Umberto Ambrosoli: biografia del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia

Angela Iannone

La Lombardia ha scelto il suo candidato alla Regione per il centrosinistra. Con il 57.6% dei consensi, Umberto Ambrosoli ha vinto le primarie del PD, o primarie "del patto civico", staccandosi nettamente dagli altri due candidati, il giornalista Andrea Di Stefano (che ha ottenuto il 23.3% delle preferenze) e la ginecologa Alessandra Kusterman, con il 19.1%.

"Sono soddisfatto di aver trovato riscontri positivi al progetto che proponiamo - ha dichiarato l’avvocato subito dopo la notizia della sua vittoria - adesso voglio il 100 per cento del consenso. Non intorno a me, ma intorno all’idea che per il centrosinistra proporremo per la regione".

Un programma e un curriculum, quello di Ambrosoli, di tutto rispetto. Nato a Milano nel 1971, si è laureato in Giurisprudenza ed è un avvocato penalista, come il padre, Giorgio Ambrosoli, assassinato nel 1979 da un sicario di Cosa Nostra ingaggiato dal banchiere Michele Sindona, nell'ambito dell’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di cui si stava personalmente occupando.

Il suo nome si trova all'interno di importanti organismi di vigilianza: in Kairos partners SGR e in RCS, dove è anche amministratore indipendente nel consiglio di amministrazione. Non solo: è componente del comitato antimafia di Milano, presieduto da Nando dalla Chiesa e voluto fortemente dal sindaco Pisapia, oltre ad essere all'interno di tre comitati di sorveglianza in procedure di rigore relative ad istituiti e società lombarde, nomine affidategli direttamente dalla Banca d'Italia. Infine, è editorialista ed opinionista per il Corriere della Sera.

I punti forti della sua campagna elettorale sono due, discontinuità dai governi precedenti e legalità. "Faremo questa campagna con la consapevolezza di essere forti, ma non rispetto alla debolezza dei nostri avversari, [...] ma perchè abbiamo delle idee adeguate alle esigenze dei nostri tempi, perché abbiamo a cuore i problemi di tutti, perché siamo liberi, e non siamo legati a centri di interesse o a mentalità dell’affiliazione”. E le idee del suo programma sono essenzialmente queste: investimenti nei settori lavorativi ad alta produttività e strumenti di sostegno per i lavoratori più colpiti dalla crisi, rassettamento del sistema sanitario lombardo, partendo da una riprogrammazione dei criteri di nomina e selezione del personale. E ancora, abbandonare la contrapposizione tra sanità pubblica e privata e attivare il principio della parità di genere all’interno degli organi di governo della Regione.