Un altro Bergoglio, in libreria un "ritratto inedito" del Papa

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Roma, 6 apr. (askanews) - Il libro "Papa Francesco. Come l'ho conosciuto io" del giornalista Lucio Brunelli (San Paolo) è una testimonianza personale che si offre come ermeneutica del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Lucio Brunelli, 67 anni, laureato in scienze politiche con una tesi su Giorgio La Pira, un percorso di fede schiuso dalla personalità di don Giacomo Tantardini, ha iniziato il suo lavoro giornalistico nel mensile "30 giorni", storica testata diretta da Giulio Andreotti. Dal 1995 al 2014 è stato vaticanista del Tg2. Un anno dopo l'elezione del Pontefice argentino, è stato per cinque anni direttore del telegiornale di Tv2000, la televisione della Conferenza episcopale italiana. Professionista fuori dal comune, uomo dall'umanità rara, ora, in pensione, ha ripreso i fili dell'amicizia straordinaria con il Pontefice argentino, iniziata ben prima che fosse eletto al soglio di Pietro, nel 2005, intessuta di incontri, telefonate, mail, confidenze, e le ha dapprima annotate sotto forma di diario "da condividere con figli, parenti e amici", poi si è risolto a consegnarle al pubblico in questo racconto avvincente ed emozionale. "Un lascito di memoria da predisporre in tempo", scrive Brunelli, "prima di perderla, la memoria", aggiunge con humor. Una motivazione tutta personale, dunque, che si incastona però nell'ottavo anno di un Pontificato che ha già suscitato grandi plausi e grandi avversioni. Si avverte, nelle pagine del libro, l'esigenza di restituire un'immagine del Papa, oggi 83enne, depurata dalle narrazioni che lo hanno fatalmente avvolto, di portare alla luce, scartando le altre, le "sue intenzioni più profonde". Sul filo dei ricordi personali, l'autore racconta in ordine cronologico la nascita e l'evoluzione dell'amicizia con l'arcivescovo di Buenos Aires, l'emozione della sua elezione al conclave del 2013, la sorpresa per il rapporto che continua, gli innumerevoli contatti con il Pontefice per eventi noti -il suo collegamento con i cristiani di Mosul per il Natale 2014, la dichiarazione del Papa a Tv2000 dopo gli attentati a Parigi del 2015 - o per eventi sinora inediti: il Papa che battezza i figli di una signora che ha ritrovato la fede, Francesco che telefona per una confidenza, il Pontefice che non perde la semplicità del rapporto personale anche ora che è uno degli uomini più famosi del globo. Nel libro c'è spazio per più di un retroscena gustoso: quando il Papa parlò, per la prima volta, di "terza guerra mondiale a pezzi", attribuì questa originale trovata lessicale e geopolitica ad un interlocutore; Brunelli si mise alla ricerca di questo misterioso interlocutore per intervistarlo, ma, gli spiegò a un certo punto il Papa, "il misterioso 'qualcuno' non esisteva, l'idea era venuta a lui, ma gli era sembrato inopportuno, lì per lì, attribuirsene in modo diretto la paternità". Anni dopo, Brunelli espone alcuni dubbi sulla comunicazione del suo amico Papa: troppi interventi (omelie, discorsi, messaggi scritti, videomessaggi, interviste), che rischiano di inflazionare e svalutare il peso delle sue parole, e il rischio della personalizzazione eccessiva della figura del Pontefice; Francesco lo chiama e gli dice di "condividere totalmente" questi appunti, confidandogli che si stava impegnando a ridurre gli interventi e che si rendeva conto del rischio di diventare, nel racconto pubblico, "un leader, sì… ma separato dall'istituzione e dal popolo". Di pagina in pagina, poi, Lucio Brunelli ripercorre i sette anni trascorsi precisando, puntualizzando, a volte rettificando la narrazione invalsa del pontificato. E' in queste annotazioni, disseminate con garbo e maestria, che il racconto privato si fa più "politico": il rischio di "fermarsi alla superficie del papa simpatico e 'rivoluzionario' senza capirne la fede"; la considerazione che "per quanti volevano minare la simpatia popolare verso il nuovo Papa era più utile additarlo, alla gente, come