Ultime ore per Cop26: il carbone resiste, si punta ad accelerare gli impegni

·4 minuto per la lettura
climate activists demonstrate outside of the COP26 Climate Change Conference in Glasgow on November 12, 2021. - A new draft COP26 statement called on nations to ease reliance on fossil fuels and boost funding to help vulnerable nations face the climate crisis as talks entered their final hours on Friday. (Photo by ANDY BUCHANAN / AFP) (Photo by ANDY BUCHANAN/AFP via Getty Images) (Photo: ANDY BUCHANAN via Getty Images)
climate activists demonstrate outside of the COP26 Climate Change Conference in Glasgow on November 12, 2021. - A new draft COP26 statement called on nations to ease reliance on fossil fuels and boost funding to help vulnerable nations face the climate crisis as talks entered their final hours on Friday. (Photo by ANDY BUCHANAN / AFP) (Photo by ANDY BUCHANAN/AFP via Getty Images) (Photo: ANDY BUCHANAN via Getty Images)

“Net zero, not zero”. Lo striscione che chiede di arrivare a zero emissioni nette al 2050 e non a zero decisioni nette al 2021 apre il corteo di ambientalisti e rappresentanti dei popoli indigeni che percorre gli ampi corridoi della Cop26. È il primo a interrompere l’asettico alternarsi di interventi formalmente e igienicamente inappuntabili all’interno dello Scott Event Campus. Anche i manifestanti hanno la mascherina ma usano parole come “giustizia climatica”, più comprensibili rispetto al lessico tecnico delle Nazioni Unite.

Però è da quel lessico che dipende il nostro futuro. Quindi tanto vale farsi aiutare da un traduttore e provare a decrittare le decisioni che emergono dalla seconda bozza del documento finale arrivata in mattinata, a poche ore dalla presunta conclusione della conferenza Onu sul clima (nelle Cop lo slittamento di 24 ore è quasi la regola). Qualcosa è cambiato: c’è chi dice che ora il testo è leggermente più forte, c’è chi dice che è equivalente. In realtà c’è stato uno scambio: il passaggio sui combustibili fossili è stato edulcorato e quello sui tempi irrobustito.

Il nuovo testo chiede di “accelerare l’eliminazione graduale dell’energia da carbone prodotto senza processi di cattura della CO2 e dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili”. In sostanza si è aggiunta una scappatoia per il carbone (ma le tecnologie di cattura della CO2 sono poco praticate perché costose) e la richiesta di taglio ai sussidi fossili è stata limitata a quelli inefficienti. Difficile però stabilire cosa si intenda per efficienza parlando di filiere energetiche che stanno minando l’abitabilità del pianeta. Resta il fatto che le parole “combustibili fossili” erano rimaste un tabù per 30 anni nei documenti delle Nazioni Unite, bloccate dal veto dei Paesi produttori. La loro presenza (se resterà nel testo finale) è un segnale importante.

L’accelerazione sui tempi

Il fronte ambientalista in cambio ha incassato un’accelerazione sui tempi. Entro il prossimo anno dovrà essere pronta la road map per evitare che l’aumento della temperatura superi la soglia di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. L’anno successivo si verificherà che gli impegni volontariamente decisi dai governi siano sufficienti a raggiungere quell’obiettivo. E poi si faranno controlli ogni anno fino al 2030 per pungolare i Paesi distratti.

In sostanza il nuovo meccanismo sposta l’attenzione sul presente. Pianificare il dopo 2050 è facile perché chi promette non risponderà delle sue azioni. Ma il 2030, dal punto di vista industriale vuol dire oggi. E qui si arriva al punto. Far partire questo meccanismo vuol dire dirottare dai fossili alle fonti rinnovabili e all’economia circolare i trilioni di euro di investimenti pubblici e privati di cui ha parlato Mario Draghi al G20. O meglio: creare le condizioni normative per accelerare questo spostamento già in corso adeguandolo a tempi non trattabili: quelli della stabilità climatica.

Le mangrovie valgono miliardi

Per dare credibilità a questa prospettiva occorre onorare gli impegni passati, cioè completare il versamento di 100 miliardi di dollari l’anno nel periodo 2020 – 2025 per l’adattamento dei Paesi poveri colpiti dalla crisi climatica (ne manca circa un sesto). E pianificare il dopo 2025. Per questo secondo periodo si parla di 1.300 miliardi di dollari l’anno, di cui un centinaio in donazione e il resto in prestiti. Un obiettivo possibile solo se, spostando i 500 miliardi di aiuti pubblici ai combustibili fossili (circa dieci volte di più considerando i danni prodotti), la green economy entrerà in un processo di crescita veloce.

Del resto non agire è più costoso. Secondo un rapporto in via di completamento preparato da esperti di clima dell’Onu (Giec) e anticipato dall’Afp, a Guangzhou, nel sud della Cina, con un ulteriore innalzamento di 20 centimetri del livello del mare i danni potrebbero superare i 250 miliardi ogni anno, se non si rafforzeranno le infrastrutture anti sommersione. In un mondo che subisce un riscaldamento di 2 gradi altre città costiere come Bombay potrebbero essere vittime di disastri simili. Mentre spendere 1,8 trilioni di dollari nei prossimi dieci anni per implementare sistemi di allarme rapido, infrastrutture resilienti e agricoltura, per ripristinare le mangrovie e migliorare l’accesso all’acqua potrebbe generare un beneficio netto di 7.200 miliardi.

Dal punto di vista economico la logica della prevenzione ha senso. Ma per far approvare a Glasgow la cornice che la sostiene bisogna superare ancora vari scogli. “I passi avanti sono piccoli, restano da risolvere i temi della trasparenza delle decisioni, dei trucchi contabili che potrebbero minare il conteggio delle emissioni serra. E c’è un fronte di 120 Paesi che, se non si onorano gli impegni economici passati, è intenzionato a far muro”, spiega Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli