Un italiano su quattro è vittima di cyber criminali

Nell'era di Internet, come cambiano le relazioni e i modi di rapportarsi con la società, così cambia anche il modo di fare le rapine. Dimenticate la calza sul volto e la pistola, oggi anche il ladro è al passo con i tempi e il colpo perfetto preferisce realizzarlo nella Rete.

Secondo il rapporto Kaspersky Lab, azienda russa leader nella realizzazione di software antivirus, l'Italia è una delle nazioni che ha subìto più attacchi informatici in tutta l'Europa occidentale e il Nord America. Circa il 44% degli utenti nei primi 6 mesi del 2012 è stata vittima di cyber criminali - la media si attesta intorno al 33% - seguita da Spagna (42%) e Stati Uniti (39%) La situazione migliora al di là delle Alpi, con il 29% degli attacchi in Germania e il 20% della Danimarca. I dati sono stati estrapolati rapportando il numero degli attacchi alla diffusione di internet sul territorio, rilevando un aspetto paradossale: nonostante l'Italia infatti sia tra i paesi con la più bassa diffusione di Internet (con quasi 29 milioni di utenti attivi), ha registrato il numero più elevato di attacchi, che consistono principalmente nel reperimento di password e accessi a conti bancari e Paypal.

Sono l'internet banking e l'e-commerce dunque i principali obiettivi di questi attacchi, ma come è possibile accedere a questi dati e quali sono i motivi per cui avvengono i cyber furti?
Innanzitutto, è un problema del sistema operativo: più è obsoleto, maggiore è la possibilità di accedere ai dati e alle password. Il rapporto sfata però il mito che vuole il dispositivo OS X, proprio dei Mac, come immune agli attacchi, agli spam e ai virus. A facilitare il colpo ci sono i cosidetti "bots", virus in grado di registrare le informazioni bancarie emettendo falsi rapporti nelle scansioni antivirus.
Come si evolvono i sistemi operativi, si evolvono e perfezionano anche gli attacchi: i ricercatori stimano come a breve saranno sotto attacco anche gli utenti possessori di smartphone e tablet, che non hanno alcun dispositivo antivirus a riguardo.

Un problema, quello italiano, che dipende anche dalla poca dimestichezza dei cittadini con il Web. La recente classifica stilata dal creatore del www Tim Berners-Lee sul web-index dimostra come il nostro Paese credi poco nell'utilità di Internet come strumento per migliorare la qualità della vita e perfezionare la governance nei singoli paesi. Con il suo 23esimo posto, tra Messico e Brasile, l'Italia risulta essere carente in infrastrutture per le comunicazioni sia a livello privato che pubblico, con un impatto sociale, economico e politico generato dall'uso quotidiano di internet molto insoddisfacente.
Un problema che deriva anche dalla mancanza di un'agenda digitale, progetto proposto nel 2010 dalla Commissione europea “Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, che ha lo scopo - secondo quanto scritto nel decreto - di "promuovere "lo sviluppo dell'economia e della cultura digitali", definire "politiche di incentivo alla domanda di servizi digitali" e favorire "l'alfabetizzazione informatica, nonché la ricerca l'innovazione tecnologiche, quali fattori essenziali di progresso e opportunità di arricchimento economico, culturale e civile". Tra le priorità, la copertura totale del territorio della banda larga entro il 2013, un obiettivo che costa al Governo circa 150 milioni di euro. Un tema che secondo il ministro della Salute Balduzzi dovrebbe essere nell'agenda del Consiglio dei Ministri proprio domani.

Sarà un problema di carenza di infrastrutture, che porta di conseguenza ad un approccio poco "friendly" dell' internauta italiano con il World Wide Web. Sta di fatto che, paradossalmente, un primato italiano nella Rete lo deteniamo. E riguarda il web 2.0, Facebook in particolare: l'Italia è il nono paese al mondo con il maggior numero di iscritti - oltre 18 milioni -  al popolare social network. E la percentuale degli utenti in base all'età  - la media va dai 35 ai 54 anni - dimostra che non è uno strumento per ragazzini. Il fatto che Internet sia per gli italiani uno svago o uno strumento per socializzare, dimostra quanto siano nulle le conoscenze delle potenzialità della rete. Un vero peccato.

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