Un mistero geniale: il mito dell’identità segreta di Elena Ferrante

Pierluigi Battista
·Giornalista, scrittore
·2 minuto per la lettura
Hp (Photo: Hp)
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“La leggenda di Elena Ferrante”, come recita il titolo del libro appena uscito di Annamaria Guadagni (Garzanti), non è solo come è ovvio il numero gigantesco di copie vendute in tutto il mondo, ma l’aura di mistero e di mito che circonda l’identità enigmatica di chi ha scritto la quadrilogia dell’”Amica geniale”. Ed è addirittura l’immaginario dei luoghi in cui è ambientata la saga ferrantiana, tanto che, come racconta questo libro, esiste persino un tour letterario che porta nel rione “le persone su un autobus rosso fiammante”.

Anche l’ossessione di conoscere chi si cela dietro lo pseudonimo oramai celeberrimo di “Elena Ferrante” alimenta il mito che illumina i suoi libri e ne è a sua volta alimentato. L’eco che ha amplificato sul piano simbolico l’assassinio di Kennedy, per esempio, non fu solo il frutto dei colpi di fucile che uccisero a Dallas il presidente degli Stati Uniti (la storia), ma dell’atmosfera di mistero che si è addensata sulla tragedia (il mito). E infatti Alberto Ronchey, che di numeri importanti se ne intendeva, contò ben 35 varianti di teorie del complotto spuntate attorno all’affaire Kennedy.

Idem, seguendo le preziose indicazioni della Guadagni, per l’affaire Ferrante. Chi ha davvero scritto l’epopea di Lila e Lenù? E’ femmina o maschio? Forse Domenico Starnone, per i rimandi mimetici dei libri dell’uno e dell’altra? O la traduttrice Anita Raja, addirittura sottoposta, per stanarla, a un’occhiuta indagine patrimoniale su un giornale economico? Oppure una co-produzione coniugal-letteraria Starnone Raja? O la storica Marcella Marmo, per via della sua frequentazione della Normale di Pisa? Oppure Elena Croce, il cui prestigioso padre curava una rubrica firmandosi, manzonianamente, don Ferrante? O si può rintracciare qualche indizio su Fabrizi...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.