Elezioni Umbria, Scalzone invita alla piazza

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di Mia Grassi Le elezioni in Umbria si sono concluse da poche ore, ma c'è già chi invita alla mobilitazione. "In piazza, compà. In piazza per essere, e anche esistere. E così, cominciare da subito a dare filo da torcere a 'vincitori' e sconfitti del 'rito cartaceo' che chiamava a pronunciarsi per scegliere da chi esser comandati, governati, trattati a bacchetta". E' quasi un urlo di battaglia quello lanciato su Facebook, già alla vigilia del voto in Umbria, dal ternano Oreste Scalzone, leader storico degli anni '70 e co-fondatore di Potere Operaio. 

Ora, a urne chiuse, interpellato dall’Adnkronos, Scalzone, rivolgendosi idealmente ai 'compagni' che hanno deciso di misurarsi con il voto, spiega: "Lo so che a tanta gente, a volte per così dire anche 'mia', può scattare uno scrupolo estremo alla vigilia di un voto, come l'angoscia del portiere prima del penalty... Ma non capisco coloro che per l'ennesima volta hanno voluto, come per coazione a ripetere, riprovarci a giocare in quel campo postribolare e sanguinolento. E questo per sentirsi, poi, attaccare come ladri e dissipatori di 'voti utili' a maggior vantaggio della 'nemica-Destra', per l'occasione riscoperta come 'il Nemico'. Ma non valeva la pena di fare ancora uno sforzo, e cominciare a sperimentare forme radicalmente fuori?'", si domanda il vecchio leader dell'Autonomia.  

Quanto al campo che definisce “concorrente-mimetico”, Scalzone se la prende in primis con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che definisce “caricatura di Salvini, prima nel Conte uno, e dopo nel Conte 2” e “vero top dell'orrido irriferibile in materia di Giustizia penale, considerate le sue posizioni anche sbraitate in tv su 41bis ed ergastolo ostativo". Il giudizio si estende all’intera “setta 'new age' pentastelluta”, che l’ex leader di PotOp fa rientrare sotto “la vecchia un po' bolsa espressione ‘liberalfascisti’”, insieme con il Pd, la Lega e il suo leader “con la faccia da bruto malignoide” e con “la Meloni e consorteria circostante”. 

Scalzone poi fa un esempio e lancia quello che chiama "un segnale pratico". Dalla Francia, dove è detenuto Vincenzo Vecchi, il no global italiano arrestato l’8 agosto scorso in Bretagna dove viveva da latitante dopo i fatti del G8 di Genova, un 'Comitato di solidarietà' ha messo in circolazione un appello firmato da oltre 450 figure di rilievo dell'intellighentzsjia d'Oltralpe. Ecco, Scalzone sta preparando un 'appello agli appellanti' chiedendo loro "ancora uno sforzo": "Occorrerebbe 'un gesto' - dice -, foss'anche un modesto sciopero della fame, il costo di un digiuno, certo 'a singhiozzo' e non a oltranza, per ricordare nelle mani di chi (oggi col Pd, ieri e magari domani con Salvini) verrebbe rimesso Vincenzo, o chiunque altro. Che apertamente irridono pronunciamenti di Strasburgo, e finanche di Cassazione e Corte Costituzionale italiana".  

Insomma, sia pure con i suoi 72 anni suonati, il vecchio contestatore non ci pensa proprio a mollare la presa: "Creiamo luoghi d'assemblea - esorta -, occupiamo spazi, circoliamo per strade piazze spiazzi giardini, eliminiamo dalle parole nostre termini come 'gli italiani', 'i cittadini', gli sproloqui patriottici, le narrazioni d'inferni e paradisi e pratichiamo invece l'autodifesa: immediata persistente, agguerrita", aggiunge, concludendo con un invito, che, appunto, risulta come un grido di battaglia: "Il non-voto ribelle in piazza, da domani!”.