Un medico del San Camillo a processo in Vaticano per furto di abiti

Eliana Ruggiero
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AGI -  Un dirigente medico dell'ospedale San Camillo di Roma è stato sorpreso a rubare capi di abbigliamento "occultandoli su di sé" dai magazzini del Governatorato della Santa Sede. Oggi in Vaticano si è svolta la prima udienza - durata 15 minuti - alla presenza del presidente Giuseppe Pignatone. Il professionista ha confessato i fatti lo scorso novembre. Il reato di cui è accusato è avvenuto due volte, a ottobre e a novembre.

Nel primo furto, è stato rubato un capo di abbigliamento. Nel secondo furto, ne sono stati rubati due. L'avvocato difensore Angelo Coccia ha chiesto una perizia psichiatrica sulla base di una perizia già effettuata. In particolare, il legale contesta che i furti sono avvenuti in una situazione psicologica particolare, perché niente potrebbe giustificare logicamente il furto.

L'avvocato ha spiegato che il dirigente medico ha un reddito di circa 100 mila euro, mentre la moglie è anche lei dirigente medico presso un'altro ospedale romano. La situazione famigliare, ha dunque affermato il legale "fa sorgere dubbi sulla situazione" in cui sono avvenuti furti, perché "non c'è logica, a meno che non ci siano stati condizionamenti dovuti allo stress che abbia diminuito le capacità di intendere e di volere dell'imputato".

In particolare, la difesa ha spiegato che quando è avvenuto uno dei furti il dirigente medico veniva da un turno di guardia presso il Reparto di Terapia intensiva del San Camillo. La perizia avrebbe confermato un quadro critico che dimostrerebbe che "l'attività è stata posta in essere senza intenzionalità o capacita' di comprensione". Quindi il legale ha chiesto la "non imputabilità" del medico e ha domandato la nomina di un perito e di un perito di parte.

Il promotore di Giustizia applicato Gianluca Perone si è opposto alla richiesta sia perché "non risulta una situazione di disagio" sia perché c'è una "intrinseca opinabilita'" della perizia. Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha spiegato che secondo il codice (articolo 46 -47) l'infermità mentale riguarda una condizione stabile, e non una infermità dovuta da stress, e che non si può definire con certezza a quanto stress fosse stato sottoposto il dirigente medico quando ha commesso il furto e quanto questo stress avesse influito sulle sue capacità di intendere e di volere.

Il presidente del Tribunale Pignatone ha concluso che la corte si riserva di decidere sia sull'eventuale perizia sia sull'ammissione di eventuali testi nella prossima udienza, fissata al 23 giugno prossimo.