Un gennaio al cardiopalma per il governo Conte

Serenella Ronda

Un gennaio caldo, anzi rovente, è quello che attende governo e maggioranza dopo le festività natalizie. Sin dalla ripresa dell'attività politica infatti sono diversi, e anche 'delicati' per gli equilibri interni, gli appuntamenti da segnare in rosso sul calendario. Già subito dopo l'Epifania i giallorossi dovranno affrontare il complicato nodo della prescrizione e della ragionevole durata dei processi.

Un appuntamento che arriva in 'ritardo', poiché la riforma della prescrizione sarà già entrata in vigore nonostante la ferma contrarietà dei renziani e le numerose perplessità in casa dem. Ma la tenuta di esecutivo e maggioranza sarà messa a dura prova anche da altri dossier, tutti equamente ad alto rischio spaccatura: dalla legge elettorale ai referendum, dal decreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri 'salvo intese' al complicato tema delle concessioni autostradali, dalla possibile revisione dei decreti Salvini sulla sicurezza alla vicenda Alitalia, fino al voto in Giunta del Senato sul 'caso Gregorettì.

Su palazzo Chigi, però, incombe soprattutto la annunciata verifica di governo, confermata dallo stesso premier Giuseppe Conte in occasione della conferenza stampa di fine anno, e che potrebbe segnare il rilancio dell'azione dell'esecutivo ma anche, all'opposto, decretarne l'avvio della fine. Infine, saranno le urne a chiudere il mese forse più complicato del governo Conte II: le elezioni in Emilia Romagna e Calabria, infatti, potrebbero rappresentare il vero spartiacque della legislatura.

La questione della prescrizione

Procedendo con ordine, l'avvio del 2020 per il governo sarà già all'insegna delle tensioni sul nodo della prescrizione: la riforma fortemente voluta dai 5 stelle, che blocca la prescrizione a partire dalla sentenza di primo grado, sia essa di condanna o assoluzione, a partire dal primo gennaio.

Le nuove norme, al centro di una dura polemica tra alleati di governo, con Pd e Iv sul piede di guerra a fronte della granitica difesa da parte del Movimento 5 stelle, saranno al centro del vertice fissato per martedì 7 gennaio. Un appuntamento che, però, arriva a 'cose già fatte' e al quale, salvo ripensamenti, non dovrebbero partecipare i renziani per protesta.

Il Pd, subito dopo Natale, ha presentato - come aveva ampiamente preannunciato - una proposta ad hoc per stemperare gli effetti della riforma che a sollevate le dure prese di posizione di penalisti e magistrati. Molto più netto l'atteggiamento di Italia viva, che ha lanciato un vero e proprio avvertimento ai pentastellati: siamo pronti a votare la proposta di legge di Forza Italia, all'esame della commissione Giustizia di Montecitorio.

Il testo, a prima firma Enrico Costa, mira ad abrogare tout court la riforma Bonafede. Non è escluso che possa essere questo lo strumento utilizzato dai detrattori della nuova prescrizione per mettervi la parola fine. Proprio il giorno successivo al vertice, mercoledì 8 gennaio, infatti, scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti e potrebbe essere l'occasione per capire quale sarà l'atteggiamento delle forze di maggioranza contrarie alla riforma M5s. Di certo i numeri non sono dalla parte dei pentastellati: i voti di Pd e Iv potrebbero infatti sommarsi a quelli di Lega e azzurri. Un'alleanza trasversale che, però, potrebbe mettere a repentaglio la tenuta del governo.

La verifica di governo

Per la verifica di governo non è stata ancora indicata alcuna data certa, ma l'appuntamento sarà centrale per i destini del Conte II. Primi a chiedere un vertice per rivedere e aggiornare l'agenda dell'esecutivo sono stati i dem, a cui si è aggiunto il Movimento 5 stelle. Non sono da meno i renziani, che intendono portare al tavolo il 'piano choc' illustrato alcune settimane fa dallo stesso Renzi.

La necessità di mettere un punto fermo per rilanciare l'azione del governo è stata accolta e fatta propria dallo stesso Conte. Che poi, in conferenza stampa di fine anno, ha precisato: "Abbiamo davanti a noi una maratona di tre anni, con la possibilità di programmare meglio le iniziative di governo per cercare di realizzare le misure che il Paese attende da anni". L'orizzonte programmatico indicato dal premier sono i 29 punti su cui è nato il governo, anche se "li potremo arricchire, aggiungerne qualcuno, o accantonarne altri".

Non sarà da sottovalutare, poi, come i pentastellati arriveranno al tavolo. La situazione interna al Movimento 5 stelle è ormai da settimana ai livelli di guardia. I crescenti malumori tra i parlamentari, il caso rimborsi, le dimissioni dell'ex ministro Fioramonti e l'addio ai 5 stelle, le ipotizzate espulsioni dei 'dissidenti' (tra cui si fa il nome del senatore Paragone) e il rincorrersi di voci su una possibile scissione con conseguente nascita di un gruppo autonomo alla Camera non fanno dormire sonni tranquilli ai vertici e agli alleati di governo.

