Un medico di Wuhan: "Le autorità cinesi ci impedirono di parlare del virus e di indossare la mascherina"

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·2 minuto per la lettura
(Photo: China Daily CDIC / Reuters)
(Photo: China Daily CDIC / Reuters)

Sapevano del covid a inizio gennaio del 2020, ma non è stato permesso loro di lanciare l’allarme. A raccontarlo è un medico di un ospedale di Wuhan: sostiene che lui e i suoi colleghi sospettavano che il virus fosse altamente trasmissibile settimane prima che le autorità cinesi lo ammettessero. In base al loro racconto, gli sarebbe stato impedito di avvisare all’esterno del pericolo.

La testimonianza del medico è stata raccolta dalla Bbc in un documentario che ricostruisce i 54 giorni dal primo caso noto al blocco di Wuhan. Un’ulteriore accusa contro Pechino, che avrebbe coperto l’epidemia intimidendo gli operatori sanitari, affinché rimanessero in silenzio.

Nell’ospedale centrale di Wuhan oltre 200 dipendenti dell’ospedale hanno contratto il virus, molti sono morti. Già il 10 gennaio, l’ospedale risultava pieno di pazienti. “La situazione era fuori controllo. Ci siamo fatti prendere dal panico” racconta un medico anonimo nel documentario “54 Days”. Nonostante questo, le autorità ospedaliere hanno vietato loro di parlarne all’infuori della struttura e non hanno permesso loro di indossare maschere protettive. “Tutti erano a conoscenza del fatto che la trasmissione avveniva da uomo a uomo. Perché negare l’esistenza del virus? Ci sentivamo confusi e arrabbiati”.

In poche settimane i casi sospetti erano centinaia, se non addirittura migliaia, ma non c’erano mezzi per confermare la diagnosi. I casi segnalati erano solo 41. Le autorità di Pechino sono state accusate di aver impedito il rilascio dei risultati del sequenziamento genomico per diversi giorni, fino a quando il professor Zhang Yongzhen ha pubblicato il suo online, andando contro al severo divieto di farlo.

Era il 23 gennaio quando veniva imposto il blocco di Wuhan: l’ospedale centrale raccoglieva 2500 casi al giorno....

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.