero mondo del lavoro e l’ipotesi di allargare ad altre categorie l’obbligo vaccinale è finito sotto il fuoco di fila di Lega e Movimento 5 stelle. Dall’altro l’intenzione di tenere aperte le scuole è stata duramente contestata da alcuni presidenti di Regione.

Palazzo Chigi al momento tiene sul tavolo tutte le ipotesi. La convinzione del premier è quella che la partita su un obbligo erga omnes sia politicamente insostenibile, ma allo stesso tempo è assolutamente persuaso che per affrontare i prossimi mesi e l’esplosione di contagi dovuti alla variante Omicron si debba necessariamente allargare la platea di chi ha ricevuto il vaccino. Il calcolo è semplice: dello zoccolo duro di oltre cinque milioni di italiani non vaccinati, oltre la metà è in età lavorativa. Rendere obbligatoria il lasciapassare rafforzato anche per andare a lavorare, è la previsione, consentirà una decisa accelerazione delle inoculazioni. Lo scoglio che si trova ad affrontare è la contrarietà di Lega e di una parte del Movimento 5 stelle a una misura che viene reputata estremamente invasiva dai primi, e che non copre disoccupati e inattivi per i secondi.

Dai vertici pentastellati arrivano rassicurazioni: “Non ci sarà nessuno strappo in Cdm”. La faglia si è aperta quando la delegazione governativa guidata da Stefano Patuanelli si è espressa in favore dell’obbligo, preferito al super green pass. Sollevando un’alzata di scudi che ha costretto Giuseppe Conte a convocare un’assemblea congiunta, la cui maggioranza si è espressa per il no all’imposizione per legge del vaccino, ma ha anche manifestato una certa contrarietà nei confronti della carta verde rafforzata. La stessa linea che ha fatto pervenire a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti, che per la Lega sta seguendo la partita. Matteo Salvini continua a tenere un profilo bassissimo, senza toccare l’argomento per evitare incidenti con il premier, ma la posizione della Lega è ben nota a Draghi.

Un grumo di resistenze che forse per la prima volta Draghi non potrà superare con una scrollata di spalle. Domani è prevista una cabina di regia politica, che sarà decisiva per le misure che verranno adottate nel pomeriggio dal Consiglio dei ministri. In quella sede il presidente del Consiglio potrebbe mettere sul tavolo un compromesso, dopo che nelle ultime ore l’ipotesi di un’estensione generale del super green pass sul mondo del lavoro è sbattuta contro tanti no. Un compromesso che vedrebbe investiti dell’allargamento nell’utilizzo del super green pass solo le categorie più esposte al pubblico o che sono considerate più a rischio e dunque di maggior impatto su un sistema sanitaria già sotto pressione, a partire dai dipendenti della Pubblica amministrazione. Un allargamento che potrebbe essere combinato all’estensione dell’obbligo seguendo gli stessi criteri, per un intervento a macchia di leopardo che raggiunga chirurgicamente un effetto il più possibile vicino a quello derivante da misure generalizzate.

Se c’è un tema su cui il governo appare unito è quello di non cedere alla richiesta di molti presidenti di Regione di rinviare la riapertura delle scuole. Draghi e Bianchi si muovono all’unisono, confermando la riapertura per il 10 gennaio prossimo, nonostante i governatori, che si sono riuniti in mattinata, abbiano chiesto che il Comitato tecnico scientifico si esprimesse sull’opportunità o meno di tornare dalle vacanze sfruttando un periodo di didattica a distanza, e che pasdaran come Vincenzo De Luca abbiano annunciato che in assenza di decisioni in tal senso “faranno da soli”. Una linea che è stata confermata anche nel vertice con Speranza e Figliuolo tenutasi nel pomeriggio, nel corso della quale si sono valutate altre proposte delle Regioni, a cominciare dalle regole d’ingaggio per spedire una classe in quarantena (con un caso positivo nelle scuole dell’infanzia, con due nelle primarie e secondarie di primo grado, con tre nelle secondarie di secondo grado), proseguendo per il rafforzamento dell’attività di screening. Misure volte a rafforzare i controlli e a limitare la diffusione dei contagi, ma nessun passo indietro sulla riapertura. Una compattezza che si sgrana velocemente quando si torna a parlare di super green pass. Sarà decisiva la cabina di regia di domani, probabilmente mai come in questo caso le convinzioni di Draghi verranno messe sotto la lente d’ingrandimento dei partiti, in cerca di un compromesso che non scontenti nessuno.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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