Un pranzo presidenziale. Berlusconi è convinto, gli alleati un po' meno

·4 minuto per la lettura
Centrodestra (Photo: ANSA)
Centrodestra (Photo: ANSA)

“Voi pensate a garantirmi i vostri voti per il Quirinale e io penserò a trovare gli altri che mancano”. Questo è il succo del discorso, al netto delle cautele, che Silvio Berlusconi ha presentato agli alleati al vertice di Villa Grande. Senza mettere in tavola – tra ravioli burro e salvia, tagliata di filetto e un babà più grande del piatto che lo conteneva - nessun piano B. Ci si aggiorna subito dopo l’Epifania, e a quel punto si prenderà una decisione. Un paio d’ore passate insieme con Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, i “piccoli” Maurizio Lupi, Giovanni Toti, Lorenzo Cesa, più gli azzurri Antonio Tajani, Sestino Giacomoni e Licia Ronzulli. A cui si sarebbe aggiunto Gianni Letta.

Un convivio in clima decisamente prenatalizio che il leader della Lega (fresco di incontro “cordiale” con Draghi a Palazzo Chigi, a cui ha portato in dono formaggi della Valtellina) ha apprezzato nelle vesti di mediatore. E che è finito con un comunicato congiunto che sancisce “intesa e sintonia della coalizione“ pronta a governare con “valori comuni, programma condiviso, per unire e non dividere”. E soprattutto scolpisce un metodo di lavoro: “Uniti nei prossimi appuntamenti istituzionali ed elettorali”, dal Colle alle politiche. Si decide con voce sola: senza esclusioni né fughe in avanti.

Un vertice, per così dire, interlocutorio. Non lunghissimo. Dove, al netto delle rassicurazioni al padrone di casa, nessuno ha dato reali garanzie agli altri. I partecipanti sono usciti con la convinzione che “Silvio ci crede”, che la prospettiva di poter diventare il tredicesimo presidente della Repubblica lo ringiovanisce, e che l’auspicio dell’ala forzista che lo vorrebbe kingmaker di Draghi per ora resta un wishful thinking. Per il resto, cautela a non scoprire troppo le carte (vere) prima che lo facciano gli altri. Anche al di fuori del centrodestra: nelle file di Forza Italia è stato lodato il “no grazie” a Draghi del M5S, un inedito asse che qualcuno fa risalire alle parole al miele usate dal Cavaliere sulle “radici comuni” tra azzurri e grillini.

Meloni è stata l’unica a mettere in campo una richiesta precisa agli alleati, una sorta di “giuramento di Pontida” (se non si concretizzasse l’opzione Silvio): l’impegno di tutti a non percorrere la soluzione del Mattarella Bis sull’onda di un ritorno della pandemia. Ma anche a evitare di avallare il trasloco del premier al Colle, che la leader di FdI ha caldeggiato finché intravvedeva le urne anticipate ma adesso maneggia con freddezza: “Se Draghi vi chiede il voto che farete?”. Meglio, allora, cercare una figura al di fuori dei soliti circoli. Su questo Meloni ha chiesto una “regia permanente” della coalizione, un modo da confrontarsi in diretta. Pare però che le rassicurazioni dei conviviali su entrambi i punti siano state molto di prammatica, tra chi annuiva e chi cercava il cameriere con lo sguardo per farsi riempire il bicchiere. Il che non ha guastato la sintonia, con l’ex ministra della Gioventù talmente golosa delle pere al vino rosso che il cuoco gliene ha preparata una confezione da portare a casa.

Nessuno vuole legarsi le mani, visto che la fase è ancora interamente tattica. Fatto sta che si è arrivati al comunicato congiunto, una mediazione che evita ipotesi di strappi a spese di FdI o dei partiti più piccoli. “E’ stato importante ribadire l’unità della coalizione – spiega Lupi – E la certezza che tutte le scelte saranno condivise. Non ci saranno esclusioni per FdI che sta all’opposizione né per i centristi che hanno numeri parlamentari meno pesanti”. Ma l’unità messa nero su bianco ha come prima conseguenza dell’ipotesi di elezioni anticipate. “L’obiettivo è andare avanti per affrontare l’emergenza economica e sanitaria” hanno ribadito i forzisti. Anche perché “il governo sta lavorando bene, lo dicono tutti”. E alla deadline 2023 – per la parte nella loro disponibilità - anche Meloni ha dovuto rassegnarsi.

Il 4 gennaio il presidente della Camera Roberto Fico manderà la lettera di convocazione dei grandi elettori, aprendo ufficialmente le danze. L’appuntamento a dopo le Feste, dunque, presuppone che il lavoro dietro le quinte di ambasciatori e pontieri, abbia luogo in gran parte prima. Il primo a saperlo è Berlusconi: “Abbiamo parlato anche della mia candidatura, il centrodestra sarà unitario, la decisione è rimandata all’inizio dell’anno prossimo”. E per ora, si tiene coperto: come Draghi si è sfilato dal giudicarne l’idoneità o meno come eventuale capo dello Stato, il Cavaliere si smarca dal futuro del premier: “Non posso rispondere sulle intenzioni degli altri”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli