Un quinto del cibo resta sui campi, servono norme anti spreco

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Image from askanews web site
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Roma, 4 giu. (askanews) - Il settore agroalimentare, secondo i dati dell'Ipcc (il Panel delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamento climatico), è uno dei settori che emette più CO2 in atmosfera: un terzo circa delle emissioni di gas serra a livello mondiale. Ma, oltre che essere tra le cause della crisi climatica, l'agricoltura e il consumo consapevole sono le linee da seguire per rispondere alle crisi ambientali.

La Fao denuncia che quasi la metà della frutta e della verdura prodotta a livello globale viene sprecato: il 21% di questo spreco avviene nel nostro Paese direttamente sui campi. Per produrre il nostro cibo, insomma, sprechiamo sotto varie forme energia, inquiniamo la terra e l'acqua, e una parte consistente di questa produzione neanche arriva sugli scaffali. NaturaSì e Legambiente hanno lanciato un anno fa il progetto CosìperNatura che oggi diventa anche una proposta politica e sociale: permettere agli agricoltori, a cominciare da quelli bio, di recuperare la frutta e la verdura che - in quanto meno 'perfette' e standardizzate - vengono lasciate sui campi. Più grandi, più piccoli o dalla forma insolita, insomma, diversi, ma sempre buoni. Un'attività che ha permesso di passare dal 20% di prodotti scartati sul campo a un fisiologico 4%, con guadagno per l'ambiente, il sistema agroalimentare, i consumatori.

A un anno dal lancio della campagna e in occasione della Giornata mondiale dell'ambiente che si celebra domani NaturaSì e Legambiente tirano le somme dell'attività e la mettono al centro di un nuovo dibattito nel talk "CosìPerNatura, un progetto antispreco per l'agricoltura".

"Abbiamo deciso di andare in controtendenza rispetto alle regole del mercato, che imporrebbero l'omogeneità anche a tavola, e diamo ai consumatori l'opportunità di scegliere a prezzo ridotto prodotti buoni, coltivati nel rispetto dell'ambiente e del lavoro degli agricoltori - spiega l'amministratore delegato di NaturaSì Jori - una scelta a favore dell'ambiente molto chiara che potrebbe essere ampliata se anche la politica facesse la sua parte con una riflessione sulla normativa che finora ha premiato la standardizzazione"

I cittadini hanno dimostrato di essere sensibili al tema, ma ancora molto resta da fare. La media giornaliera di vendita dei CosìPerNatura al pubblico è cresciuta in un anno di circa il 30%, con una predilezione per la frutta rispetto alla verdura. Alcuni negozi raggiungono punte anche del 12% di CosìPerNatura sul totale ortofrutta venduta. "Sono numeri ancora piccoli, ma le rivoluzioni dei comportamenti acquisiti hanno bisogno di tempo per maturare - aggiunge Jori - nche per questo chiediamo che ci sia un impegno delle istituzioni: in primo luogo perché sia permesso agli agricoltori, cominciando da quelli biologici, di fornire ai negozi, anche i loro prodotti che seppur sani e di qualità, non sono aderenti agli standard 'estetici' previsti nei regolamenti. E poi perché sia realizzata una campagna di informazione che chiarisca quali sono i motivi alla base di questa scelta: l'ottimizzazione della produzione, la lotta allo spreco di cibo e di tutte le risorse che servono a produrlo. E poi anche un supporto al reddito dell'agricoltura e prezzi più accessibili per i consumatori".

Una scelta che ha consentito a NaturaSì, la maggiore azienda del biologico in Italia, di passare da un 20% circa di prodotto scartato sui campi a un massimo del 4%: prodotti che altrimenti sarebbero stati scartati perché non aderenti allo standard estetico che il mercato ha imposto e che è diventata ormai un'aspettativa indotta per chi acquista.

"Il nostro obiettivo è quello di recuperare 2.500-3.000 tonnellate di frutta e verdura 'imperfetta' in più all'anno. Il percorso ambizioso dello spreco zero del raccolto è già stato intrapreso. Con un vantaggio per tutti. Quello che, però, conta è che il nostro possa essere un esempio per spingere verso regole che premino le attività antispreco o quantomeno non le ostacolino", conclude l'ad di NaturaSì.

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