un "buonista" favorevole ad una immigrazione selvaggia"; la motivazione dietro la decisione di lavare i piedi ad una trans, un giovedì santo ("Non aveva detto che non si era sentito di depennarlo per una questione di diritti o di libertà sessuale. Non lo aveva depennato semplicemente perché anche lui (o lei) era un figlio di Dio"); il rischio di "una narrazione di papa Francesco tutta e solo centrata sul personaggio Bergoglio, nel migliore dei casi rappresentato come un Superman spirituale che con i suoi superpoteri personali ingaggiava lotte perigliose contro i cattivi del pianeta, tra gli applausi dei giornali. Salvo poi finire - questo prevedeva un certo copione - sopraffatto da intrighi e tranelli orditi proprio a casa sua… una criptonite che gli avrebbe succhiato via le forze e lasciato infine a terra, solo e sconfitto"; la convinzione che le parole pronunciate dal Papa sui gay "vennero forzate, in modo obiettivamente convergente da media progressisti e tradizionalisti"; la sottolineatura dei punti in comune con i Pontefici che lo hanno preceduto e l'elenco dei "mugugni e mormorii, insinuazioni e insulti" indirizzato negli ultimi tempi a Francesco: "Il Papa comunista, Il Papa islamico, il Papa dell'invasione, il Papa eretico. Vecchi mangiapreti e nuovi inquisitori clericali si trovarono a braccetto. Il fastidio delle élite economiche di fronte a un insegnamento irrimediabilmente altro rispetto alle logiche del 'dio denaro' e le esigenze di propaganda delle nuove correnti politiche populiste si saldarono. I social dilatavano le urla". Una contronarrazione, quella di Brunelli, che invece mette in risalto il lato spirituale del Papa, la sua preghiera "molto tradizionale, fatta di rosari, adorazione eucaristica (tutte le sere, dalle 19 alle 20) e novene a santa Teresina del Bambino Gesù, la sua santa preferita", e, soprattutto, la sua "pace", nata da una intensa vita di preghiera (più volte, nel libro, il giornalista lascia la parola al cristiano che si interroga sul "segreto della sua pace"). Con sguardo soggettivo, il giornalista coglie un elemento oggettivo che rimane spesso in ombra: anche da arcivescovo, anche da Papa, Jorge Mario Bergoglo è sempre, fondamentalmente, un padre spirituale, capace di toccare il cuore con una immediatezza umana e un tocco divino che lo rendono unico più di tante altre caratteristiche. Per Brunelli, un uomo di Dio, più che un leader politico, che, a causa della radicalità evangelica, rischia di essere "rigettato" dalla struttura della Curia romana come un "corpo estraneo". E', questa, una preoccupazione non nuova in Brunelli. Egli stesso racconta come già con Benedetto XVI accadde qualcosa di analogo. "Era un momento critico per il Papa tedesco. L'onda di sconcerto per lo scandalo dei documenti segreti trafugati dal maggiordomo nell'appartamento pontificio non si era ancora placata mentre infuriava la bufera per i casi di pedofilia del clero". E il giornalista, all'epoca al Tg2, compone un documentario, intitolato "Benedetto XVI, ritratto inedito", nel quale "non nascondevo questi problemi ma provavo a raccontare un altro Ratzinger - sottolinea -, non il 'Panzerkardinal', il 'pastore tedesco' pronto ad azzannare ogni parvenza di eresia, ma il Papa della profondità e della mitezza. Lo facevo attraverso le testimonianze di personaggi che non ti aspetti in un racconto su Ratzinger: un detenuto anarchico malato di Aids, una signora rom sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, il capo degli ambulanti ebrei di via della Conciliazione e due intellettuali marxisti, Mario Tronti e Giuseppe Vacca… Una compagine strana e variegata di persone di certo poco 'ratzingeriane' ma che dopo l'incontro con Benedetto avevano rivisto tanti loro pregiudizi e cliché". Anni dopo, è un altro "ritratto inedito", privato e al contempo politico, che Lucio Brunelli consegna al futuro, quello, si direbbe, di "un altro Bergoglio". Solo appunti personali, già la traccia per una storia appassionata del pontificato.

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