Tra i possibili nodi al tavolo della verifica le misure quota 100 e reddito di cittadinanza, messe in discussione dal Pd ma difese sia da Conte che dai 5 stelle, e la revisione dei due decreti Salvini ("uno dei 29 punti programmatici riguarda l'intervento sui decreti sicurezza per recepire le preoccupazioni espresse dal presidente Mattarella", ha detto il premier).

La legge elettorale

Altro tema su cui finora la maggioranza non è riuscita a trovare la quadra è la riforma della legge elettorale. Stando al nuovo timing fissato dagli stessi giallorossi, mercoledì 8 gennaio la maggioranza dovrebbe incardinare in commissione Affari costituzionali della Camera il testo del nuovo sistema di voto. Il che presuppone che nei primi giorni di gennaio la maggioranza riesca a raggiungere l'intesa su uno dei due modelli prescelti: ovvero, un proporzionale simil spagnolo o un proporzionale con sbarramento nazionale al 5%.

Su entrambi, però, pesa il veto di una delle forze che sostengono il governo: lo spagnolo non è ben accetto dai renziani, il 5% non piace a Leu. Dunque, il nuovo sistema di voto potrebbe trasformarsi in una 'spina' per i giallorossi. Al momento non è ancora stata fissata una data per il vertice 'conclusivo', e a poco è servito il giro di confronto con le forze di opposizione che si è svolto prima di Natale.

A ridosso del vertice che dovrebbe essere definitivo sul nuovo modello elettorale da depositare a Montecitorio, precisamente il 12 gennaio, scadrà il termine di tre mesi per presentare la richiesta di referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Le firme necessarie sono già state raccolte: sono infatti 65 i senatori (tra cui anche tre M5s) che hanno aderito all'iniziativa. Ma fino a quella data tutto sarà possibile, compresa l'ipotesi - secondo rumors delle scorse settimane - che alcuni dei firmatari ritirino la propria sottoscrizione.

Il 12 gennaio, in ogni caso, sarà una data rilevante per la legislatura e lo stesso governo, sia che il referendum si svolga - la finestra cadrebbe tra aprile e giugno - sia in caso contrario, in quanto potrebbe prevalere la tentazione di tornare a votare in anticipo per evitare la sforbiciata di 345 parlamentari.

Tre giorni dopo, il 15 gennaio, è atteso il responso della Consulta sul referendum leghista che mira a ripristinare il sistema maggioritario, eliminando dal Rosatellum la quota proporzionale. Il via libera al referendum potrebbe dare uno 'scossone' alla maggioranza, impegnata nel frattempo in una difficile mediazione sul proporzionale, e fare da spinta a chi mira alle urne anticipate, ipotesi su cui punta Matteo Salvini.

Il caso Gregoretti

Salvini sarà al centro del dibattito in Giunta per le immunità del Senato, impegnata nella difficile decisione sul caso Gregoretti. Anche se non si tratta di un appuntamento che riguarda direttamente e in senso stretto il governo, il voto in Giunta potrebbe mettere a serio rischio l'unità dei giallorossi. Riflettori puntati su Italia viva. Il voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania, dovrebbe svolgersi attorno al 20 gennaio. Venerdì 3 gennaio è invece atteso il deposito della memoria da parte del leader leghista.

I 5 stelle, con il capo politico Luigi Di Maio e il guardasigilli Alfonso Bonafede, si sono schierati per il sì all'autorizzazione, a differenza di quanto avvenne per il 'caso Diciotti', quando la Lega era al governo con i pentastellati. Il premier Conte finora è stato prudente, promettendo che studierà le carte. Pd e Iv non si sono ancora espressi nel merito: anche loro hanno fatto sapere che prima intendono studiare le carte, ma i tre senatori renziani potrebbero diventare l'ago della bilancia in Giunta qualora decidessero per il no o per una più prudente astensione.

I dossier sull'economia

Infine, 'pesano' sulla tenuta del governo alcuni dossier economici: il decreto Milleproroghe è tra i nodi più spinosi da 'smaltire'. Approvato 'salvo intese', dopo un Consiglio dei ministri fiume e non senza tensioni, il provvedimento potrebbe essere oggetto di numerose modifiche.

Tra i punti controversi c'è il tema delle concessioni autostradali. L'inserimento della norma ha aperto un fronte caldo sia all'interno della stessa maggioranza sia con società Autostrade, per non parlare delle pressioni delle opposizioni. I 5 stelle insistono sulla revoca delle concessioni, tanto più dopo i nuovi incidenti avvenuti durante le festività natalizie.

Anche il decreto Alitalia sarà al centro del confronto interno alla maggioranza. Subito dopo l'Epifania, cominceranno i lavori in commissione Trasporti della Camera, con una serie di audizioni. Il decreto è atteso in Aula di Montecitorio il 13 gennaio.

Altro tema delicato il decreto sul salvataggio della Banca popolare di Bari: partirà l'8 gennaio l'esame in commissione e anche in questo caso si svolgeranno una serie di audizioni che si chiuderanno il 10 gennaio con il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri.

Il voto regionale

Le elezioni in Emilia Romagna e Calabria, infine, concluderanno il 'rovente' mese di gennaio. Non è un mistero che l'esito del voto soprattutto in Emilia Romagna possa fare da spartiacque: una sconfitta del Pd nella storica regione rossa e la vittoria della Lega salviniana innescherebbe un effetto domino che non è escluso possa travolgere lo stesso governo.