Un fronte trasversale prepara le barricate in caso di voto sul Colle col Super Pass

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(Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
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Una protesta per chiedere il massimo dell’accessibilità al voto. E pretendere il rispetto delle prerogative parlamentari. C’è chi annuncia una manifestazione di fronte a Montecitorio, ipotizzando addirittura di non votare per il Presidente della Repubblica in segno di protesta. E chi invece, dalla postazione in maggioranza, invia dei messaggi cifrati. Ma l’obiettivo resta lo stesso: l’eventuale introduzione del super green pass per accedere in Parlamento farebbe scoppiare il putiferio, mettendo insieme ex del Movimento 5 Stelle con Fratelli d’Italia, ma anche molti parlamentari della Lega e del M5S. D’altra parte, oltre alle ipotesi di ulteriori possibili restrizioni, esiste una certezza: deputati e senatori, che devono raggiungere Roma, hanno l’obbligo di possedere la certificazione rafforzata per spostarsi su mezzi pubblici. L’altra opzione è quella di usare il veicolo proprio, praticamente impossibile per gli eletti in Sicilia e Sardegna. “Per qualche periodo, non so quando finirà, sarò segregata nella terra ferma, in particolar modo a Roma per l’elezione del Presidente della Repubblica e non potrò tornare in Sicilia per svolgere il mio mandato coi siciliani e le persone con cui in questi quattro anni ho lavorato”, ha sottolineato Simona Suriano, deputata eletta con il Movimento e ora nel Gruppo Misto. “Mi sono organizzata per restare qua a Roma - spiega - e ho preparato insieme ad altre persone un ricorso alla Corte costituzionale contro questo limite imposto di spostamenti”. Il motivo? “È una grave lesione dei diritti, per il resto valuteremo ogni provvedimento”.

Dunque molti degli ex grillini sono già saliti sulle barricate in vista delle decisioni che saranno prese nel collegio dei questori della Camera in programma in questa settimana. La data della riunione non è stata ancora fissata, e peraltro gli stessi questori evidenziano che si sta caricando l’incontro di eccessiva attesa. “Ci aspettiamo ormai di tutto, ma è necessario far sentire la nostra voce prima che vengano assunte le decisioni”, dice la deputata Jessica Costanza, tra le più battagliere contro il green pass. “Non sono molto ottimista sulla decisione - spiega ancora ad Huffpost - ma tra molti di noi ci sarà ondata di solidarietà tra chi ha super green pass, come me, e chi no. Nel momento in cui i colleghi saranno esautorati dalle proprie prerogative, non si può far finta di niente”. In sintesi è al vaglio l’idea di disertare il voto per il Quirinale in segno di vicinanza a chi non potrà esercitare le proprie funzioni. Lo sguardo viene rivolto alle isole principali. “Senza super green pass, le isole stanno diventando una nazione a sé”, attacca Andrea Colletti, anche lui deputato dell’Alternativa, che aggiunge: “Con alcuni parlamentari, anche del Gruppo Misto, stiamo studiando delle possibili iniziative”. Tra queste c’è la protesta-fiume di fronte alla Camera, mentre all’interno si voterà per il nuovo capo dello Stato. Il parlamentare sardo, Andrea Vallascas, parte dal generale per entrare nel particolare: “Il green pass rafforzato è per tutti i cittadini altamente discriminante e lesivo dei diritti fondamentali della nostra Costituzione. Dico di tutti i cittadini, in questi comprendo i parlamentari. Impedire l’accesso a un parlamentare quanto a un lavoratore non vaccinato è atto altamente discriminante”. E, insiste Vallascas, “impedire a un parlamentare di esercitare il proprio mandato sarebbe un precedente storico, unico nella storia contemporanea, potrebbe essere una strategia replicabile in qualsiasi altro contesto”. Anche da Fratelli d’Italia viene espressa una posizione critica, seppure più sfumata rispetto a eventuali manifestazioni di piazza. Gianluca Donzelli esclude categoricamente l’estensione del super green pass per entrare in Parlamento: “Sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della Costituzione perché si toglierebbe ai cittadini la possibilità di essere rappresentati”. C’è poi il tema delle isole “che non vale solo per il Quirinale, ma per tutti i cittadini e rappresenta una forzatura che non ha senso”.

Fin qui la situazione tra chi, a vario titolo, è all’opposizione. Nella maggioranza non mancano i malpancisti. Nell’ala più oltranzista della Lega, il limite della sopportazione è vicino. “Si vuole impedire il voto dei parlamentari non vaccinati e i non vaccinati invece di essere indignati perché i loro rappresentanti vengono silenziati applaudono perché “così sono come noi”. Poi però protestano perché si vota all’unanimità”, è il ragionamento di Claudio Borghi, a disposizione di tutti, in bella vista sui profili social. Nella stessa misura, anche nelle fila del M5S affiora qualche malumore. La quota di eletti più vicina alle posizioni novax, che si rispecchiano nel recente intervento di Beppe Grillo, sta accettando a malincuore la necessità di vaccinarsi. Eppure si intravedono le prese di posizioni pubbliche: “Davvero si pensa di determinare trattamenti differenziati così rigidi e che i diritti fondamentali delle persone possano essere condizionati semplicemente perché non si è ‘in regola’ con la certificazione verde?”, hanno messo nero su bianco i deputati pentastellati della commissione Trasporti di Montecitorio. Così parlano a nuora perché suocera intenda: “Il provvedimento risulta sproporzionato a tal punto da farci rimpiangere le care vecchie autocertificazioni”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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