Un anno dal rogo nel Montiferru: il destino degli animali

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Santu Lussurgiu (Oristano), 25 lug. (askanews) – Si vedono ancora le tracce del fuoco sul Montiferru ma la natura rinasce dove un anno fa l’incendio nell’oristanese aveva distrutto diciassettemila ettari di bosco, uno dei peggiori roghi della storia della Sardegna, che però non ha ucciso nessuno, o meglio, nessun umano. Il destino degli animali nel fuoco è stato analizzato in un convegno organizzato dalla Onlus Effetto Palla e dall’agenzia sarda Forestas, a Santu Lussurgiu.

Il sindaco Diego Loi spiega: “Grazie anche al ragionamento che facciamo con la Effetto Palla ODV, ci ricorda quanto il territorio sia stato depauperato da una delle sue risorse principali che nell’ambito del bosco è quella della fauna”.

Incendi spesso di natura dolosa, come anche quelli che sconvolgono tutto il territorio nazionale. Il direttore generale dell’agenzia Forestas, Maurizio Malloci: “Gli animali che hanno trovato la morte sono stati centinaia se non addirittura migliaia. Alcuni si muovono rapidamente come i cervi e hanno avuto il tempo di scappare e rifugiarsi in luoghi sicuri”.

Ma non i cuccioli come i cerbiatti, né le lepri o le pernici. L’azione umana altera le dinamiche anche per gli anfibi e per gli insetti, essenziali per il riciclo e per la fertilità del terreno. Roberto Pantaleoni, docente di Entomologia agraria a Sassari: “Quello che probabilmente abbiamo perso per sempre sono le specie endemiche, le specie che vivevano solamente in aree ridotte, in Sardegna ce ne sono molte e sono anche sconosciute; probabilmente abbiamo perso delle specie che ancora non avevamo studiato”.

La Onlus Effetto Palla e i veterinari della Clinica Duemari di Oristano un anno fa lavorarono senza tregua per fornire cibo agli allevatori e curare circa duecento animali ustionati. Molti selvatici, come i cinghiali sopravvissuti per giorni con le zampe bruciate nei ruscelli.

Monica Pais, presidente della Onlus e chirurga della Clinica Duemari: “Abbiamo diversi animali che purtroppo non potranno essere liberati, fra questi due cerve, lepri, conigli, ricci e una volpe, Metà, che è la coautrice del mio ultimo libro, per i quali vorremmo realizzare una sorta di fattoria didattica interattiva, un posto dove animali e uomini si raccontino le sofferenze reciproche e l’aiuto che reciprocamente si possono dare”.

Sul monte oggi c’è anche il primo abbozzo della nuova opera d’arte che Michelangelo Pistoletto ha dedicato alla tragedia: “Il terzo paradiso”, tre anelli di tronchi bruciati, simbolici del rapporto fra uomo, animali e natura.

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