Un romanzo fotografico sull’architettura: Mauro Restiffe in OGR

Un romanzo fotografico sull’architettura: Mauro Restiffe in OGR

Torino, 4 dic. (askanews) – Un intervento site specific sotto forma di romanzo fotografico sull’architettura: questa l’idea che sta alla base della mostra sul lavoro del fotografo brasiliano Mauro Restiffe, “History as Landscape”, che Nicola Ricciardi ha curato con Giulia Guidi alle Officine Grandi Riparazioni di Torino. Un percorso visuale che genera a sua volta spazio, nel momento in cui lo va a ripensare attraverso la lettura della fotografia.

“Credo – ha detto Restiffe ad askanews – che ci sia una forte relazione tra fotografia e architettura, nel senso della documentazione. La fotografia gioca un ruolo importante nel documentare, nel senso che fin dalla sua nascita la fotografia cerca di tracciare la storia attraverso le immagini. Anche l’architettura è un documento, nel senso dell’eredità che la storia lascia, per capire la civilizzazione. Credo che la combinazione di queste due pratiche possa portare alla nascita di un nuovo tipo di paesaggio, e l’idea di questo progetto è proprio quella di creare un nuovo modo di guardare alle cose”.

Un obiettivo, quello di uno sguardo diverso che proprio Ricciardi, direttore artistico di OGR, è andato a cercare per questa mostra che si inserisce anche nelle celebrazioni del centenario del Bauhaus. “Nei giri per il mondo – ci ha spiegato Nicola – mi sono ritrovato a San Paolo, a conoscere questo fotografo, probabilmente il più accreditato fotografo brasiliano, che non aveva mai esposto in Italia, ma aveva un lavoro che secondo me aveva molto del nostro Paese, perché rilevava all’interno dell’architettura un’intimità, una sorta di confidenza. E quindi l’ho invitato a lavorare sugli architetti italiani: lui aveva lavorato su Mies van der Rohe o su Niemeyer, ma l’ho invitato a ragionare su artisti come Portaluppi, come Carlo Mollino, come Scarpa”.

Il risultato è un viaggio fotografico che ha restituito una sensazione di cosa rappresenti l’architettura, anche dal punto di vista delle persone che la abitano. Con l’elemento umano sempre al centro, dunque, perfino nell’atto di immortalare il cemento, il vetro e le forme delle architetture.

“Io – ha concluso Mauro Restiffe – cerco di arrivare al contesto, cerco di capire che cosa stia succedendo in quello spazio e per farlo utilizzo per esempio le tracce umane che si trovano dentro o intorno alle architetture. Talvolta fotografo luoghi completamente privi di presenze umane, ma anche in questo caso cerco di trovare degli elementi che riflettano sulle tracce lasciate dagli esseri umani”.

La mostra in OGR resta aperta al pubblico fino al 5 gennaio 2020.