Un altro muro in Ue. La Polonia indisturbata alzerà la barriera anti-migranti

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(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
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Per Alexander Lukashenko e chi collabora con lui sul traffico di migranti usati come ‘armi’ contro l’Unione Europea, Bruxelles decide nuove sanzioni. “Un nuovo pacchetto di sanzioni, il quinto, sarà finalizzato nei prossimi giorni”, annuncia l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue Josep Borrell al termine della riunione dei ministri degli Esteri europei sulla crisi migratoria lungo il confine orientale dell’Ue. Ma alla Polonia, epicentro delle tensioni lungo la frontiera con la Bielorussia, non basta. Varsavia nemmeno insiste in Consiglio sulla richiesta di usare fondi europei per la costruzione di un muro al confine. Semplicemente, passa alle vie di fatto, come la Lituania: a dicembre il governo nazionalista di Morawiecki avvierà la costruzione dell’opera. Ben 180km di barriera lungo la frontiera con la Bielorussia, costo 353 milioni di euro. Sarà completata per la metà del 2022.

La diplomazia europea è intant in azione per una ‘de-escalation’ al confine orientale. Si ritrovano d’accordo su questo obiettivo Vladimir Putin e Emmanuel Macron, che si sentono al telefono. In serata, Angela Merkel sente Lukashenko.

Ma il muro è la novità assoluta: che venga finanziato da fondi europei o meno, ormai sta per diventare realtà. L’Unione Europea, che si è estesa a est con l’annessione delle ex Repubbliche sovietiche dopo la caduta del muro di Berlino, ora si blinda proprio con un muro lungo il confine orientale. La decisione è del governo polacco, che, secondo i regolamenti europei, ha competenze sulla gestione delle frontiere come ogni altro Stato membro. Ma Bruxelles non oppone alcun ragionamento di tipo etico e morale. Per ora riesce solo a fermare la richiesta polacca di fondi europei per il muro, anche se su questo Varsavia ha già incassato il sostegno di altri 11 Stati, nonché del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. La Commissione Europea resta contraria. Oggi in Consiglio non se ne discute, apprende Huffpost da fonti europee. Ma nessuno a Bruxelles si sogna di condannare la scelta della Polonia di costruirsi il suo muro. Anzi tutte le istituzioni europee solidarizzano con la Polonia, sotto attacco da parte di Lukashenko, che, è sicuro Borrell, “non potrebbe fare quello che ha fatto senza il supporto della Russia…”.

E allora, tra un mese esatto a Varsavia verranno firmati i contratti per la costruzione del muro. I lavori cominceranno subito dopo. Costo: 353 milioni di euro per 180 chilometri di barriera, circa la metà della lunghezza totale del confine tra Polonia e Bielorussia. Fine lavori: nella prima metà dell’anno prossimo. Il Parlamento polacco ha già dato il suo benestare. Dal ministero degli Interni di Varsavia sottolineano che si tratta di “un investimento strategico e prioritario per la sicurezza della nazione e dei suoi cittadini”.

L’annuncio viene dato proprio mentre a Bruxelles sono riuniti i ministri degli Esteri e della Difesa. E la notizia si impone sulle sanzioni decise nel summit e anche sulla scelta di non invitare la Bielorussia alla riunione del partenariato orientale dell’Ue. “Abbiamo lasciato una sedia vuota con un cartello di vicinanza alla popolazione della Bielorussia”, dice Borrell.

Palliativi di una Unione che ancora deve affilare le armi per rispondere ad un “attacco ibrido” - sempre parole di Borrell - come quello messo in campo da Lukashenko con i flussi organizzati di migranti verso l’Europa. “Dobbiamo prepararci a queste situazioni ibride, ambigue, non bianche e nere, ma con tanti livelli di conflitto”, dice l’Alto Rappresentante prima di partecipare alla riunione con i ministri della Difesa per la discussione del progetto di difesa comune europea, presentato la scorsa settimana dalla Commissione. Ma il dibattito è solo all’inizio. “Dobbiamo vedere se c’è consenso - ammette Borrell - le tensioni in corso con la Bielorussia sono il perfetto esempio” di situazione in cui servirebbe una forza comune europea di intervento.

L’idea è di approvare lo ‘strategic compass’ sulla difesa comune al Consiglio europeo di marzo, che sembra una data maledettamente lontana rispetto alle tensioni sul confine orientale, diventate incandescenti nel giro di pochissimo tempo.

Alla vigilia delle riunioni odierne, Borrell parla al telefono con il ministro degli Esteri bielorusso. Riesce solo a strappare un certo impegno per il rimpatrio dei migranti intrappolati al confine. “Non potranno entrare in Europa ma non possono morire congelati lì - dice l’Alto rappresentante - hanno bisogno di assistenza umanitaria con le agenzie dell’Onu”. Giovedì partirà un primo volo di rimpatri per Baghdad, dove oggi è in visita il vicepresidente della Commissione Europea Margaritis Schinas, nel suo tour tra i paesi arabi per cercare di fare terra bruciata intorno a Lkukashenko. Il punto, continua Borrell, è che Minsk “non ammette le proprie responsabilità”.

Malgrado il lavoro diplomatico, la situazione resta tesa. Prima della telefonata con Merkel, Lukashenko minaccia ritorsioni per le nuove sanzioni europee. “Reagiremo, non scherzo”, promette. Mosca lo difende: non è assolutamente corretto attribuire a Lukashenko l’intera colpa della crisi, dice il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, prima del colloquio di Putin con Macron. A Bruxelles cresce la preoccupazione per i movimenti militari russi ai confini con l’Ucraina. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg frena, dopo un incontro con il ministro degli esteri dell’Ucraina Dmytro Kuleba a Bruxelles. “Non c’è nessuna minaccia imminente di un attacco a nessun paese membro della Nato - dice - Tuttavia vediamo una situazione molto difficile” riguardo “all’Ucraina” e al “confine della Polonia e la Bielorussia” e “siamo solidali con i nostri alleati”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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