Un procuratore a Roma. Il Csm sceglie Lo Voi per la Capitale degli scandali

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 Francesco Lo Voi  (Photo: ALESSANDRO FUCARINI via Getty Images)
Francesco Lo Voi (Photo: ALESSANDRO FUCARINI via Getty Images)

A pochi giorni dal Natale, e dopo due anni e mezzo dallo scandalo Palamara, si chiude il cerchio per la procura di Roma. O meglio, si richiude, perché il primo tentativo - finalizzato con la nomina di Michele Prestipino - è stato spazzato via dalla giustizia amministrativa.

A Roma arriva Francesco Lo Voi, procuratore di Palermo dal 2014. È stato eletto con una maggioranza ampia e trasversale. Ha raccolto, infatti, 19 voti: si sono espressi in suo favore i togati della sinistra di Area, i moderati di Magistratura Indipendente, i centristi di Unicost gli esponenti di Autonomia&Indipendenza e il procuratore generale della Cassazione. In suo favore anche i tre laici in quota M5s e i loro tre colleghi in quota Forza Italia. Tre gli astenuti, tra cui i due laici in quota Lega.

La relazione a sostegno della sua candidatura è stata redatta da Alessio Lanzi, consigliere laico in quota Forza Italia. A Sebastiano Ardita, invece, è spettata invece la relazione in sostegno dell’altro contendente, Marcello Viola, procuratore generale di Firenze, che ha pagato - pur senza aver avuto un ruolo diretto - la vicenda dell’Hotel Champagne. ”È stato gravemente e ingiustamente penalizzato da questa vicenda. E questo è il grande non detto di questa discussione”, che ha votato per Viola, come Ardita.

Le parole di Di Matteo sono state in parte condivise anche da Antonio D’Amato, togato di Magistratura Indipendente, che però la nomina è arrivata al termine di una lunga discussione, nella quale - tra momenti di tensione, con i componenti laici che si sono sentiti toccare dalle parole del togato di Unicost Giambellini - sono stati toccate di nuovo la vicenda dell’annullamento della nomina di Prestipino e dei fatti dell’hotel Champagne.

La discussione, accesa, è stata ultimata solo a ora di pranzo, quando su Lo Voi è stato acceso il semaforo verde, in un clima - a dispetto della larga maggioranza - ben poco sereno. Segno che gli strascichi della crisi della magistratura sono ancora pesanti. E che l’amaro, e i rancori faticosamente vestiti da discorsi formali, restano.

Esponente di Magistratura Indipendente, la corrente considerata più a destra delle toghe, Lo Voi aveva provato ad arrivare a Roma già durante la precedente tornata. Suo, infatti, era uno dei ricorsi contro la nomina di Michele Prestipino. Quest’ultimo era stato messo a marzo 2020 alla guida degli uffici requirenti romani, di cui era procuratore aggiunto. La sua nomina era arrivata dopo che i giochi erano stati azzerati quando, a maggio 2019, il trojan inoculato nel cellulare di Luca Palamara aveva fatto emergere le trame che, fuori dal Csm, si tessevano per stabilire chi avrebbe dovuto essere il successore di Giuseppe Pignatone. Prestipino era stato scelto per la conoscenza del territorio, ma i suoi concorrenti avevano più requisiti di carriera, perché erano stati già a capo di una grande procura. E il Tar ha avallato le loro ragioni, a scapito della nomina di Prestipino, la cui caduta è stata confermata dal Consiglio di Stato e dalla corte di Cassazione.

Ma chi è Francesco Lo Voi? In magistratura dal 1981, tanti anni di lavoro dedicati alla sua Sicilia. Era a Palermo già nei primi anni ’90, quelli delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Amico di Giuseppe Pignatone, nel 2002 è stato eletto consigliere del Csm. Nel 2010 fu designato, dal governo Berlusconi, su indicazione del ministro della Giustizia del tempo, Angelino Alfano, come membro italiano dell’Eurojust. Torna in Italia nel 2014 e arriva a dirigere la procura di Palermo. Una nomina non senza polemiche, al tempo, arrivata mentre gli uffici palermitani erano alle prese con l’inchiesta sulla Trattativa stato-mafia, spazzata via dalla sentenza d’Appello che ha assolto Dell’Utri e gli ex Ros perché “il fatto non costituisce reato”.

Lo Voi era più giovane degli altri due candidati, Guido Lo Forte e Sergio Lari, e non aveva mai diretto uffici giudiziari. Questo elemento fece storcere il naso a qualcuno, così come il fatto che il Quirinale, a ridosso della nomina del procuratore di Palermo, invitò il Csm a rispettare l’ordine cronologico. A dare un capo, cioè, prima alle procure che non l’avevano da più tempo. La decisione su Palermo quindi slittò e i suoi avversari sostennero che questa operazione favorì proprio Lo Voi. Fatti che appartengono al passato. Il magistrato siciliano dovrà ora prepararsi per arrivare nella Capitale. A Palermo, tra l’altro, lascia il processo sul caso Open Arms, che vede imputato Matteo Salvini. Non raccolse la provocazione, ai tempi, la toga, quando l’allora ministro dell’Interno attaccava lui e i suoi uffici, dai social e quando il processo è iniziato si è presentato lui in persona in aula. Dalla sua bocca non è mai uscita una parola di polemica sulla vicenda. Non si può dire lo stesso di Salvini, che ha colto l’occasione anche pochi giorni fa: “Il procuratore Lo Voi, che in aula a Palermo ha sostenuto l’accusa nel processo Open Arms, è stato promosso procuratore capo di Roma ma sicuramente non c’è nessun nesso. È un percorso professionale meritato e chiunque dica il contrario mente sapendo di mentire”, ha detto, alla vigilia dell’ultima udienza a Palermo. Parole più allusive che ironiche. C’è da scommettere che, anche in questo caso, il nuovo procuratore di Roma lascerà che queste parole evaporino nel vento e non replicherà.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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