Ultrà travolto e ucciso, pm chiede 16 anni: fu omicidio volontario

fcz
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Milano, 2 nov. (askanews) - Sedici anni di carcere, al netto della sconto di un terzo della pena previsto per la scelta del rito abbreviato: è la richiesta pena avanzata dalla procura di Milano per Fabio Manduca, il tifoso partenopeo accusato di aver travolto e ucciso, mentre alla guida del suo suv, il 39enne Daniele "Dede" Belardinelli durante gli scontri tra ultrà interisti e napoletani scoppiati il 26 dicembre 2018 poco lontano dallo stadio di San Siro prima della partita di campionato tra Inter e Napoli. Secondo i pm Michela Bordieri e Rosaria Stagnaro, titolari del fascicolo che portò all'arresto di Manduca e alla condanna di altri ultrà interisti che parteciparono agli scontri, l'uomo è colpevole di omicidio volontario. Stando alla loro ricostruzione, Belardinelli, capo dei "Blood & Honour", gruppo di ultrà di estrema destra della curva del Varese (la cui tifoseria è gemellata con quella dell'Inter) faceva parte dei tifosi che assalirono la carovana di auto dei tifosi napoletani diretta allo stadio di San Siro. Aveva assunto cocaina e si scagliò contro una Ford Transit, colpendo il finestrino con una mazza o un altro oggetto contundente. Durante l'assalto cadde a terra, fratturandosi una clavicola, e fu investito dalla Renault Kadjar guidata da Manduca. Che, secondo i magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Letizia Mannella, lo travolse volontariamente, così come emergerebbe dei risultati da una consulenza tecnica affidata dalla procura al pool di esperti del dipartimento di Medicina Legale dell'Università degli Studi di Milano guidati da Cristina Cattaneo, l'anatomopatologa che tra l'altro si occupò del caso di Yara Gambirasio. Per la difesa, rappresentata dall'avvocato Eugenio Briatico, fu invece una tragica fatalità. Da qui la richiesta di assoluzione "per non aver commesso il fatto o comunque perchè manca la prova di aver commesso il fatto", ha spiegato il legale ad Askanews. "Ho avuto paura degli scontri, mi sono spaventato e sono scappato. Ma non ho investito nessuno, non mi sono accorto di nulla", si era difeso Manduca intervenendo in aula nel corso dell'ultima udienza. La parola passa al gup Carlo Ottone De Marchi: la sentenza è attesa per il 30 novembre prossimo dopo eventuali repliche dell'accusa e controrepliche della difesa.