Un anno di De Magistris, tra successi ed eccessi

Luigi De Magistris è al timone di Napoli da poco più di un anno. E il bilancio per l'ex magistrato dell'Italia dei Valori oscilla tra i successi – soprattutto d'immagine – e le sparate. Ma rispetto al passato il cambiamento si vede.

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Svolta culturale. Parte dallo sport la svolta della nuova giunta napoletana. Perché in pochi mesi il capoluogo campano ha saputo riscoprirsi al centro del mondo, portando nelle proprie acque e sulla terra ferma eventi importanti. Dalla Coppa America, la cui tappa napoletana è stata un successo organizzativo e di pubblico, alla Coppa Davis, che presto vedrà gli azzurri scendere in campo. E l'anno prossimo De Magistris ha promesso di portare l'Italia del rugby allo Stadio San Paolo. Probabilmente contro l'Argentina e non è detto che – problemi col fisco permettendo – non vi sia una passerella per l'eroe di Napoli, Diego Armando Maradona. Insomma, lo sport che conta torna, dopo troppo tempo, a far tappa a Napoli.

Una città più europea. Il traffico è, insieme all'immondizia, il problema principe della città. Se la seconda appare una montagna ancora troppo difficile da scalare per il sindaco dipietrista, così non appare la prima. Seppur tra chiaroscuri. La prima Zona a traffico limitato che valorizza piazza Dante e la pista ciclabile progettata per tagliare tutta la città ed essere punto di riferimento per cittadini e turisti sono sicuramente due vittorie per la Giunta De Magistris. Meno, però, la Ztl della Chiaia, che ha provocato una vera e propria sommossa popolare tra i cittadini e i pendolari. Il flop è stato incredibile, con servizi pubblici scomparsi, traffico impazzito, mentre come detto non è stata data risposta alla crisi rifiuti. La mancanza di un termovalorizzatore e di una discarica fa pesare sulle altre regioni e sull'Olanda il peso di un'incapacità che l'attuale amministrazione ha ereditato, e mantenuto, dal passato.

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Spaccature interne. Come in altre città, come Milano, anche il centrosinistra napoletano mostra le sue troppe sfaccettature e la difficoltà – ormai endemica – di tenere unita una maggioranza troppo diversa e variegata. Così scoppiano nel corso dei mesi i casi Raphael Rossi, Giuseppe Narducci e Alfredo Romeo. Tre nomi su cui difficilmente possono trovarsi d'accordo la parte più estrema della sinistra di governo, il giustizialista De Magistris e la componente, invece, ancora legata ai nomi di Bassolino e Russo Iervolino, che hanno una visione ancora clientelare e d'interesse della cosa pubblica. Dimissioni, cacciate e crisi minacciate hanno, così, accompagnato l'ex magistrato in tutto questo primo anno, rendendo la sua maggioranza sempre in bilico.

Gaffe ed eccessi. Ma al di là dei meriti concreti, il primo anno della rivoluzione di De Magistris a Napoli è stata anche caratterizzata da gaffe, personalismi eccessivi e qualche tentativo di strafare andato a male. Dalla cooptazione, poi apparsa forzata, di Roberto Vecchioni per il Forum della Cultura, presentato in pompa magna e poi miseramente fallito, al mitico video – uno dei pezzi forti di Youtube negli ultimi mesi – dove De Magistris invita l'attore italoamericano Al Pacino a Napoli ed esordisce con un amichevole “Hallo, Al” che lascia quantomeno basiti. Arrivando poi agli ultimi giorni, dove sul suo profilo Twitter ha postato il messaggio. “È ora di scassare l'ordine costituito neoliberista e realizzare una società fondata sulla giustizia. W la rivoluzione”. Per qualcuno un tono un po' troppo eccessivo per un sindaco che deve ancora dimostrare di saper governare una città. E per capire che aria tira a Napoli, basta vedere cosa dice Vittorio Vasquez, capogruppo di una delle liste civiche che appoggiano De Magistris e nome di spicco della sinistra napoletana. Parlando del bilancio di un anno di governo, infatti, Vasques afferma: “Da buon sessantottino darei un 6 politico”. Non un bocciatura, ma di certo non una promozione.

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