Sindacati, Confindustria e Lega: il fronte unito contro il salario minimo voluto da M5S

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È uno dei fronti più caldi dell’estate romana, nei palazzi delle istituzioni. Si tratta del salario minimo, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle, ma circondato da un fronte di fortissimi oppositori. Primo fra tutti, la Lega, ma anche sindacati e Confindustria chiedono pesanti correttivi alla proposta M5S.

“Siamo un po’ preoccupati, l’unica cosa che non si può fare in questo momento è aumentare i costi alle aziende” ha detto stamattina il vice ministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital, a proposito della posizione della Lega sul salario minimo.

Oggi è stato il giorno delle audizioni in Senato sul salario minimo, che riprende il suo iter parlamentare.  Secondo il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in ogni caso, l’introduzione del salario minimo garantito non intaccherà i conti pubblici.

Per Confindustria “introdurre un salario minimo “universale”, che non tenga specificamente conto del sistema della contrattazione collettiva vigente potrebbe ingenerare nelle imprese la tentazione di ‘sciogliersi’ dal complesso di obblighi che derivano dal rispetto dei contratti collettivi, a favore di una regolamentazione unilaterale del rapporto di lavoro che troverebbe, però, nel rispetto del salario minimo, la sua tutela fondamentale”. E’ una delle riflessioni delle riflessioni sul salario minimo espresse in audizione alla Camera dal direttore area lavoro, welfare e capitale umano, Pierangelo Albini. “Si tratta - spiega in Parlamento - del cosiddetto fenomeno della fuga dal contratto collettivo”.

Una “giusta misura del salario minimo legale”, dice ancora Confindustria, andrebbe definita confrontandosi “con le esperienze degli altri Paesi che lo hanno adottato e che per farlo, hanno preso a riferimento i salari mediani”. Mentre “9 euro corrispondono all′80 per cento del salario orario mediano registrato nel nostro paese”. Gli industriali restano ” pertanto, contrari alla...

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