Un imputato rischia di essere condannato all'ergastolo 'via Teams'. Ma l'avvocato non ci sta

Manuela D'Alessandro
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AGI - L'imputato vorrebbe partecipare all'udienza dove devono decidere se condannarlo all'ergastolo, come richiesto dall'accusa, ma la Corte d'Assise d'Appello di Milano glielo nega invitandolo a “comparire” su teams.

“Eppure – spiega all'AGI l'avvocato Simona Giannetti che lo difende – l'aula del processo è grande almeno 200 metri quadri e dentro, oltre ai giudici, ci dovrebbero stare solo due avvocati e il procuratore generale. Come dire, noi facciamo una festa, siamo tutti lì, ma tu collegati. Quindi, sommessamente ma non troppo, in un'aula che contiene circa 3 bilocali milanesi ci sono tutti, proprio tutti: c'è l'accusatore, la difesa e i giudicanti ma non lui, l'imputato di cui si parla e a cui l'accusatore vuole dare l'ergastolo con l'isolamento diurno?”.

In primo grado l'uomo, un 46enne che risponde di omicidio, arrestato dopo sei anni di indagini, era stato condannato a 23 anni.

“Il sostituto procuratore generale ha chiesto la sua condanna alla detenzione a vita con un foglio di 8 pagine, copia e incolla del primo grado, a fronte delle 250 pagine scritte da me e dalla collega Maria Battaglini - prosegue Giannetti -.  Questo prevede il processo cartolare voluto dal Governo: con un pezzo di carta, senza guardare in faccia i giudici e l'imputato, si può chiedere il carcere a vita con isolamento diurno, una pena accessoria che, secondo quanto già stabilito dal Consiglio d'Europa, dovremmo abolire. Ci hanno insegnato che per le buone maniere non si parla degli assenti - conclude - ma forse non vale nei processi dove si parla della libertà dei prossimi 30 anni di un individuo".