Un 13enne avrebbe sferrato il violento pugno a Giuseppe, in coma dopo il pestaggio di una baby gang

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
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(Photo: Giuseppe Pio D’Astolfo)
(Photo: Giuseppe Pio D’Astolfo)

I cinque ragazzi denunciati per l’aggressione al 18enne di Lanciano la notte tra sabato e domenica scorsi nell’area dell’ex stazione ferroviaria Sangritana sono tutti cittadini italiani appartenenti alla stessa famiglia rom. A sferrare l’unico violentissimo pugno alla tempia sinistra di Giuseppe Pio D’Astolfo sarebbe stato il più piccolo del gruppo, ancora tredicenne.

Altri due hanno 14 e 15 anni, un quarto ne ha appena compiuti 18 mentre il più grande ne ha 30. Gli unici due maggiorenni sono già noti alla giustizia. I carabinieri della Compagnia di Lanciano li hanno identificati grazie non solo ai testimoni, la coppia di fidanzati che era in compagnia del 18enne e un terzo ragazzo che lo ha soccorso, ma anche ad alcune telecamere che, seppur non puntate direttamente sul luogo dell’aggressione, hanno ricostruito gli spostamenti dei cinque permettendone il riconoscimento.

Intanto migliorano le condizioni del 18enne, ancora ricoverato nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Pescara in prognosi riservata e in attesa di essere svegliato. Futili i motivi dell’aggressione: i cinque, che pare conoscessero la vittima e gli amici, si sarebbero avventati sul 18enne e sulla coppia di fidanzati “infastiditi” dal loro invito ad abbassare la musica. A peggiorare le cose l’abuso di alcol. Colpito con un pugno, fortunatamente di striscio, anche l’amico del 18enne, che se l’è cavata con tre giorni di prognosi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.