Un Natale a rischio lockdown? Sui social non si parla d'altro

Kpi6 per AGI
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AGI - Come sarà il Natale ai tempi del Covid? Il richiamo del Governo, medici e scienziati è chiaro: niente feste, niente cenoni, niente occasioni di raggruppamento che potrebbero vanificare l'impegno per contrastare la pandemia.

Il nuovo Dpcm a cui sta lavorando il Governo fornirà le indicazioni dettagliate, sono in discussione varie ipotesi anche per non penalizzare eccessivamente lo shopping, ma certamente verrà richiesto uno sforzo per festeggiare sobriamente, evitando assembramenti. Un impegno collettivo del quale ovviamente si parla su tutti i più importanti social media.

Analizzando le conversazioni degli ultimi due mesi notiamo come l'audience abbia iniziato a parlare di lockdown e Natale già a ottobre, con il primo picco significativo (14 ottobre) in concomitanza con le misure previste dal precedente Dpcm: in quei giorni le discussioni si sono concentrate proprio sugli assembramenti domestici con più di sei persone, sui limiti alle gite scolastiche, le regole per bar e ristoranti la sera, e sulla richiesta di alcune regioni di ripristinare la didattica a distanza per le scuole superiori.

In quella precisa fase nella piazza social le conversazioni si sono concentrate sulla gravità della situazione e sulla concreta possibilità di un nuovo lockdown generalizzato.

Una percezione che ha generato l'escalation dell'interesse e dei volumi dei post pubblicati sulla crescente gravità della situazione. Il periodo estivo aveva, invece, azionato un meccanismo di rimozione che trova riscontro nel bassissimo livello di interesse rilevato sui social in quei giorni, mentre l'arrivo dell'autunno ha riaccesso dubbi e paure.

Flussi e volumi molto consistenti anche a novembre, con “Natale” e “lockdown” le parole più usate al centro delle discussioni, assieme a “parenti stretti”, “salviamo il Natale” e “poche persone”. Lo Stato che per la prima volta durante la pandemia prova a disciplinare un comportamento domestico, non piace e dall'analisi semantica delle conversazioni emerge un sentiment molto negativo: paura, rabbia, tristezza e disappunto, sommate, raggiungono oltre l'80% delle emozioni presenti all'interno dei contenuti pubblicati.

I giovani sono i più sensibili alle restrizioni durante i periodi festivi, infatti il 45% dell'audience interessata alla discussione sull'eventuale lockdown natalizio riguarda la fascia 25-34 anni, ai quali si aggiunge il 15% nella fascia 18-24 anni. Meno interessati, almeno sui social, gli over 45. 

 

Tuttavia ai picchi di interesse registrati da ottobre a novembre sul Natale in casa e sul lockdown, non corrisponde altrettanto interesse sul Covid in generale: allargando il focus dell'analisi, infatti, sulle discussioni inerenti il coronavirus e su tutte le sue implicazioni, osserviamo un consistente calo del volume delle conversazioni. Si sta ripresentando un generale disinteresse, così come si è verificato l'estate scorsa.

Un fenomeno che potrebbe essere collegato alla cosiddetta “pandemic fatigue”, ossia una sindrome comportamentale descritta in un recente documento, “Pandemic fatigue. Reinvigorating the public to prevent Covid-19”, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: la lunga e perdurante pandemia produce stanchezza, stress e demotivazione delle persone nell'adottare le precauzioni e le protezioni per evitare il contagio. Una sorta di sistema, errato, di adattamento e risposta allo stress che rende le persone meno caute e ricettive.

In rete se ne parla, ma soprattutto da parte di osservatori che cercano di inquadrare e spiegare il fenomeno, ma la riduzione del 25% delle conversazioni su Twitter con oggetto il Covid, rafforza la sensazione che qualcosa a livello psicologico, nella popolazione, stia cambiando. Novembre, almeno a giudicare dai volumi dei post pubblicati fino ad ora, sarà un mese di riflusso, e la voglia di rimuovere il coronavirus dalla discussione pubblica, sembra prevalente, almeno per ora.

Anche i politici ovviamente comunicano le rispettive posizioni sui social e la strategia della Lega di Matteo Salvini sulla gestione della pandemia, nelle sue varie declinazioni, alterna la netta contestazione alle misure preventive così come le sta proponendo il Governo, alla ribellione contro Amazon per i regali natalizi.

Proprio il Natale senza Amazon sembra stia diventando un trend di discussione interessante soprattutto per le forze di opposizione.

NATALE SU SKYPE E CON REGALI SU INTERNET? NON SCHERZIAMO!#vociitaliane pic.twitter.com/7hFpKDdrMA

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) November 19, 2020

#Istat conferma che a causa del Covid il #commercio è in crisi profonda, mentre l'e-commerce esplode. Basta concorrenza sleale: rischiamo un impoverimento dei commercianti italiani e una desertificazione delle nostre comunità.
Ecco perché serve un #NatalesenzaAmazon. pic.twitter.com/wu6WDugBkA

— Maurizio Gasparri (@gasparripdl) November 18, 2020

Della gestione del Natale sotto la pandemia e delle misure preventive per limitare i contagi, le forze di Governo sono ancora molto caute, almeno a giudicare dalla comunicazione sugli account dei partiti e dei leader; evidentemente in attesa di atti formali e ufficiali come il prossimo eventuale DPCM, si preferisce la cautela, ma non mancano toni forti come quelli di Giorgio Cremaschi (Potere al Popolo).

Il 1 luglio 1025 ricoveri #Covid ospedale di cui 87 #terapiaintensiva con tendenza in calo
Si è aperto tutto si è avuta #secondaondata
Il 19 novembre R 33504 di cui TI 3670 tendenza in crescita
Chi vuole aprire tutto a #Natale è un criminale per #terzaondata@potere_alpopolo

— Giorgio Cremaschi (@CremaschiG) November 19, 2020