Ultrà ucciso a Milano, l'arrestato: non sono stato io a investirlo

Fcz

Milano, 22 ott. (askanews) - "Non sono stato io a investire Daniele Belardinelli. Guidavo la macchina ma al momento degli scontri mi sono limitato a seguire la volante della polizia giunta sul posto". Si è difeso così Fabio Manduca, il 39enne in carcere da venerdì scorso con l'accusa di aver travolto e ucciso, mentre era alla guida della sua auto, il tifoso del Varese Daniele Belardinelli durante gli scontri tra ultrà scoppiati poco lontano dallo stadio di San Siro il 26 dicembre scorso prima della partita di campionato tra Inter e Napoli. Nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Milano Guido Salvini, l'uomo (che ha una dozzina di precedenti penali per associazione a delinquere, truffa, ricettazione, furto e lesioni) ha in pratica respinto tutte le accuse, proclamadosi completamente estraneo.

Manduca ha perfino negato di tifare Napoli, arrivando a definirsi un simpatizzante dell'Inter: "Non sono un vero ultrà. Mi piace l'Inter, tanto che avevo fatto la tessera il 23 dicembre. Sono andato anche a Barcellona a seguire i nerazzurri". Quanto alle altre quattro persone che si trovavano in auto con lui, Manduca ha ammesso di conoscere soltanto Giancarlo Franco, fratello di Vincenzo Franco, ritenuto uno dei leader del gruppo ultrà "Mastiffs" della curva partenopea. "Gli altri 3 - ha fatto mettere a verbale il 39enne - li avevo conosciuti quella stessa mattina".