Un Mismo Equipo, il progetto social che combatte la disoccupazione

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Logo Un Mismo Equipo (Photo: Facebook/Un Mismo Equipo)
Logo Un Mismo Equipo (Photo: Facebook/Un Mismo Equipo)

Si sa, il web è pieno di risorse. In alcuni casi, può cambiare la vita delle persone. Basta solo saperlo sfruttare. Ne è una dimostrazione la storia di Gonzalo Perales, regista spagnolo e fondatore di “Un Mismo Equipo”, un sito (e account instagram) nato lo scorso giugno con lo scopo di aiutare i disoccupati e i senzatetto a pubblicizzare online le proprie competenze e trovare finalmente un lavoro.

L’impatto provocato dal Covid sul mercato del lavoro, infatti, è stato molto forte e nonostante l’economia spagnola si stia riprendendo, il tasso di disoccupazione nel Paese rimane al 14,3 per cento, contro una media europea che si attesta al 6,9 per cento. Secondo il rapporto World economic and social outlook di Ilo, l’Organizzazione internazionale del Lavoro, a causa del Covid sono stati persi, solo nel 2020, 144 milioni di posti di lavoro e quasi 4mila miliardi di dollari di reddito. Altri 1300 sono stati persi nei primi sei mesi di quest’anno.

Abelardo è uno dei fortunati (ormai ex) disoccupati che è riuscito a riprendere in mano la propria vita grazie a questo progetto. 54 anni, originario della città di Orense, nel nord ovest della Spagna, fa il cuoco da più di trent’anni. Ha trascorso i primi anni di vita professionale imbarcato in Marina, dove ha dato da mangiare a centinaia di marinai, navigando in tutti gli angoli del mondo. Poi ha lavorato ininterrottamente in molti hotel. Il suo ultimo impiego è stato nelle cucine dell’hotel Atrium Ilunion, fino a quando a causa della pandemia tutto il personale è stato licenziato. I problemi cardiaci di cui ha iniziato a soffrire, dopo un infarto e tanto stress mentale, hanno reso la sua situazione ancora più complicata.

Come lui Alejandro, che durante la pandemia, quasi da un giorno all’altro, ha visto fallire la sua attività di artigiano. Vedovo da anni, forniva tessuti a negozi e mercati. Suo padre è morto di coronavirus, i soldi hanno iniziato a scarseggiare e in pochi giorni si è trovato a chiedere l’elemosina fuori dai supermercati e a fare affidamento sulle banche alimentari per riuscire a sfamare se stesso e sua figlia adolescente.

“Le cose erano difficili anche prima della pandemia - ha detto al Guardian - ma se un giorno qualcuno mi avesse detto tutto quello che mi sarebbe successo con il Covid, non gli avrei mai creduto”. “Ho iniziato a saltare i pasti per poter nutrire adeguatamente mia figlia. Ho perso 12 chili a causa del nervosismo, non mangiando e non dormendo. Mentivo e le dicevo che non avevo fame”.

Ma un giorno la vita di Alejandro e Abelardo è cambiata. Quasi per caso, parlando con alcune persone conosciute davanti al supermercato, nel caso di Alejandro, e per strada nel caso di Abelardo, i due sono venuti a conoscenza del progetto “Un Mismo Equipo”. È bastato scattare qualche foto, aggiungere una breve presentazione e postarla sulle pagine dell’iniziativa per offrire un’altra opportunità a due lavoratori a cui la vita aveva voltato le spalle.

Poco dopo, infatti, un’azienda che produce sedili per moto di lusso si è imbattuta nel profilo di Alejandro e gli ha offerto un lavoro in una fabbrica nel nord della Spagna. Abelardo, invece, ha ripreso a lavorare nel settore della ristorazione, nel locale “La Mamona de Canalejas” di Madrid, firmando un contratto con una società che vanta in totale quasi 400 dipendenti. Entrambi sono felici di essere tornati a lavoro. “Tra qualche mese affitterò un posticino per me e mia figlia qui”, ha detto Alejandro. “Posso mangiare e posso vivere con un po’ di dignità ora”.

Ma come funziona il progetto? Le persone si contattano tramite Instagram o il sito Web e ricevono un questionario da compilare. Successivamente, Perales chatta con loro e pubblica i loro profili in modo che i potenziali datori di lavoro possano vederli. ”È come un LinkedIn più umano”, spiega. “Raccontiamo le storie delle persone in modo che gli altri possano entrare in empatia con loro. Molte delle persone con cui lavoriamo sono sulla cinquantina e lavorano da trent’anni, quindi hanno molta esperienza. E questo può davvero aiutare le aziende”. Oggi la pagina instagram di “Un Mismo Equipo” conta più di 30mila follower.

Come è nata l’iniziativa?Come riporta il Guardian il progetto è partito lo scorso giugno, quando un amico del regista Gonzalo Perales gli ha inviato una foto di un uomo in strada nel centro di Madrid. L’uomo, elettricista, chiedeva lavoro esponendo una scritta su un cartello di cartone. Sui social Perales era già diventato virale dopo aver postato, quattro anni prima, un emozionante video in cui racconta cosa significa ricevere una diagnosi di leucemia, con l’obiettivo di normalizzare il fatto di avere il cancro. Gli è bastato caricare la storia dell’uomo sui suoi profili per aiutarlo a ottenere un nuovo lavoro. Il giorno dopo, Perales ha incontrato per le strade di Madrid un altro uomo che cercava lavoro come cameriere. Ha caricato la sua storia e, nel giro di 48 ore, sono arrivati quindici colloqui di lavoro. Così, Perales si è reso conto che senza troppi sforzi avrebbe potuto aiutare molti di coloro che avevano perso il lavoro a causa della pandemia.

“Ho iniziato uscendo per le strade di Madrid in scooter nel tempo libero - ha raccontato Perales - e cercando persone che avessero bisogno di un lavoro. Poi le ho intervistate e ho provato a scrivere le loro storie per metterle online”. Ora ha assunto altri due colleghi per sviluppare ulteriormente il progetto, mentre la voce di “Un Mismo Equipo” continua a diffondersi, online e offline. Con l’aumentare della domande, Perales e i suoi colleghi sperano di trasformare il progetto in una start-up sociale, aiutando sempre più persone.

Alejandro e Abelardo, nella loro sfortuna, non sono stati gli unici fortunati: negli ultimi mesi il progetto ha aiutato a trovare lavoro a tredici persone in tutta la Spagna. Un piccolo ma grande risultato. Tredici persone con trascorsi e vite diverse, ma accomunate da una svolta che ha permesso a tutte loro di riprendere in mano la propria vita. Sicuramente tredici persone occupate in più non ribalteranno l’andamento del tasso di occupazione mondiale, ma sono la dimostrazione del fatto che a volte, se sfruttati nel modo giusto, i social media hanno davvero il potere di cambiare (in meglio) il mondo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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