"Un cocktail di farmaci per salvare Mattia". Parla il medico che da 80 ore cura il paziente 1

MILANO 29/1/2020 - OSPEDALE SACCO LABORATORI DI RICERCA MICROBIOLOGIA CLINICA VIROLOGIA E BIOEMERGENZA - FOTO FASANI/ANSA (Photo: )

Sta lavorando senza sosta da 80 ore, consecutivamente. “Ormai il conto l’ho perso” dice al Corriere della Sera Raffaele Bruno, infettivologo, 54 anni fra un mese, che racconta la battaglia contro il coronavirus di quei tanti medici e infermieri che sono in trincea per curare i contagiati e arginare il contagio. Tra le persone che ha in cura c’è Mattia, il 38enne di Castiglione d’Adda considerato il “Paziente Uno”, dopo il contagio secondario al coronavirus. 

 

“Le sue cure sono le stesse di tutti i malati più gravi ricoverati in Terapia intensiva. Per il Coronavirus non c’è una cura specifica perché è un nuovo virus passato all’improvviso dall’animale all’uomo. Stiamo usando terapie empiriche in modo ragionato. È un cocktail di medicinali, tra i quali c’è anche un farmaco contro l’Hiv che non utilizzavamo più e ora abbiamo riacquistato. Lo somministriamo due volte al giorno. C’è la Ribavirina, un vecchio antivirale utilizzato per l’influenza, che diamo anche questo due volte al giorno.Poi ci sono gli antibiotici per prevenire le infezioni batteriche che somministriamo quattro volte al giorno”.

 

Raffaele Bruno spiega che “sono cure che si sono dimostrate efficaci in laboratorio”, utilizzate in Cina e Corea, ma per ora si conoscono solo i risultati preliminari sulla loro reale efficace. 

  

“L’unico caso confrontabile con quello che stiamo vivendo oggi, almeno in termini di percezione di gravità, è la Spagnola del 1918. Di positivo c’è che, almeno nell’85% dei casi, il Coronavirus non dà alcun problema, oltre a un banale stato influenzale. All’incirca nel 15% dei casi, invece, può portare a complicazioni, ma come le istituzioni ripetono da giorni in pazienti per lo più anziani”.

Il dottore sottolinea che fino a domenica si faceva il tampone a chiunque venisse e segnalasse un possibile contagio. Ora si fanno solo a chi ha sintomi, anche per non sprecare tempo e kit di diagnosi. “Fino a qualche giorno fa al 112 rispondevamo in 45 secondi, oggi passano 14 minuti. L’agitazione è alle stelle. Perfino mia figlia mi ha detto di non tornare a casa perché ha paura che io la possa contagiare”.

 

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