Un matrimonio di convenienza in Germania. Asse Verdi-Liberali per "pesare" di più

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Da sinistra Volker Wissing (Fdp), Annalena Baerbock (Verdi), Christian Lindner (Fdp) e Robert Habec (Verdi) (Photo: instagram)
Da sinistra Volker Wissing (Fdp), Annalena Baerbock (Verdi), Christian Lindner (Fdp) e Robert Habec (Verdi) (Photo: instagram)

La foto li ritrae vicini, moderatamente sorridenti, determinati nello sguardo. A pubblicarla, sui rispettivi profili Instagram, sono stati tutti e quattro i protagonisti del primo incontro tra kingmaker del prossimo governo tedesco: Annalena Baerbock e Robert Habec, co-leader dei verdi (Grünen), e Christian Lindner e Volker Wissing, co-leader dei liberaldemocratici (Fdp). Il primo faccia a faccia si è svolto ieri, il prossimo è fissato per venerdì. Il macrotema è uno: cercare “punti comuni e ponti, al di là di quello che ci divide”. Il bilancio del primo round è positivo: “Ne abbiamo anche trovati! Tempi interessanti!”, recita la didascalia, uguale per tutti.

Che siano tempi interessanti, d’altronde, lo pensano un po’ tutti, ambientalisti e imprenditori, in un clima di crescente curiosità per una coalizione in cui dovranno convivere i paladini dell’ambiente con quelli del libero mercato. Le diversità sono note: se i verdi sono favorevoli a un aumento delle tasse per sostenere la spesa pubblica, i liberali puntano sul settore privato e sulla capacità del mercato di regolarsi da sé.

Nel weekend inizierà il valzer dei colloqui preliminari: i liberali hanno deciso di partire dall’Unione Cdu/Csu, i verdi dai socialdemocratici. Ma l’opzione più concreta – l’unica possibile, secondo molti analisti – è quella di un governo rosso-giallo-verde, la cosiddetta coalizione Semaforo.

“Per i verdi e i liberali, andare avanti insieme è una scelta obbligata, non ci sono altre alternative”, spiega ad HuffPost Thomas Christiansen, professore di Istituzioni europee e processo decisionale presso all’Università LUISS Guido Carli. “E’ abbastanza chiaro che la Cdu non è nella posizione di guidare un governo; i Grünen escludono di accodarsi a Laschet, ma al loro interno anche i liberali sanno che quella non è una scelta per il futuro del paese. L’unica opzione concreta è quella di una coalizione Semaforo – socialisti, liberali e verdi – ma la strada dei negoziati è ancora lunga perché parliamo di due partiti molto distanti”.

Come sottolinea Politico.eu, sulla politica climatica ed energetica verdi e liberali sono per molti versi agli antipodi. Se i verdi hanno più in comune con la Spd, i liberali e la Cdu/Csu si sovrappongono su molte questioni. La battaglia sul futuro del settore automobilistico mostra la distanza tra Fdp e verdi sulla più grande industria tedesca, un fattore cruciale per raggiungere i prossimi obiettivi climatici del paese. La Commissione Europea ha proposto il 2035 come data limite per la vendita di veicoli inquinanti, una data che i Grünen vogliono spostare in avanti al 2030. I liberali, invece, si oppone a qualsiasi divieto di circolazione.

I verdi sono critici nei confronti del gasdotto Nord Stream 2 dalla Russia, sul quale anche il Fdp si è mostrato scettico. Ma domenica i socialdemocratici sono stati rieletti in modo schiacciante anche nello stato del Meclemburgo-Pomerania occidentale, dove l’oleodotto approda e il cui leader dell’Spd ha sostenuto il progetto.

Un altro divario critico è come proteggere le famiglie dall’impatto delle politiche climatiche. I cristiano-democratici e i liberali puntano sull’innalzamento del costo delle emissioni di carbonio, facendo affidamento sui meccanismi di mercato per spronare le aziende a ridurre l’impronta di carbonio dei loro prodotti. I Grünen non la vedono affatto così. In un discorso al Bundestag all’inizio di questo mese Baerbock ha criticato Fdp e Cdu per il loro approccio di libero mercato alla politica climatica e sociale. Fare affidamento solo su un prezzo elevato della CO2 ”è profondamente e socialmente ingiusto”, ha affermato. “Il mercato non regolerà la crisi climatica, perché al mercato non interessano le persone”.

Allo stesso tempo, verdi e liberali condividono alcuni punti: il sostegno dei giovani, la discontinuità rispetto al precedente governo, il discorso sulla modernizzazione e la digitalizzazione del paese. “C’è un fondamento su cui si può costruire un compromesso su argomenti più difficili come le tasse e la decarbonizzazione. Alla fine, sono certo che si metteranno d’accordo anche perché non c’è una reale alternativa”, osserva ancora Christiansen.

Entrambi i partiti vogliono per sé il ministero delle Finanze. I verdi spingono anche per creare un ministero del Clima con diritto di veto sulle decisioni di qualsiasi altro ministero per garantire che tutta la politica del governo sia in linea con l’accordo di Parigi sul clima. I liberali non hanno nulla in contrario a un ministero del Clima, ma non vogliono sentir parlare di diritti di veto.

“Non è un segreto che Lindner, il presidente federale del Fdp, ambisca a diventare ministro delle Finanze”, prosegue Christiansen. “E’ probabile che ciò accada, secondo me, perché Olaf Scholz deve offrire qualcosa ai liberali per attrarli nella sua orbita. Per i verdi, si parla della richiesta di Habec di avere un super ministero dei Trasporti che includa anche Energia, Infrastrutture, Mobilità. Al di là della divisione delle poltrone, ci si rende conto che è necessario trovare un accordo sulle politiche del governo per evitare eventuali paralisi”.

È quello che si augura anche il mondo dell’industria e dell’imprenditoria. Lo scrive oggi il Financial Times, lo conferma un recentissimo sondaggio realizzato dall’istituto Civey e pubblicato sulla rivista Wirtschaftswoche. Secondo la rilevazione, il 45% dei manager tedeschi preferisce – a sorpresa – la coalizione Semaforo, solo il 30% la Giamaica. “Normalmente – commenta Christiansen - ci si aspetta che imprenditori e industriali siano più propensi a una coalizione Cdu-Fdp-Grünen, ma oggi la situazione è diversa. Quella coalizione non è più una vera possibilità, e l’economia tedesca ha bisogno di chiarezza sul futuro: meglio andare avanti per la strada che c’è - e il più velocemente possibile - anziché aspettare mezzo anno con la prospettiva di un’altra elezione. L’industria e tutta la società hanno bisogno di un nuovo governo nel più breve tempo possibile. Inoltre, anche nel mondo dell’economia c’è delusione per la performance di Laschet, assieme alla preoccupazione per la lotta di potere all’interno del partito”.

Viste dall’Europa, le manovre di avvicinamento tra verdi e liberali tedeschi sono più di uno spettacolo di agilità politica. Da Berlino potrebbe arrivare un esempio di sinergia tra modernizzazione e ambientalismo capace di dare concretezza ai tanti discorsi bla-bla-bla, come direbbe Greta Thunberg, che inquinano la messa a terra della tanto citata transizione ecologica. Non sarà una strada semplice, ma ancora una volta la Germania sembra destinata a essere laboratorio di un nuovo processo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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