"Un cartello da Calenda a Fratoianni, o saremo spazzati via". Intervista a Matteo Orfini

Alessandro De Angelis
Orfini

Ecco Matteo Orfini, che stavolta non ha seguito Matteo Renzi: “Perché è un errore, che rischia di danneggiare non solo Renzi, ma l’intero campo progressista. Siamo in uno dei momenti più drammatici della sinistra italiana”. Inizia così una conversazione con l’HuffPost, in cui il capocorrente dei “giovani turchi” propone un contenitore all’americana: “Da Calenda a Fratoianni, altrimenti saremo spazzati via. Lo dico proprio nel momento più difficile”.

 

Diceva: uno dei momenti più drammatici della sinistra italiana. Non le sembra eccessivo?

No, ed è reso ancora più drammatico dalla sottovalutazione che il gruppo dirigente del Pd fa in queste ore di ciò che è accaduto e che rischia di travolgere la sinistra e il governo, faticosamente messo su dopo 15 mesi di egemonia salviniana.

 

Scusi: Renzi sfascia tutto perché se non è il capo o capetto non sa stare in una comunità e la colpa è degli altri?

La premessa è che Renzi sbaglia. E trovo politicamente incomprensibile il modo in cui ha giustificato la sua scelta: quando un leader dice “vado via perché non mi sopportavano” significa che non ha argomenti. La non sopportazione sentimentale non è una categoria della politica. Se dovessi fare un partito solo con le persone con cui mi trovo bene a cena… Detto questo, la scissione, se era prevedibile come ha detto Zingaretti, andava evitata. Invece c’è davvero un tratto di consensualità in quel che è successo.

Ma mi perdoni: il Pd si è posizionato politicamente dove voleva lui. E che fa? Rompe a freddo il giorno che giurano i sottosegretari. Qual è la motivazione? Il “non comando io”. Roba da chiamare quelli con il camice bianco.

Lei continua a far finta di non capire. Ho detto che Renzi ha fatto un errore, ma trovo lunare l’intervista di Zingaretti e quelle del gruppo dirigente del Pd che si auto-elogia per la tensione unitaria dimostrata in questo periodo. Noi in 20 giorni abbiamo subito due scissioni, Calenda e Renzi, come...

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