Un ginocchio malandato sul cammino di Papa Francesco

ALBERTO PIZZOLI / AFP

AGI - Terza apparizione di seguito in sedia a rotelle: Papa Francesco ha un ginocchio che non va. Lo ha raccontato lui stesso, ma lo si vede con ogni evidenza. Un legamento lacerato, versamenti, aspirazioni di siero. Soprattutto l'anagrafe: il Pontefice ha 85 anni, ed un fisico corrispondente all'età. Ragion per cui rimbalzano le prime indiscrezioni sulle modifiche da apportare a quelli che sono i piani a breve e medio periodo: se la situazione non cambierà non si può escludere l'intervento chirurgico.

Scrive la stampa libanese, ed "Il Sismografo" rilancia, che la visita di Bergoglio a Beirut (mai confermata ufficialmente, ma data per scontata in tutte le stanze della Curia) rischia di essere posticipate: era prevista per metà giugno, ora slitterebbe non si sa bene di quanto.

Per capire quanto fosse un segreto conosciuto da tutti, questo viaggio: era generale conoscenza che dopo Beirut il Papa avrebbe fatto tappa poco più a sud, a Gerusalemme, per rilanciare il cammino verso nord attraverso un incontro ecumenico con il patriarca della chiesa moscovita Kirill. Se ne conosceva anche la data: il 14 giugno.

Poi la guerra in Ucraina, le benedizioni di Kirill alle truppe russe e la definizione datane da Francesco di chierichetto di Putin hanno bloccato la cosa, tanto che alcuni osservatori hanno paragonato l'effetto dell'intervista di Bergoglio al Corriere della Sera alle conseguenze del discorso di Benedetto XVI a Ratisbona sull'Islam.

In poche parole, tutto congelato in attesa di tempi migliori. Ma il viaggio in Libano no, quello non era in bilico. Anzi, Francesco ad andare in Libano ci tiene veramente molto: il Paese è la concreta rappresentazione di un modello di convivenza (molto difficile in passato) di confessioni e religioni diverse. Una convivenza messa a repentaglio adesso non tanto dagli integralismi reciproci ma dalle tensioni sociali e dal gioco delle potenze, regionali e internazionali.

Se non si può andare a Kiev, se Putin non risponde nemmeno a chi gi bussa alla porta, allora Beirut resta un ottimo proscenio per ricordare al mondo che bisogna essere Fratelli tutti.(

Invece il ginocchio impone una pausa. Il Ministro del turismo libanese Walid Nassar fa sapere attraverso il giornale Al Markaziya che "non c'è annullamento della visita di Papa Francesco in Libano", ma subito dopo spiega che "la data della visita potrebbe essere posticipata per motivi di salute" e che tra un paio di giorni se ne saprà di più.

Del resto il tempo a disposizione non è molto: se il Papa doveva essere a Gerusalemme il 14 giugno allora è logico immaginare che si preparasse ad andare a Beirut il 12 e il 13. Insomma, a data da destinarsi una visita apostolica cui invece si teneva molto, e non solo perché tra poco sarà l'anniversario della tragedia del porto di Beirut.

Con il viaggio in Libano Francesco avrebbe chiuso un cerchio, quello della predicazione nel Medioriente islamico e cristiano. Un percorso a ritroso sulle strade di San Paolo, da Roma a Gerusalemme la Santa alla Siria imperiale. La Siria attuale è off limit, zona di guerra anch'essa come l'Ucraina; ma il Libano, che è sempre stato il gioiello della corona di tutta la regione, avrebbe avuto il sapore del completamento di un cammino di pace e dialogo, ben rappresentato anche dalle tappe di Erbil e Najaf, in Iraq.

Il Papa, invece, anche stamane si è presentato in sedia a rotelle a ricevere gli studenti e i docenti dell'Università di Macerata. Le cose non sembrano migliorare, e viene da chiedersi se l'impedimento che lo ha costretto a rinviare il viaggio in Libano non avrà ripercussioni anche sul resto dei programmi.

Ufficiale, annunciato e al momento confermato resta quello in Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, la prima settimana di luglio. Trasferta di una settimana scarsa, con difficoltà logistiche immaginabili. Anche in questo caso il Papa che viene dalle estremità periferiche del Mondo ha più di un motivo per partire.

In particolare la tappa del Sud Sudan è stata voluta fortissimamente come coronamento di un cammino di pacificazione difficoltoso e molto inteso, cui da Roma si guardava con partecipazione e non solo per l'impegno della Comunità di Sant'Egidio. Non più tardi dell'altro giorno Bergoglio si raccomandava, rivolgendosi alle fazioni del più giovane stato della Terra: "Una nuova via è possibile, una via di perdono e di libertà, che ci permette umilmente di vedere Dio negli altri, anche nei nostri nemici".

Un messaggio - ed il particolare è significativo - firmato congiuntamente con l'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ed il moderatore della Chiesa di Scozia, Jim Wallace. Due partner nelle mediazioni, due compagni di viaggio in Sud Sudan. C'è anche molto ecumenismo, quello che si va facendo difficile a est, in questa vicenda.

Purtroppo una nuova fiammata di violenze si registrano, e le statistiche dell'Onu parlano di oltre 70 vittime e circa 40mila sfollati. Non è questa la situazione ideale per la trasferta. È troppo presto per mettere nel bilancio anche l'altro viaggio, ancora allo stato embrionale ma anch'esso fortemente auspicato dal Pontefice, in Canada. Non una semplice visita apostolica ad un paese dalla forte presenza cattolica: qui si tratta di riconciliare con la Chiesa i Nativi Americani, oggetto di trattamenti discriminatori, al limite della pulizia etnica, fin dentro le scuole religiose.

Incontrando i loro rappresentanti, Francesco ha detto esplicitamente di desiderare di essere con loro, a chiedere perdono e ad esser perdonato, per la festa di sant'Anna cui le comunita' amerinde sono devote. Se cosi', si tratterebbe dell'ultima decade di luglio. Ma anche qui una trasferta intercontinentale sarebbe particolarmente gravosa, in caso di guarigione solo parziale. Il bastone del pellegrino qualche volta non basta, a far le veci di un ginocchio.

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